Max Weber e la religione capitalista: lavorare per la Salvezza

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Comprendere la società significa studiarne le forme dell’agire. Max Weber (Erfurt, 21 aprile 1864 – Monaco di Baviera, 14 giugno 1920) diede un contributo fondamentale in tal senso, aprendo la strada alla sociologia moderna.

Max WeberStudioso di storia, economia e politica tra Berlino e Friburgo, cercò di superare le eccessive pretese del positivismo e del materialismo marxiano. Non è possibile incasellare i fenomeni sociali nei modelli quantitativi delle scienze naturali né ridurli alla lotta di classe senza tenere conto dell’interazione di diverse sfere d’azioni. C’è una costante dinamica fra struttura e sovrastruttura, rapporti economici e manifestazioni culturali. Un’influenza reciproca sulla quale interrogarsi per scovare i motivi dell’agire. Un agire razionale.

Se l’uomo è un soggetto fornito di valori e scopi, la razionalità è la coerenza di mezzi e scopi espressa nel suo comportamento.

I primi vent’anni di Weber coincisero con la stagione aurea della società capitalista, nel pieno della seconda rivoluzione industriale. Una società padrona del proprio destino, guidata dalla scienza e dalla tecnica e libera dalla tripartizione feudale (nobiltà – clero – servitù) di matrice cristiana. Eppure

La progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione non significa una progressiva conoscenza generale delle condizioni di vita che ci circondano. Essa significa bensì qualcosa di diverso: la coscienza o la fede  che basta soltanto volere per potere; che ogni cosa – in linea di principio – può essere dominata dalla ragione

Max Weber

Questo è un passaggio tratto da La scienza come professione del 1919 che racchiude il senso della ragione strumentale. La sua piena realizzazione negli schemi del capitalismo sancisce per assurdo un impoverimento della ragione stessa. Perché risponde solo all’imperativo dell’utile. Spingere questa leva per azionare la pressa. Cliccare questo tasto per avviare la stampante. Trascinare il file per allegarlo alla mail.

Tutta l’esperienza quotidiana si riduce al “basta che funzioni”, come direbbe un personaggio di Woody Allen. Gesti sempre più semplici, inconsapevoli e automatizzati per operazioni di natura assai complessa, sulle quali è inutile interrogarsi.
Pur non avendo potuto assistere alla rivoluzione digitale, Max Weber aveva già intuito questo fenomeno e la pericolosa costruzione di mondo che ne deriva:

Un enorme cosmo, in cui il singolo viene immesso nascendo, e che è a lui dato, perlomeno in quanto singolo, come una ambiente praticamente non mutabile, nel quale è obbligato a vivere. Esso impone a ciascuno, in quanto è costretto alla connessione del mercato, le norme della sua azione economica

Max Weber
Max Weber

La storia dell’Occidente è un progressivo disincantamento. Superamento cioè delle antiche mitologie e superstizioni per giungere a una visione razionale. L’umanità è così approdata alla burocrazia, che si avvale di infiniti apparati e labirinti per organizzare i mezzi e sopprimere qualsiasi domanda sugli scopi. Un’entità imperscrutabile che si erge a moderno Fato sulla vita terrena di soggetti-lavoratori.

Qui emerge la radice dell’ordine capitalistico inteso da Weber: la responsabilità prescritta dalla Riforma, che converte il dovere professionale in obbligo morale. Ecco la tesi racchiusa nella sua opera fondamentale, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, del 1905.

La valutazione religiosa del lavoro professionale laico, indefesso, continuo, sistematico, come del più alto mezzo ascetico e al tempo stesso come della più alta e visibile conferma e prova dell’uomo rigenerato e della sincerità della sua fede, doveva essere la leva più potente che si potesse pensare per l’espansione di quella concezione della vita, che noi abbiamo definito come spirito del capitalismo

Max WeberMentre il cattolicesimo rinnega la vita terrena e le sue sofferenze in funzione della dimensione finale, il Regno dei Cieli, la teologia protestante-calvinista è molto più attenta all’al di qua. La fede da sola non basta per aspirare alla Salvezza, riservata agli eletti. Occorre un’attività lavorativa quotidiana e soprattutto di successo, perché ciò rappresenta un segno di benevolenza e di predestinazione.

Né l’operaio e nemmeno il padrone possono permettersi di godere dei propri guadagni. Sarebbe un’oziosa perdita di tempo, quindi un peccato. Ogni ruolo sociale diventa Beruf, cioè vocazione in senso religioso, un compito assegnato da Dio. Qualsiasi felicità personale, fonte di distrazione, è rimandata dinnanzi all’investire e reinvestire di risorse che alimentano l’incessante catena di produzione. Una catena che esiste ormai solo per auto-replicarsi, i cui anelli si illudono di realizzare la gloria divina in questa valle di lacrime.

Alle soglie dell’era della tecnica, Max Weber fu una guida irrinunciabile per molti pensatori del secondo Novecento. E lo è ancora oggi per chiunque tenti di ripristinare un agire responsabile, chiedendosi quali scopi lo attraggano.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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