San Giorgio: il santo guerriero in lotta contro il drago

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San Giorgio: il santo guerriero in lotta contro il male
Bassorilievo, chiesa della Santa Croce, Armenia, X secolo

Cavaliere e protettore incontrastato della cristianità, San Giorgio è considerato all’unanimità l’uccisore di draghi per eccellenza, così importante da essere scelto come patrono dell’Inghilterra.
L’iconografia tradizionale del santo è legata al suo miracolo più celebre, quello appunto dell’uccisione del drago. L’episodio, narrato da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, è rinomato: per tenere lontano un mostro che infesta la città di Selem, gli abitanti estraggono a sorte giovani vittime da dargli in pasto; quando il sacrificio tocca alla figlia del re, compare San Giorgio a cavallo che neutralizza il drago e lo uccide.

C’è però da dire che in origine non c’era traccia di draghi nelle storie del santo né tanto meno nell’iconografia. La più antica rappresentazione di San Giorgio risale al X secolo in Armenia, nella chiesa della Santa Croce. Qui un bassorilievo mostra tre santi a cavallo, e tra questi c’è anche Giorgio che è rappresentato mentre trafigge una figura antropomorfa. Gli altri due cavalieri sono San Sergio, che uccide un animale feroce, e San Teodoro alle prese con un drago. Sempre in Armenia, questa volta nella cattedrale di Nikorstminda, la scena si ripete. Infatti, all’epoca, il santo sauroctono per eccellenza era San Teodoro ed ecco spiegato perché in epoca alto medievale la figura del drago era associata in esclusiva a lui. Quindi fino all’XI secolo nelle storie su San Giorgio non compare nessun riferimento al drago: il santo era venerato solamente come soldato – martire che aveva convertito i popoli infedeli.

San Giorgio: il santo guerriero in lotta contro il male
Raffaello Sanzio, San Giorgio e il drago, 1505

Col tempo, grazie specialmente alle Crociate, l’iconografia del santo cambia e si basa prevalentemente sull’uccisione del drago, tanto da diventare un topos dell’arte, dalla pittura alla scultura, passando per la miniatura.
I diversi artisti hanno interpretato il racconto attenendosi più o meno fedelmente alla leggenda, a seconda dei loro interessi nel dare una patina di realtà a quella che è considerata la scena clou ovvero il momento in cui il santo guerriero trafigge con la lancia il drago.

Diverse sono le opere che hanno come protagonista questo topos, a partire da San Giorgio e la principessa di Paolo Uccello, permeato ancora di atmosfere fiabesche legate al gusto gotico cortese. San Giorgio arriva sopra il suo destriero bianco e trafigge il drago con una lancia, mentre la principessa osserva la scena. Sullo sfondo si scorge una tempesta in arrivo, a simboleggiare l’intervento divino in aiuto del santo. Alcuni elementi fanno apparire la scena per niente cruenta: è il caso della sottile lancia del santo, troppo fragile per uccidere nella realtà il mostro, oppure della gestualità serena della principessa, che con la sua pelle candida sublima l’amore e la bellezza, canoni cortesi della donna.

San Giorgio: il santo guerriero in lotta contro il male
Jacopo Tintoretto, San Giorgio e il drago, 1560

Meraviglioso è San Giorgio e il drago di Raffaello, conservato presso il Louvre. Qui, in un paesaggio dal sapore tipicamente umbro, fatto di colline e di alberi rigogliosi, San Giorgio, dal volto aristocratico e distaccato, è a cavallo e sta per finire il drago con la spada, mentre la lancia giace già spezzata a terra e nel petto del mostro. Il santo indossa una lucente armatura e un elmo col cimiero, mentre il mantello è gonfiato dal vento, esaltando il dinamismo della scena. A destra, la principessa fugge spaventata, lanciando un ultimo sguardo al cavaliere, preoccupata delle sue sorti.
Molto originale, con tratti drammatici e teatrali, è il San Giorgio e il drago di Tintoretto. La principessa è in primo piano e sta scappando dal mostro procedendo verso lo spettatore, mentre il vento le gonfia il mantello, enfatizzando il senso di movimento. Dietro, su una collinetta, si vede il santo su un cavallo bianco, che sta affondando la sua lancia in bocca alla belva. Sullo sfondo si innalzano le mura della città e in cielo uno sfolgorio luminoso accompagna l’apparizione di una figura divina benedicente, a sottolineare l’intervento di Dio nell’atto della salvezza.

C’è da dire che San Giorgio, dopo centinaia di secoli di indiscussa venerazione, è stato declassato dalla Chiesa perché ritenuto frutto di fantasia, non essendoci testimonianze certe riguardo la sua vita. Checché se ne dica, egli ha comunque svolto un ruolo fondamentale nella cristianità delle origini, assumendo il ruolo di difensore della fede. Col tempo la valenza religiosa si è attenuata sempre di più però la battaglia di San Giorgio si è sublimata nel contrasto sempre attuale tra forze maligne e benigne, tra spirito e corpo, tra ragione e forze dell’inconscio.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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