Il conteso patrimonio librario di Umberto Eco: Milano o Bologna?

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Era il 19 febbraio 2016 quando Umberto Eco si spegneva nella sua casa milanese di Piazza Castello. L’intellettuale originario di Alessandria ha lasciato più che un’impronta sul panorama culturale italiano, bensì una traccia indelebile anche grazie all’enorme patrimonio librario in suo possesso, conservato proprio in casa Eco. Al momento questa collezione sta subendo una forte contesa: sia la città di Milano che quella di Bologna vorrebbero conservare e curare l’eredità dell’autore, ma la questione è piuttosto complicata. Il fatto è che sia l’una sia l’altra città meriterebbero questo onore e questo incarico, Milano in quanto Eco vi ha abitato per molti anni, Bologna in quanto luogo dove ha insegnato per altrettanti anni, aumentando anche il prestigio dell’offerta accademica emiliana grazie alla fondazione del Dams. Nel capoluogo milanese la Direzione della Pinacoteca di Brera si è proposta per l’acquisto di alcuni volumi, così da far incrementare la popolarità e le visite presso la Biblioteca Braidense, situata nel complesso dell’Accademia. D’altro canto, l’Università Alma Mater rivendica per sé la collezione in quanto Eco vi è stato docente e in quanto potrebbe ospitare l’intera biblioteca.

Entra in gioco la famiglia dell’autore, composta dalla moglie Renate Ramge e dai due figli Stefano e Carlotta. Gli eredi, infatti, vorrebbero la collaborazione tra le due parti, e soprattutto sono fermamente convinti che il patrimonio della penna de Il nome della rosa debba assolutamente rimanere in Italia, per rimarcare il valore letterario e umanistico del nostro Paese che questa scelta comporta. Né cessioni ad università straniere o vendite all’asta sono state tenute in considerazione. Ad esempio, già la collezione di Dario Fo è stata trasferita a Verona, pur essendo stato l’artista uno dei più grandi esponenti della cultura milanese contemporanea. Umberto Eco ha fatto di Milano la sua culla creativa, il suo rifugio per i tesori di carta posseduti. Milano è anche un po’ il suo nome, e vorrebbe prendersi questo merito. Ma al di là di questo è più importante il fatto che la famiglia di Eco operi con saggezza e cautela questa scelta, che risulta complessa anche a livello personale ed emotivo per gli stessi interessati, e non solo professionale.

Parlando in termini quantistici, la collezione di Eco ammonterebbe a 35 mila volumi, di cui più di mille sarebbero antichi e quanto mai valutati. In termini valoriali, lo scrittore stesso avrebbe voluto che il patrimonio in suo possesso fosse fruibile ad un ampio pubblico, per far espandere la cultura veramente a livello di massa. Era tra l’altro un suo desiderio collegare la propria casa di Piazza Castello alla Biblioteca Trivulziana con un ponte sotterraneo, che fosse agibile anche negli orari serali e notturni.

Nella vicenda nel complesso si fa avanti una terza città, ovvero Alessandria, in cui Umberto Eco è nato il 5 gennaio 1932. Tuttavia, per la città piemontese è ancora tutto da vedere e stabilire, perché il costo della collezione sarebbe troppo avanzato, e inoltre voci politiche contrastanti a livello locale emergono dalla questione. Al di là della città che effettivamente uscirà vittoriosa da questa contesa, in fondo il messaggio che Eco avrebbe voluto che passasse è sempre il medesimo:

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro. 

Ed è per questa eredità e questa libertà che lo dobbiamo ringraziare e ricordare.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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