Music & Poetry – “Quattro amici al bar”, il mondo fuori dalla stanza secondo Gino Paoli

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C’è sempre un bar. Tutti noi abbiamo il “nostro” bar. È un punto di ritrovo prima dell’inizio del sabato notte; è quella mezz’ora di evasione che ti concedi dopo le tue ore lavorative; è il caffè per iniziare la giornata e l’amaro per chiuderla; è qualcosa su cui, nel bene e nel male, puoi contare. E, in ogni paese, c’è sempre un Bar Sport, o un Bar Centrale, dove ci sono sempre quei quattro vecchietti. Quei quattro vecchietti che sono seduti sempre allo stesso posto. Quei quattro vecchietti che bevono lo stesso bicchiere di vino da quarant’anni, da quando ancora non erano vecchietti. Quei quattro vecchietti che volevano cambiare il mondo. Quattro amici al bar, che magari ascoltavano Glory days, ma penavano che la loro canzone fosse, per sempre, No Surrender. Quei quattro vecchietti che, alla fine, il mondo non l’hanno cambiato. Nemmeno un po’. Quattro amici al bar di Gino Paoli è il riassunto di quanto tutto sia maledettamente fragile. È una canzone che ha una base di fondo semplice e tristissima: siamo ridicoli, assurdamente e indissolubilmente ridicoli. Promettiamo di cambiare tutto, di cambiare le cose, di rivoltare il mondo. Quanto è facile essere rivoluzionari a vent’anni, nella nostra stagione del sole. Tutto sembra davvero semplice, trovare la pace è un sorso di coca cola. Una coca che, però, diventa vino. Un vino che diventa whisky. La vita che non è d’accordo, i sogni che crollano e la gradazione che aumenta.

Abbiamo tutti un Roxy dentro di noi

E gli amici che se ne vanno.

Eppure era solo un momento fa, è passato solo un attimo da quando ti aiutavano a sellare il tuo cavallo di speranze, come dei fidi scudieri. Anche Don Chisciotte è stato abbandonato. E tu, tutt’a un tratto, sei Sancho. Sancho che non avrà mai un castello, Sancho che non avrà mai un cavallo tutto suo. Sancho che non ha un posto o una donna da cui tornare. Eravamo quattro amici al bar. «Son rimasto io da solo al bar». Qualcuno si è sposato, ha messo su famiglia, qualcun altro ha scelto un posto in banca. Qualcun altro, semplicemente, è sparito. Gli amici sono sogni. La speranza che ci sia qualcuno, da qualche parte, che trovi affascinante anche un “romantico rottame” come ti senti tu, la maggior parte delle volte. Solo che i sogni sono bravissimi ad abbandonarti.

E allora vedi che, forse, quei quattro vecchietti non sono poi così sfortunati. Non avranno cambiato il mondo, però sono ancora lì. Tutti e quattro. Qualcuno è vedovo, qualcuno non si è mai sposato, qualcuno tra poco sostituirà il vino con una flebo e la sedia del bar con un letto d’ospedale. Però sono ancora lì, insieme. Ancora per oggi e, con un po’ di fortuna, anche per domani.  E tu sei rimasto da solo al bar. Chissà dove sono i tuoi amici, chissà dov’è quella ragazza, chissà se ci sono mai stati.

Immagine del video originale

Dove siete tutti?

Poi arriva l’ennesimo sgambetto.

Il tavolo davanti a te si riempie. Quattro ragazzi e quattro bibite. Ridono, parlano di pagelle e di una ragazza seduta al terzo banco. Parlano di un’estate che sembra promettere gloria eterna. E poi parlano di cambiare il mondo, tutto questo mondo che non va. Quel mondo che avresti voluto cambiare anche tu, prima di rimanere solo. Prima che il Roxy spegnesse l’insegna. Ora sei seduto con quattro amici al bar, come in quella torrida estate del ’69. L’estate passata con i tuoi amici. Quella dei giorni di gloria, quella in cui sembrava impossibile anche solo pensare di arrendersi.

E, per un momento, ti sembra di aver davvero cambiato il mondo.

E di poterlo fare ancora.


Quattro amici al bar

Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.
Eravamo tre amici al bar
uno si è impiegato in una banca
si può fare molto pure in tre
mentre gli altri se ne stanno a casa
si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà
tra un bicchier di vino ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi però.
Eravamo due amici al bar
uno è andato con la donna al mare
i più forti però siamo noi
qui non serve mica essere in tanti
si parlava con tenacità di speranze e possibilità
tra un bicchier di whisky ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi sarò.
Son rimasto io da solo al bar
gli altri sono tutti quanti a casa
e quest’oggi verso le tre son venuti quattro ragazzini
son seduti lì vicino a me con davanti due coche e due caffè
li sentivo chiacchierare han deciso di cambiare
tutto questo mondo che non va.
Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo.

E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy Bar
o forse non c’incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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