“Il viaggio di Escher”: Leeuwarden omaggia il suo illustre cittadino

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Maurits Cornelis Escher (1898-1972) torna a casa: Leeuwarden, sua città natale e Capitale europea 2018, verrà inaugurata il 28 aprile la mostra Il viaggio di Escher.

Mi è accaduto durante le passeggiate solitarie per i boschi che circondano Baarn di fermarmi di colpo sui miei passi, colto da una sensazione allarmante, irreale e allo stesso tempo deliziosa: mi trovavo faccia a faccia con l’inspiegabile. Quell’albero davanti a me, come oggetto, come parte dei boschi, può non essere sorprendente. La distanza, lo spazio, che è tra di noi sembra, comunque, improvvisamente enigmatica. Non conosciamo lo spazio. Non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo sentiamo. Siamo in mezzo a esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla. Posso misurare la distanza tra me e un albero, ma quando dico “tre metri”, quel numero non svela in alcun modo il mistero. Vedo solo frontiere, segni; non vedo lo spazio vero e proprio. Il vento che soffia sul mio viso pungendomi la pelle, non è spazio. Quando tengo un oggetto tra le mani, non sento l’oggetto spaziale in sé. Lo spazio resta impenetrabile, un miracolo.

Puddle (1952)

Queste le parole di un artista straordinario, come egli era, che consentono ad un uomo schiacciato dal peso della società di aprire nuove finestre sul quotidiano, spesso ritenuto banale, poiché privo di mistero e di imprevedibilità. La realtà osservata attraverso gli occhi di Escher assume una prospettiva completamente nuova, si carica di possibilità, di probabilità, di domande e anche di incertezze, che egli sapientemente riesce a dosare e a riflettere nelle sue opere.

Ottanta delle sue stampe verranno esposte nella mostra l Viaggio di Escher allestita nel museo della Frisia, saranno integrate con lettere, fotografie ed effetti personali, offrendo un quadro intenso dei momenti salienti della vita di un personaggio incredibilmente complesso, un artista che fu anche un creatore di mondi, puntualmente definiti, plasmandoli per essere perpetui nell’infinito divenire del tempo.

A complemento del percorso espositivo il museo propone anche la mostra dal titolo Phantom Limb: Art beyond Escher, il cui fulcro si incentrerà su una continua serie di installazioni oniriche di artisti contemporanei internazionali. L’intento è ricreare il mondo di Escher, così coinvolgente ma allo stesso tempo stravolgente, instillandogli vita sotto l’occhio incredulo degli spettatori. Le mostre realizzate dal museo locale sono solo alcuni degli eventi legati all’artista: l’intera Frisia celebrerà il suo illustre cittadino attraverso il progetto Planet Escher, grazie al quale promuoverà eventi per tutto l’anno.

Convexe et concave (1955)

L’importanza che questa figura ha rivestito non solo per il suo luogo d’origine ma anche per l’intera storia dell’arte, trabocca da ogni angolo delle manifestazioni promosse. Ecco che perciò il titolo della mostra principale risulta essere azzeccato, perché Escher nel corso della sua vita compì un viaggio lungo e impervio, che dall’Olanda lo condusse in Italia, in Spagna e poi in Svizzera. Da tutti questi luoghi egli ebbe modo di apprendere e di costruire la propria identità di persona ma soprattutto di artista.

Anche se questo non fu l’unico viaggio per l’artista: egli riuscì a compiere dei viaggi immaginari e metaforici che in qualche modo trasportava nelle proprie creazioni investendole di significati nascosti, a cui tutt’oggi gli spettatori possono abbandonarsi e lasciarsi trasportare.

Belvedere (1958)

Un viaggio nel viaggio, nel quale in qualche modo egli era alla continua ricerca di una comprensione per qualcosa che lui stesso definitiva impenetrabile. Era ossessionato dalle concatenazioni infinite, dai giochi ottici e dalle formule matematiche che accompagnano ipnoticamente i suoi lavori. Basti pensare a Drawing Hands (1948), una mano disegna l’altra e viceversa, un paradosso artistico che trova la sua essenza in una spirale perpetua. Day and Night (1938), dove i campi mutano in uccelli che trasformano il giorno in notte, è un disegno figurato che diviene illusione geometrica attraverso nette campiture aritmeticamente regolari. Ancora una volta le illusioni che derivano dai suoi viaggi, sono a loro volta una migrazione nella fantasia. Un esempio tra tutti sono le sue famose scale infinite, che non conducono da qualche parte, bensì si trasformano in luogo stesso dell’interesse, così come avviene per il gesto quotidiano, di cui troppo spesso si perde la rilevanza significante, che perciò viene investito, per l’artista, da un rinnovato cambiamento di prospettiva atto a riconsiderare la realtà stessa come soggetto principe. I disegni di Escher, come le scale, nel cammino e non, nella destinazione incontrano il centro della propria esistenza e forse il centro dell’esistenza umana.

Il viaggio di Escher
Fries Museum, Leeuwarden (Paesi Bassi)
Dal 28 aprile al 28 ottobre 2018

Carolina Cammi per MIfacciodicultura

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