Il Museo del Novecento celebra il viaggio sentimentale di Giosetta Fioroni

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Dopo Frida Kahlo, Milano celebra un altro esempio di originale femminilità artistica, Giosetta Fioroni. Dal 6 aprile al 26 agosto 2018 infatti il Museo del Novecento di Milano accoglie una grande mostra antologica intitolata Giosetta Fioroni. Viaggio Sentimentale, che racconta in 160 opere il variegato percorso artistico dell’artista romana. Il titolo è di per sé efficace: un viaggio sentimentale che vuole raccontare tutto ciò che offre la vita, prendendo spunto dalla canzone Sentimental Journey del 1944 cantata da Doris Day.

FioroniLa mostra segue da una parte un percorso tematico-cronologico, dall’altra sviluppa un suggestivo ritratto dell’artista che parte dall’idea del vedere-vedersi ed essere visto sviluppata nei suoi lavori fin dagli esordi e strettamente connesso con il tema teatrale. 

Ma scopriamo insieme chi è questa poliedrica performer.

Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932 da padre scultore e madre pittrice e marionettista. Allieva del poeta e pittore Toti Scialoja, dopo il periodo parigino partecipa alla Quadriennale di Roma nel 1955 e alla XXVIII Biennale di Venezia. Negli anni Sessanta entra a far parte della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, fucina della Pop Art romana. Il movimento artistico era composto da Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli che si riunivano al Caffè Rosati di Piazza del Popolo o presso la galleria La Tartaruga di Roma. Nel 1964 espone con loro alla Biennale di Venezia e nello stesso anno diventa la compagna di Goffredo Parise. Il suo dunque è un mondo legato a tutte le arti, inclusa la scrittura, ma proprio il suo desiderio di “andare oltre” la spinge a viaggiare. In tal modo modo conosce e frequenta ambienti artistici diversi dei quali facevano anche parte anche Cy Twombly, De Kooning e Rauschenberg. La Fioroni agisce come loro, estrapolando un particolare da un’immagine, dilatandone il fotogramma e isolandolo a tal punto da renderlo irriconoscibile allo sguardo (Liberty, 1965). Dal 1969 sperimenta, al tempo stesso, le possibilità offerte dal collage, dalla fotografia, dai video, dal teatro e dalla moda, realizzando serie di scatole-assemblagesdisegni, teatrini ed acquarelli in cui sono presenti stelle, fiori, cuori etc. a raffigurare la memoria personale e collettiva. Nel 1990 l’Istituto Nazionale della Grafica di Roma allestisce un’antologica dei suoi lavori su carta; nel 1993 partecipa ancora alla Biennale di Venezia con una sala personale e comincia a lavorare anche su ceramica. 

Giosetta Fioroni

«La realtà non si forma che nella memoria» dice spesso l’artista citando Proust, ed è proprio la memoria il comune denominatore di tutti i temi della sua produzione artistica, dal sentimento alla femminilità, dal sogno all’incubo. Insomma, l’arte di Giosetta Fioroni ha rispecchiato il suo tempo e l’ha superato: oggi ci troviamo ad ammirare ritratti realistici e forme quasi astratte per esaltare una femminilità pittorica che parte dalle sue figure e si trasforma in bellezza. 

Visitiamo ora le sale del Museo del Novecento.

Sembra proprio di entrare nel suo studio. Il percorso circolare parte dalle opere degli anni Cinquanta di stampo astratto-informale, a cui seguono quelle più intime legate all’esperienza parigina. Qui la materia inizia a sintetizzarsi e compaiono i primi elementi domestici, il cuore, la lampadina, l’orologio, intesi come via di uscita dall’arte convenzionale ma poco legati all’osservazione dei sentimenti, tema portante della sua produzione. Si prosegue con Dispositive di sentimenti, il titolo che lo scrittore e compagno di vita Goffredo Parise creò per le sue opere in un articolo pubblicato nel 1965 sul Corriere di informazione. In mostra anche i celebri Argenti degli anni Sessanta, quando l’artista diventa figura centrale della cultura pop italiana ed europea ed opere successive che vedono nel colore una nuova forza espressiva. 

Nelle sale successive si passa dai Piccoli cimiteri del meraviglioso (1971-1980), che raccoglie gli esiti del lungo periodo di vita con Goffredo Parise a Salgareda nella campagna veneta, sino all’ultima dove sono esposte tre grandi tele sul mondo della magia e della trasformazione. War (2009), Marilyn Manson (2009) e il Ramo d’oro (2014) chiudono la mostra riprendendo i temi centrali di tutta l’opera della Fioroni, il sentimento e la memoria, veri motori della sua arte.

Insomma, una donna che gioca con l’arte stessa non confinandola nei cliché di genere, ma esaltandola attraverso forme sinuose, colori contrastanti e una sensibilità molto particolare. Quella stessa sensibilità ricca di messaggi non consueti apprezzati allora e soprattutto ora in una mostra che esalta la femminilità artistica di una donna fuori dal coro e dalle mode.

Giosetta Fioroni. Viaggio Sentimentale
A cura di Flavio Arensi ed Elettra Bottazzi
Museo del Novecento, Milano
Dal 6 aprile al 26 agosto 2018

Denise Alberti per MIfacciodiCultura 

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