Il Cinema non è Loro. E nemmeno nostro, se ci accontentiamo

0 660

Il Cinema, il buon cinema, non è Loro. Intendo il cinema che fa sognare, quello che ti rende parte di una magia filmica anche quando racconta storie tristi o raccapriccianti, quale il soggetto di cui ha voluto disporre Paolo Sorrentino, ebbene, “Quel Cinema” non lo troverete se andrete in sala con in mano il biglietto di Loro 1 (ci sarà una seconda parte, il 10 maggio, dal titolo Loro 2, data in cui o il nuovo e tanto atteso film si redime in un epocale racconto cinematografico o viene da chiedersi: LORO, e a NOI le aspettative disilluse e i soldi del/i biglietti?)

Perché un film su Berlusconi? Perché sono italiano e voglio fare film sugli italiani. Berlusconi è un archetipo dell’italianità e attraverso lui puoi raccontare gli italiani.

Paolo Sorrentino

La Grande Bellezza
Paolo Sorrentino e Toni Servillo con l’Oscar per La Grande Bellezza, 2013

Già, gli italiani, cioè NOI. Noi che (“in teoria” e la storia politica italiana racconta anche, almeno in parte, “in pratica”, ahinoi) ci facciamo rincitrullire da LORO, cioè Berlusconi e la sua corte. Peccato che tutto il film (almeno la prima parte, uscita oggi) strabocchi di superficialità nel raccontare la corte del Cavaliere meno romantico della storia (inteso come eroe positivo di tanta letteratura cavalleresca) e non racconti nulla se non uno (vien da dire “presunto”) sforzo registico di creare una firma d’autore che in realtà non aggiunge nulla a ciò che si è già sentito su Berlusconi e il suo patetico (nel senso etimologico di “atteggiamento che suscita un sentimento di mestizia, di compassione, di pietà, cit. Treccani) entourage di soubrettine e uomini in cerca di soldi e protagonismo. Anzi, Sorrentino è riuscito ad agire per sottrazione. Senza lasciare spazio ad una poetica compensativa però. Il regista Premio Oscar (da cui ci si aspettava davvero di più dopo l’ottimo La Grande Bellezza, di cui peraltro questo Loro mantiene la firma, oltre che di Sorrentino, dello sceneggiatore Umberto Contarello) non racconta nemmeno i fatti, approfondendoli, ma li usa per attirare noi al cinema sì, non restituendo nulla alla potenziale resa cinematografica di un Loro racconto realisticamente verosimile (purtroppo).

Riccardo Scamarcio in una scena del film Loro 1

Corpi nudi, droga, ominicchi, come direbbe Totò, senza etica né morale che mirano solamente ai soldi e a conoscere Lui. Il tutto in una cornice di insipienza che dà fastidio a chi ama il cinema e che sa che una trama così ricca (la metafora suona sintomatica) poteva dare spazio a migliori rese cinematografiche e non solo rendite al botteghino.

Nonostante la sicura maturità attoriale di Riccardo Scamarcio che dimostra di meritarsi la scena da protagonista per circa la prima ora di film, e sebbene ancora una volta Sorrentino poteva avvalersi dello straordinario carisma di Tony Servillo, il film non arriva. Non parte. Non ti prende. Anche la fotografia non è quella sorprendente de La Grande Bellezza. Qui di sorprendente c’è solo la bellezza della costa sarda che laddove appare sullo schermo riesce a risollevare l’anima anche di fronte a tanta miseria umana rappresentata nelle sue ville, dove la carne non solo è debole ma è perfino mercificata in un metasistema “sorrentiniano” che volendo documentare e raccontare il sistema, finisce per usarla banalmente per occupare minuti e minuti di pellicola.

Paolo Sorrentino (Photo by Aurore Marechal) al Festival del cinema di Venezia

Nemmeno le intrusioni antropomorfe di animali che tentano di dare uno stile riconoscibile alla regia di Sorrentino salvano il racconto: dimenticatevi gli occhioni della giraffa del film premio Oscar firmato dal regista partenopeo che citavano una metafora da sogno felliniana, qui gli occhi spaventati di una pecora morta congelata, la corsa di un rinoceronte nelle strade di Roma o il topo (topic romanesco di questi tempi) affamato non aggiungono scintille poetiche tra vero e verosimile, fanno solo parte di un pot-pourri talmente cotto che tende a sfilacciarsi sempre di più.

No, il buon cinema non può essere Loro. O almeno non lo è la prima parte. Perchè noi, che amiamo la Settima Arte, caro Sorrentino, dal cinema (anche dal tuo) vogliamo di più.

Valentina Ferrario

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.