Filippo Brunelleschi, il genio dell’architettura

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Santa Maria del Fiore, Firenze

Spesso al mondo nascono uomini con «la bruttezza del corpo abbellita però dalla virtù dell’ingegno, da tanta generosità d’animo e da tanta sincerità di cuore». È il caso di Filippo di Ser Brunellesco, come ci riporta Vasari nelle sue Vite, «di ingegno tanto elevato, che ben si può dire che ci fu donato dal cielo per dar nuova forma all’architettura». A 552 anni dalla morte di Filippo Brunelleschi, avvenuta a Firenze il 15 aprile del 1466, il suo genio è intramontabile, molti misteri che aleggiano attorno alla sua figura sono ancora irrisolti ed egli è tuttora ricordato come il principe di tutti gli architetti del tempo.

La “scalata al successo” dell’artista fiorentino è stata in realtà piena di ostacoli. Oggi viene elogiato come il genio dell’architettura e il padre della prospettiva ma all’epoca, nella sua Firenze, la critica era molto avara. Quello che si sottolineava di Filippo era il suo carattere impenetrabile. Egli è passato alla storia come un uomo sicuro di sé, solitario e persuasore, ma ancora non si conosce bene dove arriva la verità storiografica e dove l’invidia contemporanea.

Filippo Brunelleschi, Il sacrificio di Isacco 1401, Firenze, Museo nazionale del Bargello

Parlando di Brunelleschi si è soliti partire in medias res approdando al nocciolo della questione, il concorso del 1401, ma in realtà prima dell’impresa che lo rese “popolare”, Brunelleschi fu orefice e scultore, iscritto all’arte della Seta. Inoltre fondamentale per capire le sue imprese è l’amicizia che egli ebbe con Donatello e Nanni di Banco, “mostri sacri” della scultura fiorentina quattrocentesca.

Non solo architetto dunque, ma artista completo. Brunelleschi studiava l’antico, le tecniche e le scoperte dei Romani e dei Greci sulla prospettiva. Realizzò delle tavolette con le vedute del Battistero di San Giovanni – visto dal Duomo – e il Palazzo Vecchio di spigolo. Queste gli servirono come esperimenti ottici, dalle quali riuscì a formulare delle leggi unificanti della visione da utilizzare nell’arte. È grazie ai suoi studi che nel Quattrocento si inizia a rappresentare la prospettiva, risolvendo il problema della raffigurazione dello spazio, attraverso la diminuzione piramidale dei piani. La sua invenzione caratterizzò la produzione di Donatello – nel suo stiacciato – e di Masaccio, diffondendo la profondità nella scultura e nella pittura.

Dopo questo necessario preambolo possiamo entrare nel vivo dell’attività di Brunelleschi, dalla sconfitta delle formelle per la porta del Battistero alla grandiosa costruzione della Cupola del Duomo! Alla drammatica e concitata raffigurazione del Sacrificio di Isacco di Filippo viene preferita, dall’arte dei Calimala, la più classica e statica formella quadrilobata di Lorenzo Ghiberti. Lo stile moderno, quasi teatrale, di Brunelleschi non viene ancora totalmente capito, eppure da orafo e scultore padroneggia perfettamente la materia trattata. Questo non lo abbatte però, anzi sarà il trampolino di lancio per la sua carriera.

Facciata dello Spedale degli Innocenti, 1420

Filippo inizia a studiare, andando direttamente a Roma, le opere d’arte degli antichi perché «è dall’antico che bisogna ricorrere per apprendere i segreti della statuaria». Durante il viaggio non osserva soltanto le forme, le espressioni della scultura, ma anche i modi di costruire e di misurare dei romani, le tecniche e i materiali utilizzati, e torna a Firenze con un bagaglio enorme. Mette in pratica tutte le sue conoscenze nel concorso per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, tra il 1417-1420, approfittando del fatto che il cantiere era in seria difficoltà per una costruzione tanto imponente. La sua idea rivoluzionaria, presentata in un modello di legno stupisce tutti, nonostante venga considerato un matto.

La cupola si erge su un ottagono irregolare, coprendo più di 40 metri di diametro. Il segreto sono le due calotte una dentro l’altra, formate da spicchi a sesto acuto attraversate da costoloni di marmo. Lo spazio tra le due cupole è addirittura praticabile, con scale in cui i muratori transitavano e consumavano anche i pasti. La lanterna sovrastante raccoglie tutte le spinte, in un sistema di forze che si sorregge autonomamente, senza bisogno di centine esterne.

Brunelleschi statua di Luigi Pampaloni, Palazzo dei Canonici

Ciò che Brunelleschi realizzerà non è solo «la più grande impresa eroica dell’architettura», ma la creazione della figura dell’architetto moderno: non più un capomastro ma un progettista. Filippo si occupò di tutto: programma, materiali, costruzione, macchine da cantiere, circondandosi di pochi addetti fidati e portandosi nella tomba il segreto della costruzione. L’impenetrabile Filippo non volle infatti rivelare tutti i suoi metodi di fabbricazione, preferendo la segretezza, senza lasciare nulla di scritto.

Dopo l’impresa della cupola l’attività di Brunelleschi concise con l’allestimento di tutta la città. Il suo obiettivo era creare un continuum in tutti gli edifici per dare vita ad uno “stile fiorentino, ad un’aria familiare per i cittadini. Utilizzò la stessa spazialità ritmata con archi a tutto sesto per lo Spedale degli Innocenti e la Chiesa di Santo Spirito, e la soluzione del tempio centrale per la Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo e la Cappella Pazzi.

Filippo Brunelleschi muore il 15 aprile del 1446, lasciando la sua amata Firenze e alcune opere incompiute. Rimane però vicino alla sua grande impresa grazie ad una statua di Luigi Pampaloni, sulla facciata del Palazzo dei Canonici, al lato della Cattedrale, in cui Brunelleschi eternamente ha gli occhi rivolti al suo capolavoro.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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