“I have a dream”: la rivoluzione di Martin Luther King in mostra alla Casa di Vetro

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In occasione del cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, la Casa di Vetro di Milano, dopo il successo di quella sulla Rivoluzione Russa, ospita I have a dream, mostra fotografica dedicata al leader della lotta per l’uguaglianza razziale. La mostra è curata da Alessandro Luigi Perna e il titolo riprende la celebre ed indimenticabile frase dello storico discorso di Luther King pronunciato al Lincoln Memorial di Washington il 28 agosto del 1963.

L’anniversario dell’assassinio di Luther King è stato celebrato in varie occasioni in tutte le parti del mondo negli ultimi giorni, a testimonianza del fatto che il suo sogno non è morto con lui quel 4 aprile 1968.

Quel giorno Martin Luther King, che 4 anni prima aveva vinto il Premio Nobel per la Pace per il suo attivismo in favore dei diritti civili degli afroamericani, si trovava a Memphis. Nel pomeriggio, mentre si trovava sul balcone del motel in cui alloggiava, fu raggiunto alla testa da un proiettile sparato da un fucile di precisione. L’omicidio ebbe molti aspetti oscuri e controversi e scatenò una serie di agitazioni negli Stati Uniti di fine anni Sessanta, già oggetto di un grande cambiamento politico e sociale che in realtà era ancora agli albori.

La mostra della Casa di Vetro di Milano intende ricordare la sua vita, il suo impegno, la sua opera e la sua causa; attraverso  200 fotografie (di cui 60 stampate, le altre visibili grazie a installazioni video) che scandiscono la storia di Luther King, in cui scatti d’epoca realizzati da anonimi reporter si mescolano a istantanee di grandi fotografi come Lewis Hine, Dorothea Lange, Gordon Parks Arthur Rothstein e Jack Delano. La mostra, che sarà visitabile fino al 23 giugno, propone uno sguardo panoramico che parte dalla fine dell’Ottocento, con scatti che immortalano le condizioni di disagio e inferiorità della popolazione afroamericana dell’epoca, fino alle famose marce degli anni Sessanta di Martin Luther King, accompagnato da personaggi come Marlon Brando, Bob Dylan e Joan Baez.

Oltre all’interessante e ben organizzata panoramica storica sulla vita di Martin Luther King l’esposizione fotografica lascia allo spettatore una serie di domande e spunti di riflessione. Il contributo di Martin Luther King e di molti altri personaggi storici legati alla lotta alla discriminazione e alla segregazione razziale è stato fondamentale; ma quanta strada manca ancora per raggiungere l’uguaglianza? Quanto dovremo lavorare ancora per eliminare il morbo del razzismo? Come è possibile che nel ventunesimo secolo ci siano ancora delle spaccature sociali ed etniche così profonde e violente? Perchè in un paese che si proclama la patria della libertà come gli USA per ogni disoccupato bianco ce ne sono due afroamericani?

E ancora, le statistiche mostrano che negli Stati Uniti i neri guadagnano il 21,6% in meno dei bianchi, hanno il 10% di possibilità di essere affetti da diabete, hanno una speranza di vita di 4 anni in meno rispetto ai bianchi e hanno una probabilità di essere assassinati nove volte maggiore rispetto a un bianco. Se questo è il paese della libertà, bisognerà rivedere la voce “libertà” su tutti i vocabolari del mondo.

L’antirazzismo e l’uguaglianza etnica e sociale non sono temi obsoleti. Tutt’altro; sono quanto mai attuali in un’America governata da un pericoloso miliardario razzista e guerrafondaio come Donald Trump. La lotta per l’uguaglianza non è finita; il sogno di Martin Luther King continua. 

I have a dream
A cura di Alessandro Luigi Perna
La Casa di Vetro, Milano
Dal 31 marzo al 23 giugno 2018

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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