Isao Takahata: l’animazione colta e antimilitarista del papà di Heidi e Lupin

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Isao Takahata (Ise, 29 ottobre 1935 – Tokyo, 5 aprile 2018) regista e sceneggiatore giapponese, ha profondamente cambiato il mondo dei film d’animazione. Amante del cinema, da ragazzo si rifugiava nelle sale sfuggendo così alla timidezza e al carattere taciturno. Isao non pensava che quell’hobby sarebbe diventato un lavoro in cui trasferire i suoi interessi alquanto particolari: le poesie di Prévert, l’aviazione e i film neorealisti. Un tocco europeo che aleggerà nei suoi film misto ad un romanticismo che da noi si chiamerebbe decadente, assorbito probabilmente nella Prefettura di Mie, dove era nato, e dove ha sede un santuario dedicato a Amaterasu Omikami, la dea splendente, non a caso titolo di un suo film importante.

Hayao Miyazaki e Isao Takahata

Conclusi gli studi liceali, Takahata, iscrittosi all’Università di Tokio per studiare letteratura francese, diviene traduttore delle opere di Prévert e dei film francesi. Colpito dalla sceneggiatura scritta da Prévert per un film di Paul Grimault (Le roi e le oisaeu) chiede e ottiene di entrare come aiuto regista nella casa di produzione Toei Doga, specializzata nei film d’animazione. Vi rimarrà dal 1959 fino al 1965 insieme a Hayao Miyazaki (oggi tra i maggiori registi di film d’animazione viventi) che diverrà suo amico e collaboratore. Malgrado ritmi di lavoro durissimi e una produzione seriale, la Toei Doga fornisce a Takahata una formazione preziosa: impara le tecniche grafiche e matura il progetto di un’animazione alternativa. Nel 1965 è chiamato a dirigere alcuni episodi della serie Ken il ragazzo lupo, l’equivalente giapponese del Libro della giungla di Kipling, un passo verso la fusione tra letteratura e animazione che diverrà il suo tratto distintivo. La prima regia importante è La grande avventura del piccolo principe Valiant: il film ottiene grande successo di critica per la raffinatezza narrativa, ma è un terribile insuccesso di pubblico, segno che alla Toei Doga non c’è più uno spazio creativo adatto a lui.

Heidi

Isao Takahata passa alla Tokio Movie per cui gira un mediometraggio, sceneggiato da Miyazaki, dal titolo Panda kopanda (Panda piccolo panda) per celebrare l’arrivo nello zoo di Tokio di due Panda regalati dalla Cina. La svolta nella carriera arriva nel 1971 quando firma il contratto per la Nippon Animation che lo ha notato nella regia di Rupan Sensei (Le avventure di Lupin III) in cui affianca Miyazaki. L’incarico offertogli dalla Nippon Animation corona il sogno di realizzare film d’animazione che siano la trasposizione dei capolavori della letteratura per ragazzi.

Takahata inizia nel 1974 con Heidi, un successo mondiale, seguono Haha wo tazunete sanzeri (3000 miglia per trovare la mamma) adattamento di un episodio del libro Cuore, e A kage no Ann (Anna dai capelli rossi). Takahata ha trovato la sua strada e la riempie di ciò che ama, gira per il grande schermo Goshu il violoncellista, in cui profonde l’amore per il francese (Goshu è la traduzione giapponese della parola francese “gouche”, maldestro) e nel 1983 Nausicaa della valle del vento. Nel 1985 con Miyazaki crea lo studio di animazione Ghibli per portare avanti progetti per film d’animazione basati su messaggi universali. Uno fondamentale è contro la guerra e nel 1988 gira Una tomba per le lucciole, che al Chicago International Film Festival otterrà il Premio per i diritti dei bambini. Il film racconta gli orrori della seconda guerra mondiale a Kobe attraverso la disperazione di due fratellini: Seita e sua sorella Setsuko. Fame, sofferenza e dolore sono stati vissuti dallo stesso Takahata bambino, che punta il dito verso la follia della guerra provocata dagli adulti.

Anna dai capelli rossi

Ma c’è attenzione anche verso la natura violata, tema trattato poeticamente in Pon Poko in cui piccoli animaletti, i Tanuki, metà cane e metà procione, sono a rischio estinzione. E dimostra anche tanta curiosità  verso i cambiamenti sociali in un film originale, I miei vicini Yamada, una sorta di manga ironico in cui si analizzano i cambiamenti della nuove famiglie giapponesi. Takahata abbandona il vecchio disegno su acetato per quello al computer, ma conserva una grafica in cui i personaggi hanno un tratto leggermente grezzo, come se fossero nati dal disegno.

Nel 2005 un altro film considerato un capolavoro, La storia della principessa splendente, adattamento del racconto popolare Taketori monogateri (Il racconto di un tagliabambù). Il film narra di un tagliatore che trova fra le foglie una creaturina luminosa e la porta a casa dove, insieme alla moglie, la cresce come una figlia. Comprendendo che ha origini celesti il tagliatore raccoglie quello che serve a costruirle in città un palazzo principesco, ma la Principessa splendente è infelice. Deve tornare sulla Luna da cui proviene, anche se ai suoi genitori ormai anziani si spezzerà il cuore nel lasciarla andare. Nel suo girare intorno alla Terra avrà quindi sempre nostalgia, ma è il ciclo naturale del cose.
Per realizzare questo film Isao Takahata impiegherà ben otto anni completandolo solo nel 2013 e nel 2014 sarà canditato agli Oscar come miglior film di animazione.

La storia della principessa splendente

Takahata nel 2015 viene insignito dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dallo Stato francese, riconoscimento alla grande passione per la cultura francese anche se sarebbe più giusto dire europea.

Negli ultimi anni, con l’amico Miyazaki, contribuisce alla realizzazione del Museo d’arte Ghibli, nel bosco di Mitako alla periferia sud ovest di Tokio. Non un museo in cui raccogliere i cimeli bensì un luogo dove comprendere il mondo dell’animazione, quindi mostre su come realizzare un film, giganteschi peluche e proiezioni non visibili altrove. 

Isao Takahata nobilitando il disegno animato ha dimostrato che può essere veicolo di cultura e una forma d’impegno a difesa dell’uomo e della natura.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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