“A Quiet Place”: la forza del silenzio nell’opera di Krasinski

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John Krasinski approda per la terza volta alla regia e lo fa con una grande prova: A Quiet Place – Un posto tranquillo è film dalle sfumature horror con protagonisti lo stesso Krasinski e Emily Blunt. Una pellicola dalla singolare peculiarità che ha permesso all’opera di farsi sicuramente notare nelle uscite di aprile: il silenzio.

Ci troviamo infatti in un futuro dominato da una violenta razza aliena, attratta solamente da rumori o suoni. Una volta individuata la fonte, le terribili creature compaiono veloci come il vento ed uccidono. La famiglia Abbott vive in campagna, si aggira per la propria casa a piedi nudi e comunica con il linguaggio dei segni. Stando attenti ad ogni minimo gesto o movimento, la vita trascorre nel totale silenzio in attesa della nascita di un nuovo membro della famiglia. Gli Abbott si preparano al meglio, ma l’inconveniente, si sa, è sempre dietro l’angolo.

Così il film trascorre donando allo spettatore la sensazione di essere perennemente sull’orlo di un precipizio, in bilico, ed è impossibile non restare col fiato sospeso: Krasinski conduce magistralmente questo gioco di alti e bassi in cui il pubblico non può mai davvero rilassarsi, nemmeno in una semplice scena come una cena di famiglia. La tensione è altissima ed è come essere sulle montagne russe, così tanto che possono essere perdonati i piccoli errori del film, soprattutto considerando che ci troviamo di fronte un’opera prima nel genere horror (e prima volta del regista con una major): Krasinski prima di A Quiet Place, lo abbiamo visto impegnato per lo più in commedie (regista per The Hollars e noto soprattutto per il suo ruolo televisivo in The Office).

A Quiet PlaceLa cosa interessante di questo pellicola è che il silenzio sottrae le parole ma non spessore psicologico ai personaggi, che riescono a esprimersi non solo grazie al linguaggio dei segni (con la quale comunicano soprattutto a causa della sordità della figlia maggiore, interpretato da una vera sordomuta, Millicent Simmonds), ma anche grazie alla forza di volontà con cui riescono a trasformare la sopravvivenza in una quotidianità a suo modo ricca di amore, in un’elaborazione di un lutto che non scalfisce gli animi della famiglia, ma li sprona a dare il meglio di sé.

Il silenzio al centro dell’azione non è un’idea originale nel mondo del cinema (la critica ha scomodato i più grandi nomi per questo film: Hitchcock, Shyamalan, Romero), ma è una scelta senz’altro audace. Forse sarebbe stato apprezzato un pizzico di coraggio in più, dal momento che Krasinski, qui e là, inserisce musica (le note di Neil Young trasmesse ovviamente via auricolari) e rumori (come quello dell’acqua che copre le voci e altri piccoli suoni), e anche se questi momenti non spezzano il filo della tensione, sicuramente alleggeriscono i toni.

A Quiet PlaceIl silenzio e l’isolamento sanno parlare molto più di trame intricate e azione da blockbuster, questo Krasinski lo sa bene. Ma A Quiet Place non rinuncia a far saltare lo spettatore sulla sedia, porta sulla scene queste creature vivide e spaventose e regala emozioni contrastanti, ma belle. Un gioiello da non perdersi assolutamente.

Carmen Palma per MIFacciodiCultura

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