Lenin, il rivoluzionario di professione che cambiò la storia

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Boris Mikailovich Kustodiev, Bolshevik, 1920

Lenin, pseudonimo di Vladimir Il’ič Ul’janov (Simbirsk 22 aprile 1870 – Gorki Leninskie, 21 gennaio 1924) è stato uno dei più grandi rivoluzionari della storia, il leader politico più importante del XX secolo. Fu il protagonista principale della Rivoluzione russa, primo capo di stato della Russia sovietica, inventore e promulgatore massimo del marxismo-leninismo, dottrina che per oltre ottant’anni avrebbe guidato l’Unione Sovietica e ispirato movimenti rivoluzionari di tutto il mondo. La sua idea di stato, la sua idea di socialismo erano una ventata di cambiamento dopo tre secoli di potere nelle mani dei Romanov che non godevano di grande consenso tra il popolo per via delle politiche errate e della presenza poco gradita dell’oscuro Rasputin. Il suo programma politico è passato alla storia per il suo pragmatismo, la sua violenza e la consapevolezza di essere una “romantica utopia”. Quando morì, a causa di una grave forma di arteriosclerosi, da due anni era incapace di muoversi, di leggere e parlare, seguito costantemente dalla moglie. Aveva cinquantatré anni appena.

L’eredità che Lenin ha lasciato al mondo intero è molto importante. Per alcuni è stato il primo vero dittatore della storia, per altri invece un grande uomo politico e statista, senza alcun dubbio è stato il primo uomo a rendere reale un sogno: abolizione dei titoli nobiliari, confisca senza indennizzo alle terre della Chiesa, nazionalizzazione delle banche e dell’industria, equità salariale e sociale. In una sola parola: socialismo.

Abbiamo alzato ora la bandiera bianca della resa; innalzeremo più tardi, su tutto il mondo, la bandiera rossa della nostra rivoluzione.

L’arrivo a Pietrogrado

Furono queste le parole utilizzate da Lenin dopo il trattato di Brest-Litovsk, che significava fine della guerra e pace con la Germania. Può essere considerata la prima azione a livello internazionale del nuovo governo che riuscì in pochissimo tempo a rendere la Russia contadina e rurale in una realtà economica in fase di sviluppo. L’Unione Sovietica si stava preparando a ricoprire un ruolo fondamentale in ogni settore, dall’agricoltura all’industria. Le basi per una super potenza socialista erano state gettate.

Se l’Unione Sovietica cresceva e insieme ad essa il sogno di altri governi socialisti in tutto il mondo, il suo leader massimo, l’uomo che rese possibile tutto ciò diventava sempre più debole. Lenin era maniacale: aveva il controllo in prima persona su tutto e risolveva quasi sempre da solo anche il più acuto dei problemi; il carico di stress era estremamente pesante e difficile da sopportare.

Come potevamo credere che Lenin potesse ammalarsi e morire esattamente come un uomo normale?

Ultima foto di Lenin in vita

Così scrisse Lev Trockij nelle sue memorie. Il 26 maggio 1922 Lenin ebbe il suo primo ictus che lo lasciò incapace di parlare e muoversi per alcuni giorni. La notizia venne nascosta, nonostante le continue visite da parte dei compagni di partito nella sua villa a Gorkij. La speranza era l’ultima a morire sia chiaro ma un giovane e carismatico Stalin capì prima di tutti che Lenin non sarebbe mai uscito vivo da quella malattia è che il partito e la rivoluzione dovevano tuttavia continuare a vivere.

Fu allontanato dalla vita politica per non ricevere ulteriori danni, su consiglio dei medici. La moglie, Krupskaja, continuò per un certo periodo ad aggiornare il marito, cosa non gradita a Stalin che ebbe uno scontro con quest’ultima attraverso una telefonata passata alla storia.

Dopo la telefonata e il secondo ictus Lenin capì che Stalin non era in grado di guidare il Paese e che a farlo doveva essere il fedele Trockij, ciò venne riportato nelle sue ultime lettere che Stalin intercettò e neutralizzò.

Alle 18.50 del 21 gennaio 1924 Lenin si spense, un anno circa dopo il terzo ictus. Le cause della sua morte per decenni furono tenute nascoste in tutta l’Unione Sovietica, ben note invece sono le conseguenze dell’ascesa di Stalin. Winston Churchill scrisse in futuro che soltanto Lenin avrebbe potuto evitare alla Russia di imboccare quella strada. Il sogno del leader bolscevico fu spazzato via da Stalin che fece sì della Russia una delle più grandi potenze economiche e militari ma trasformò un governo socialista in un tenebroso stato totalitario.

La più grande sfortuna della Russia è stata la nascita di Lenin. La seconda è stata la sua morte.

Winston Churchill

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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