Giorgio de Chirico, l’enigma in mostra al Castello di Rivoli

0 75
Giorgio de Chirico, 1918

Quale migliore cornice avrebbe potuto ricevere una mostra dedicata a Giorgio de Chirico (1888-1978), maestro indiscusso della Metafisica? Scorrendo nella storia del Castello di Rivoli, infatti, che fino al 27 maggio prossimo ospiterà alcuni fra i capolavori della Collezione di Francesco Federico Cerruti, si legge un curioso particolare: qui impazzì Vittorio Amedeo II di Savoia, la Volpe Savoiarda. E non è tutto: a qualche chilometro di distanza, sotto i portici prospettici di Torino, sembra sia impazzito anche il filosofo più caro a De Chirico: Friedrich Nietzsche. Infine, la facciata del Castello, lasciata incompiuta alla morte di Filippo Juvarra, si spalanca al visitatore come una quinta teatrale stagliando nell’aria architetture senza scopo. Oltre l’ampio piazzale antistante il Castello, già di per sé assurdo e un po’ “metafisico”, si apre il panorama sulla piccola e pendente Rivoli e sulla vasta e intricata Torino, la cui infinita arteria femorale – corso Francia – taglia in due la città come una lama impietosa, offrendo all’occhio del visitatore una via in cui perdersi lontano.

Le premesse sono promettenti, ma cosa ha in comune un castello diventato Museo d’Arte Contemporanea con le opere del maestro della Metafisica, peraltro gelosamente custodite per decenni nella villa rivolese di uno dei più scrupolosi collezionisti al mondo, Francesco Federico Cerruti (1922-2015)? Nell’attesa di poter visitare la villa-museo appartenuta al celebre imprenditore, accessibile al pubblico dal prossimo anno, il visitatore della mostra avrà l’inedita occasione di godere di ben otto dipinti di Giorgio de Chirico, posti in costante dialogo con alcune fra le opere contemporanee più rappresentative della Collezione del Museo, fra le quali spiccano le installazioni di Maurizio Cattelan (Novecento) e di Michelangelo Pistoletto (L’architettura dello specchio).

Maurizio Cattelan, Novecento

Prima di cominciare qualsiasi cammino, così come qualsiasi opera, il viandante-artista ha solitamente il dovere di rivolgersi alle Muse. Pertanto, nelle sale del primo piano del Castello, il primo dipinto di de Chirico nel quale ci imbattiamo ha per protagoniste due Muse Metafisiche del 1918, ossia due teste di manichini appartenenti a quell’esercito di automi non-viventi cari al maestro, immobili abitanti di un mondo altrettanto immobile. Fra i due manichini, entrambi frutti di assemblaggi materiali geometrici, corre una “muta conversazione” all’insegna di una “enigmatica complicità”. Una simile conversazione accomuna le teste di Apollo poste su alcuni piedistalli lì accanto, repliche in gesso di una scultura secentesca: è Casa di Lucrezio (1981), un’idea con cui l’artista Giulio Paolini ha voluto penetrare l’enigma silenzioso della scultura classica. Un mondo senza abitanti viventi, è stato detto: gli abitanti del mondo di Giorgio de Chirico, infatti, sono gli oggetti quotidiani inanimati, i palazzi e le piazze allagati dal sole, il silenzio che cala su tutto come una bianca ghigliottina.

Le architetture incomplete del Castello di Rivoli

Pertanto, risultano naturali le nature morte degli anni ferraresi, ad esempio Composizione Metafisica (1916) e Interno Metafisico (1917), nel quale non compaiono ritratti né autoritratti, se non quelli raffiguranti gli attrezzi del pittore, unici amici di tutti i giorni. Quasi un affetto è ciò che provava De Chirico per gli oggetti, un sentimento che la mostra ha voluto raccogliere per porlo in dialogo con due opere di Alighiero Boetti, esclusivamente realizzate con materiali quotidiani: Mancorrente e Catasta (1966). In un mondo abitato soltanto da oggetti, tutt’al più da manichini muti, l’unico antidoto alla solitudine rimane la moltiplicazione del reale, il doppio. Perciò, sull’ipnotico pavimento geometrico disegnato da Juvarra, la mostra ha scelto di esporre Steinway and Sons (1987), il pianoforte di Bertrand Lavier la cui particolarità consiste nel non avere nulla di particolare: la sua verniciatura nera, infatti, “ricopre l’identico”, raddoppiando l’oggetto e dunque annullandolo.

Il tema del doppio, tuttavia, viene profondamente affrontato solamente una volta varcata la sala 5: il neo-rinascimentale Auritratto con la propria ombra (1920) ha difatti l’occasione di specchiarsi e raddoppiarsi due volte nei giganteschi specchi di Michelangelo Pistoletto (Architettura dello specchio, 1990), nei quali il visitatore ritrova raddoppiato persino se stesso, smarrendosi così nella “inarrestabile mutevolezza del reale“.

La villa del collezionista Cerruti, dal gennaio 2019 aperta al pubblico

L’enigma, tuttavia, non è soltanto doppio e moltiplicazione, bensì anche perfezione della forma geometrica: in questo senso potrebbe inserirsi il trionfo geometrico della tela Il Trovatore (1922), una “poesia enigmatica” nella quale il cantore protagonista non è altro che uno dei manichini del maestro, come al solito trafitto e composto da squadre e tavolozze del mestiere ma inserito non più in un interno, bensì in una delle assolute piazze metafisiche del pittore. Cilindri, triangoli, ovali, linee che incrociano linee: quale opera, se non The Spherical Book (Il Libro Sferico, 1981-1983) di James Lee Byars, poteva rendere miglior omaggio al tripudio geometrico di de Chirico? Il “libro” in questione è in realtà una sfera in pietra arenaria, eloquente simbolo di perfezione, enigma e spiritualità. Un enigma, quello di Byars, custodito appositamente all’interno di una teca lignea da museo archeologico, come se l’oggetto fosse il frammento di una misteriosa “civiltà lontana”. Una civiltà tanto lontana, forse, quanto quella degli Argonauti (Il saluto degli Argonauti partenti, 1920) o quanto quella del XX secolo, impietosamente immortalata da Maurizio Cattelan nel celeberrimo cavallo sospeso intitolato, appunto, Novecento: un secolo concluso per sempre, ormai abbandonato a scalciare nel vuoto come le arcate incompiute del Castello.

Giorgio de Chirico. Capolavori della Collezione di Francesco Federico Cerruti
A cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria
Castello di Rivoli, Torino
Dal 6 marzo 2018 al 27 maggio 2018

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.