Di paura il cor compunto – Cappuccetto Rosso, la bambina senza paura

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Tutti ben conosciamo la storia di Cappuccetto Rosso, tramandata in varie versioni: la più celebre è certamente quella elaborata dai fratelli Jacob Grimm (Hanau, 1785 – Berlino, 1863) e Wilhelm Grimm (Hanau, 1786 – Berlino, 1859). Questa fiaba ci permette di riflettere sul rapporto che intercorre tra paura e incoscienza, quest’ultima considerata una caratteristica peculiare dei bambini e dei ragazzi.

Cappuccetto Rosso
Cappuccetto Rosso, illustrazione

Cappuccetto Rosso è una bambina alla quale la mamma – si suppone per la prima volta – affida una responsabilità: portare focacce e una bottiglia di vino alla nonna malata, che abita oltre il bosco. In questa situazione, qual è l’elemento che suscita suspense? È chiaro: il dover attraversare il bosco, luogo dei pericoli dove qualsiasi cosa potrebbe accadere, dove ci si può perdere senza più ritrovare la strada di casa (basti pensare alle vicende dei protagonisti di altre due fiabe: Pollicino e Hänsel e Gretel).

Onde premunire la figlia contro i pericoli, la madre le riserva delle raccomandazioni, in particolare quella di fare presto per evitare il caldo e di fare attenzione a non cadere, per evitare di rompere la bottiglia di vino; questo almeno nella versione dei fratelli Grimm. Attualmente, le versioni di Cappuccetto Rosso presentano raccomandazioni un po’ diverse, che prefigurano l’incontro della bambina con il suo antagonista: in particolare, quella di non fermarsi a parlare con nessuno.

L’apprensione, insomma, è tutta della madre, che teme i pericoli nascosti all’interno del bosco. Cappuccetto Rosso, al contrario, ne è completamente ignara, ed è proprio per la sua inconsapevolezza che non ha la benché minima paura, persino quando si ritrova faccia a faccia con il lupo. Nella versione dei Grimm, questo particolare viene opportunamente sottolineato:

Ma Cappuccetto Rosso non sapeva che il lupo fosse una belva così cattiva, e allora non aveva paura.

Cappuccetto Rosso e il lupo

Anche Charles Perrault (Parigi, 1628 – Parigi, 1703), nella sua versione della fiaba, ancora più antica di quella dei Grimm, in questo punto specifica: «la pauvre enfant […] ne savait pas qu’il est dangereux de s’arrêter à écouter un Loup», ovvero «la povera bambina […] non sapeva che è pericoloso fermarsi ad ascoltare un lupo». In entrambi i casi, ciò che salva Cappuccetto Rosso dalla paura è il «non sapere». I giovani, non conoscendo i pericoli nascosti dietro a situazioni in cui non si sono mai trovati, tendono a ridimensionarli e a sottovalutarli; per questo, non provano paura. Ma, come vedremo tra poco, ciò non vuol dire che siano coraggiosi.

Un’altra fiaba che sviluppa questo tema è quella di Giovannin senza paura, raccontata da Italo Calvino nelle Fiabe Italiane (1956): del ragazzo non si dice mai che è coraggioso, quanto piuttosto che è, appunto, “senza paura”. Il coraggio nasce dallo sconfiggere la paura; dunque, chi non conosce questa emozione non può essere definito coraggioso, ma semplicemente privo di paura (basti pensare alla conclusione della sua storia per capire come Giovannino non fosse coraggioso, ma solo avventato e piuttosto astuto).

Cappuccetto Rosso, illustrazione di Warwick Goble

Ebbene, anche Cappuccetto Rosso è senza paura, e non si scompone alla vista del lupo, poiché non percepisce – non conoscendola – l’intrinseca pericolosità della belva affamata. È così che la fanciulla, imprudentemente, rivela al lupo dove si trova la casa della nonna, e si fa persuadere ad attardarsi nel bosco. Il lupo invece non perde tempo, e corre a casa della nonna per inghiottirla e travestirsi in attesa della giovane malcapitata.

Certo, non è detto che, se la bambina avesse avuto paura del lupo, sarebbe riuscita a sfuggire alle sue fauci. Tuttavia, fidandosi ingenuamente di lui, innesca una concatenazione di sventure: fa finire inghiottita dal lupo prima la nonna, e poi se stessa. Se Cappuccetto Rosso avesse obbedito alla mamma, non ci sarebbe stata nessuna storia da raccontare: la fiaba riflette proprio sulla spensieratezza, l’irragionevolezza e l’irresponsabilità dei giovani.

È Perrault a rivelarci il primo momento in cui la bambina prova paura: quando, entrando in casa, sente la voce del lupo invece di quella della nonna. Ma è solo un attimo:

Le Petit Chaperon rouge, qui entendit la grosse voix du Loup, eut peur d’abord, mais croyant que sa Mère-grand était enrhumée, répondit : «C’est votre fille le Petit Chaperon rouge… »

Cappuccetto Rosso, che sentì la voce grossa del Lupo, inizialmente ebbe paura, poi credendo che la nonna fosse raffreddata, rispose: «È vostra nipote, Cappuccetto Rosso…».

Le Petit Chaperon Rouge (Cappuccetto Rosso), illustrazione del racconto di Charles Perrault

Ancora una volta, Cappuccetto nega l’evidenza e cede alla propria ingenuità, lasciandosi convincere dalle parole scaltre della belva, nel celeberrimo dialogo: «Che orecchie grandi che hai, nonna!», «È per ascoltarti meglio»… Come è possibile scambiare un lupo per la cara nonna? Si tratta chiaramente di una resa iperbolica e paradossale del candore infantile, che viene, in questo modo, caricaturato dalla fiaba.

Alla fine, anche Cappuccetto Rosso si ritrova inghiottita dal lupo. È in questo momento che la paura trionfa, come viene confermato dalla stessa bambina, dopo essere stata salvata dal tempestivo intervento del cacciatore (nella versione dei Grimm):

«Ah! Che paura ho avuto! Come faceva buio nel ventre del lupo!»

Solo quando è ormai nel ventre del lupo, Cappuccetto Rosso prova paura; solo in questo momento riesce a riconoscerla come emozione, dunque a darle un nome. È proprio attraverso la paura che la bambina apprende realmente la lezione che la madre aveva tentato di impartirle: «Mai più nella vita lascerai il sentiero per correre nel bosco, quando tua madre te l’ha proibito».

Nella conclusione della fiaba, Cappuccetto Rosso, nata a nuova vita e quasi partorita dal ventre del lupo, riceve il battesimo della paura, e solo così riesce a sviluppare il coraggio che la farà diventare grande e in grado di assumersi nuove responsabilità.

Cosa ci insegna, in sintesi, Cappuccetto Rosso? Che solo chi prova paura può diventare coraggioso.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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