Brooklyn Museum: può una bianca curare la sezione di arte africana?

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Kristen Windmuller-Luna è stata da poco nominata dal Brooklyn Museum di New York, nuova curatrice per l’arte africana. Trentun anni appena ma dotata di un curriculum ricco come pochi, Windmuller-Luna vanta una laurea in storia dell’arte a Yale, un Master of Arts e un dottorato in storia delle arti afro-americane alla Princeton University, ed ha già lavorato nei dipartimenti di arte afro-americana del Metropolitan Museum di New York, del Princeton University Art Museum e al Neuberger Museum of Art di Purchase.   Il suo unico difetto, agli occhi di alcuni, è quello di essere bianca.

Brooklyn Museum

Fondamentalmente la nomina di un curatore – per quanto brillante sia – non fa notizia, questa merita però un minimo di riflessione perché alcune comunità ed attivisti per i diritti degli afro-americani hanno contestato la scelta del Brooklyn Museum, parlando di supremazia bianca nella società americana e nel campo dell’arte. La Decolonizie this Place, un movimento per i diritti degli afro-americani, ha accusato il board del museo di non aver rispettato la pluralità delle voci e della numerosa comunità afro-americana che vive a Brooklyn.

Forse, anzi, sicuramente si sta esagerando. Viviamo in un mondo in cui l’indignazione è all’ordine del giorno, in cui ogni minima battuta o citazione passa sotto il giudizio degli indignati di professione e dei leoni da tastiera ma questa volta si è scesi davvero troppo in basso.

L’arte per sua natura è uno strumento di denuncia e se ci fossero stati dei soprusi e discriminazioni la risposta non si sarebbe fatta attendere. Il Brooklyn Musem ha scelto la Windmuller-Luna perché era il candidato migliore, perché ha un curriculum eccellente e conosce perfettamente la materia di cui si occupa. In sua difesa si è schierato anche Steven Nelson, docente di arte afro-americana dell’UCLA di Los Angeles, da sempre impegnato nella lotta per i diritti degli afro-americani. Ha inoltre sottolineato come molti bianchi si siano avvicinati allo studio dell’arte africana e questo per le comunità dovrebbe essere un motivo di vanto ed orgoglio. Questa è la vera integrazione.

Il razzismo purtroppo è una piaga che ancora esiste e che tormenta ancora moltissimi individui, tutti ne sono consapevoli. Nonostante gli sforzi ed il lavoro di milioni di persone, per sconfiggerlo bisogna ancora fare molto, la questione nata contro il Brooklyn Museum però, con rispetto parlando, è un’idiozia. L’arte è l’identità di tutti: non fa distinzioni tra bianchi e neri, etichettare un individuo per il colore della pelle o per la propria cultura è un’attività che proprio non si addice a questo settore. Immaginate se a suo tempo a Gauguin avessero vietato di far conoscere al popolo europeo l’Art Nègre e il Primitivismo? Sarebbe stato un dramma.

Kristen Windmuller-Luna

In una realtà sensibile come quella dell’arte bisogna superare questi concetti bigotti. Altrimenti se soltanto gli afro-americani si occupassero della cultura black, o le donne delle disuguaglianze di  genere o i gay dei diritti LGBT, cosa otterremmo? Discriminazione, quella maledetta discriminazione che molti vogliono combattere ma che involontariamente creano. Torniamo per un momento agli anni Venti, all’École de Paris dove convivevano artisti venuti da ogni parte del mondo, un mix di culture, lingue, stili e tradizioni diverse, eppure uniti in una grande armonia. Non c’era posto per le discriminazioni: tutto era arte, tutto andava ad arricchire l’altro con nuove esperienze e conoscenze.

Il Brooklyn Museum ha scelto il miglior candidato possibile. Non c’entra il suo colore della pelle ma contano solo ed esclusivamente le sue capacità. Non costruiamo muri in una delle discipline più belle che l’uomo abbia mai scoperto: l’arte è libertà e la libertà per natura non ha pregiudizio.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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