20 aprile 1992: The Freddie Mercury Tribute Concert for AIDS Awareness

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Il lunedì di Pasquetta del 1992 fu un giorno molto speciale a Londra. Al Wembley Stadium si tenne uno dei concerti più memorabili della storia: il Freddie Mercury Tribute Concert. Il concerto fu organizzato da Brian May, Roger Taylor e John Deacon, i rimanenti componenti dei Queen, orfani del loro cantante, amico e frontman Freddie Mercury, stroncato solo 5 mesi prima dall’AIDS.

Robert Plant e Brian May

L’evento infatti (il cui nome completo era The Freddie Mercury Tribute Concert for AIDS Awareness) mirava a raccogliere fondi per la neonata Mercury Phoenix Trust, l’associazione per la lotta all’AIDS creata dopo la morte di Freddie Mercury, e ad aumentare la consapevolezza del pubblico mondiale di fronte a una malattia che, all’epoca, era oscura e temuta a causa un’altissima disinformazione a riguardo.

I 72 000 biglietti per il concerto tributo a Freddie Mercury, furono messi in vendita due mesi prima della serata e andarono esauriti in sole tre ore; nonostante non fosse stato annunciato nessun ospite all’evento oltre ai tre membri dei Queen.

Per ricordare una delle più grandi voci della storia del rock, capace di un’estensione incredibile e di un timbro potente ed inconfondibile, furono invitati numerosi artisti di caratura internazionale. Alcuni si esibirono nel pomeriggio, per poi ripresentarsi durante la serata, affiancando i Queen; tra questi ricordiamo i Metallica, i Guns ‘n Roses, i Def Leppard e gli Extreme (che infiammarono il pubblico con un riuscitissimo medley di canzoni della band londinese).

Il concerto fu lunghissimo, trasmesso in mondovisione per un pubblico di oltre un miliardo di persone, vide come ospiti ad omaggiare Freddie Mercury personaggi del calibro di Robert Plant dei Led Zeppelin, David Bowie, Paul Young, Elton John, Roger Daltrey degli Who, Liza Minelli, Annie Lennox, George Michael, Zucchero e Tony Iommi, storico chitarrista dei Black Sabbath a sostenere Brian May impegnato in numerose parti cantate.

L’operato degli artisti sul palco non fece rimpiangere il defunto Mercury. Certo, la sua voce è e sempre sarà inimitabile; ma i cantanti che si susseguirono sul palco per onorarlo con un ultimo saluto ressero benissimo la responsabilità di fare le di un pezzo di storia del rock così straordinario.

L’ormai storica esibizione di George Michael al Freddie Mercury Tribute Concert

La qualità della musica fu elevatissima e, come era usanza dei Queen, il concerto fu molto movimentato. L’unico visibilmente provato dalla mancanza di Freddie fu Brian May: nonostante la sua prestazione sia stata precisa e pulita come al solito in alcuni frangenti il chitarrista sembrava assente. A questa piccola carenza riuscirono a compensare eccellentemente John Deacon e Roger Taylor con la loro inarrestabile macchina ritmica. In particolare Taylor sembrò caricarsi sulle spalle tutto il peso della mancanza di Mercury e riuscì a restituire tutta la potenza della voce del cantante con la sua batteria. Brian May si riscattò però a metà serata con un momento davvero toccante in cui interpretò Too much love will kill you, canzone all’epoca ancora inedita che fu ripresa solo nell’album postumo Made in Heaven, con una traccia vocale registrata da Freddie Mercury in  vita. I tre membri della “vecchia signora” furono accompagnati inoltre da Spike Edney, spalla del quartetto londinese fin dal 1984.

La serata fu conclusa con una corale interpretazione di We are the champions (da sempre cavallo di battaglia dei concerti dei Queen), da parte di tutti gli artisti che presero parte al concerto, guidati dalla voce di Liza Minelli. Fu la conclusione perfetta di una serata perfetta, all’insegna del ricordo di un grande artista come Freddie Mercury e che diede un importante contributo e impatto mediatico alla lotta contro l’AIDS.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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