Lezioni d’Arte – Alma-Tadema: la ricerca dell’incanto

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Il ritrovamento di Mosè, 1904

L’interesse per la bellezza, la perfezione, il gusto estetico in un’Inghilterra vittoriana che concepiva la Rivoluzione Industriale, andava fortemente difeso per non esser sopraffatto dalla macchina. Fautore del movimento è il pittore anglo-olandese Sir Lawrence Alma-Tadema (Dronrijp, 1836 – Wiesbaden, 1912), che sceglie di dedicare la vita alla tela e alla pittura ma soprattutto di dedicarsi alla ricerca dell’incanto, dell’infinitamente bello che il suo mondo contemporaneo poteva soltanto evocare.

Non gli rimane, infatti, che guardare al passato glorioso di vecchi mondi e storie mitologiche che la borghesia vittoriana tanto apprezzava. Un amante della bellezza non può non rifarsi alla storia dell’Italia e così fu anche per Alma Tadema, che nelle sue opere delicate fa rivivere l’Impero Romano e l’età pompeiana come un dolce ricordo. Non esiste tensione, alcun dramma nelle sue scene, ma tutti i personaggi contribuiscono con la loro posa statica, spesso nostalgica, alla rievocazione del momento. L’artista è perfetto, erudito, neoclassico con il suo sguardo fotografico e ne riproduce ambienti nobiliari, stoffe preziose, colori vividi ed acque trasparenti. Donne bellissime le sue, snelle, nude, eroine, figure allegoriche o angeliche. Il loro sguardo è sempre lontano dallo spettatore, sfugge ai suoi occhi, accentuando quella nostalgia romantica che è alla base di ogni opera.

L’abitudine preferita,1909

La loro bellezza ammalia ed è la linfa vitale della produzione artistica del pittore. La scena storica o mitologica passa in secondo piano, poco ci importa degli eventi e del loro susseguirsi, ad attirare la nostra attenzione è la bellezza delle pose, dei colori e dei personaggi che si lasciano ammirare, immobili.

Va in scena l’estetica. Del mondo antico, che non era solo romano ma anche egizio e greco, l’artista non presenta gli ideali eroici, i valori tradizionali e le antiche virtù ormai perdute o in ogni caso lontane. Il pittore mostra l’immaginaria quotidianità, quella più intima e antieroica, che attraverso la bellezza estetica esprimeva i piaceri della vita. Per Alma-Tadema il mondo antico era sinonimo di lusso sfrenato e ozi conviviali, che avrebbero anche ottenuto l’attenzione del mondo bigotto vittoriano. L’abitudine preferita (1909) mostra l’attitudine del tempo, quella di trascorrere giornate rilassanti nelle terme, giocare con schizzi d’acqua, vivere liberi e nudi da ogni pregiudizio.

Bouquet di rose dappertutto, oh morte. E io di rose ti ricopro.

Walt Whitman

Le rose di Eliogabalo, 1888, dettaglio

Peculiarità della pittura di Alma-Tadema è l’incanto dei suoi fiori dalle tonalità vivacissime che invadono e abbelliscono ogni dipinto. Come una firma, questi dettagli decorativi oltre che piacere molto al pubblico ispirarono anche l’artista viennese Gustav Klimt. Ci sembra quasi di avvertire il profumo dei petali trasportato dal soffio del vento leggero, anticipatore d’estate, presente nelle tele romantiche di Tadema. La sua spensieratezza e teatralità ci ricordano che la civiltà antica non è mai stata dimenticata ma anzi è desiderata in ogni tempo, anche l’età vittoriana sogna di riappropriarsi di quei modi di vita. Shakespeare esprimerà in letteratura con il suo Sogno di una notte di mezza estate la stessa atmosfera magica e sognante che disegna Lawrence.
Un linguaggio raffinato e nostalgico lontano dalla rivoluzione che impressionisti e post impressionisti stavano sviluppando al tempo in Europa, ma non per questo di minor interesse.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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