Francesco Vullo: le grandi opere d’arte a confronto con la modernità

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Francesco Vullo

Ci si chiede come reagirebbero alcuni artisti quali Munch o Van Gogh se fossero vivi e attivi nella società odierna, quali sarebbero i soggetti delle loro opere e che tipo di materiale userebbero per realizzare i loro lavori. E con il mondo digitale, come si interfaccerebbero? In una realtà in cui la tecnica e i social sono in continua espansione, in un’esistenza che citando Wilde «conosce il prezzo di tutto, ma il valore di niente», molti interrogativi vengono spontanei per comprendere la relazione del moderno con l’arte. Sempre di più, la cultura pop sta prendendo spunti da grandi opere del passato per revisionarle in chiave nuova. Il dubbio è se questa operazione sia effettivamente messa in atto per celebrare gli artisti oppure se non si tratti di un mero mezzo per scopi di marketing e guadagni facili. Una risposta ha provato a darla l’artista Francesco Vullo, utilizzando una tecnica particolare dalla quale emerge una visione ironica contemporanea. L’artista assimila quadri quale L’urlo di Munch ad alcuni personaggi dei reality show, oltre a far portare un septum a La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer per poi, infine, impiantare Rihanna in un quadro di Hayez.

In merito alla ricerca di dualismi tra arte e spettacolo, Vugar Efendi si espresse così:

L’arte ispira il cinema, il cinema ispira l’arte. Ed entrambi ispirano me. Per questo ho scelto di raccogliere questi dualismi tra i quadri famosi e i film culto della storia del cinema

L'”Ofelia” di Millais ha ispirato una scena di “Melancholia” di Lars von Trier

Un grande richiamo al passato lo si trova anche nel mondo del cinema, dove spesso capita di vedere un film in cui vengono evocate immagini che richiamano celebri capisaldi artistici, alla maniera di veri e propri dejà-vu. Nel film Inland Empire di David Lynch, ad esempio, la parte scenografica e l’uso delle luci sono state completamente ispirate dai dipinti di Edward Hopper. Sovente anche le pubblicità, nelle loro sequenze interpellano i grandi capolavori di ieri, come per esempio accade per la Lexus, che nel presentare l’ultima macchina ibrida con lo slogan “The Art of Standing Out” ovvero “L’arte di distinguersi“, mette in moto opere d’arte famosissime (es. La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer o I girasoli di Van Gogh o Nottambuli di Hopper) che si muovono e vivono il paesaggio.

Dal mondo dello spettacolo alla moda, in qualunque campo gli artisti vengono continuamente trascinati in passerella travestiti con abiti del passato rivisitati per l’occasione della modernità. Non ultimo tra tutti è Louis Vuitton, che in collaborazione  con l’artista americano Jeff Koons ha stampato sulle sue borse alcuni grandi capolavori come La Gioconda di Leonardo da Vinci, Il Campo di grano con cipressi di Vincent Van Gogh, Venere, Cupido e Marte di Tiziano. La collezione, definita da molti critici come “tendente al kitsch“, ha fatto il giro del mondo per la sua peculiarità fino a diventate un fenomeno virale, anche se poi il dato concreto delle vendite non è stato elevato.  In questo caso, l’arte potrebbe essere stata snaturata solamente per fini visivi e di marketing.

La pubblicità della Lexus e i suoi richiami a Mondrian

La morale è che le arti, le quali si intersecano da sempre tra loro trovando reciproci punti di interesse e di scambio per confrontarsi, corrono perpetuamente il rischio di essere snaturate unicamente al fine di esibizionismo e ricerca di compensi facili. La speranza è che non si tenda a far sprofondare la bellezza delle opere nel trash contemporaneo della nostra epoca, senza più saper apprezzare l’unicità del patrimonio di cui si dispone.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

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