Dalla Russia con amore: Aleksandr Rodchenko approda a Palazzo Te

0 347
Autoritratto caricaturale, 1922

Aleksandr Rodchenko (San Pietroburgo, 1891 – Mosca, 1956) ha incarnato, come altri artisti delle avanguardie, molti ruoli: pittore, grafico, scenografo, scultore, architetto, disegnatore e fotografo. In quest’ultima veste, forse quella che meglio lo ha rappresentato nel corso della sua vita, viene celebrato al Palazzo Te di Mantova nella mostra Alexander Rodchenko. Revolution in photography, visitabile fino al 27 maggio 2018. Si tratta di una raccolta di circa centocinquanta fotografie dai negativi originali degli anni Venti e Trenta, provenienti dalla collezione del Multimedia Art Museum Moscow e selezionate dalla curatrice Olga Sviblova. Le Fruttiere della villa di Giulio Romano si animano in un tripudio di bianco e nero appena mitigato da alcune pareti rosse; si procede a ritroso nel tempo, fino a dare del tu ad uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia sovietica del XX secolo. Propedeutico in questa direzione è l’inizio del percorso espositivo che accoglie il visitatore con una serie di intensi ritratti, tra i quali, appunto, l’Autoritratto caricaturale del 1922 dove il fotografo si presenta. Tutt’intorno altri profili impeccabili, quasi scavati in un marmo di pelle levigata, sguardi fieri e sicuri che, anche quando non si rivolgono direttamente alla camera, colpiscono per la loro profondità. Corpi e volti puliti, austeri e monumentali preannunciano le costruzioni geometriche protagoniste del resto dell’esposizione. Lo sguardo che cattura maggiormente l’attenzione è quello del poeta, scrittore e drammaturgo Vladimir Majakovskij, amico e frequentatore di Rodchenko, che nel 1923 illustrò il suo poema sull’amore Pro eto con dei fotomontaggi raffiguranti lo stesso Majakovskij e la donna da lui amata, Lilija Brik, che non può mancare tra i ritratti in esposizione. Il suo volto iconico, immortalato per il poster Knigi, diventa il simbolo di una nuova era.

Una veduta della mostra a Palazzo Te

La mostra prosegue con le immagini di altri temi particolarmente cari al fotografo: si passa dalla rappresentazione del settore dell’industria automobilistica all’elogio del lavoro operaio, per arrivare alle scenografiche parate di ginnasti e atleti. Si respira il clima di entusiastico fermento della Rivoluzione d’Ottobre. È il costruttivismo: un mondo nuovo sembra davvero possibile, la modernità porta con sé la speranza di una società migliore e le conquiste tecnologiche sono foriere di una realtà fino ad allora solo immaginata. Così la fotografia di Rodchenko celebra l’industria attraverso i suoi elementi base, pesca a piene mani dai particolari dei bulloni, del vetro e del ferro, fa diventare protagonista il lavoro delle masse, canta una vita che attraverso il lavoro prende in mano le briglie della storia dell’intera umanità. Si rifiuta il culto dell’ arte per l’arte a favore dell’arte come pratica diretta verso scopi sociali, la fotografia diventa arte. Su questa scia troviamo la testimonianza di una nuova Mosca, immortalata nel momento della costruzione del Parco della Cultura e della asfaltatura delle strade di Leningrado ed esaltata grazie alle immagini di edifici simbolo, come quello progettato da Ginzburg sul viale Novinski. Anche l’industria dei giornali ha la sua parte: ecco apparire le immagini di un fotoreportage all’interno dell’ufficio editoriale e dell’archivio del giornale Gudok.

Vladimir Mayakovsky

È la Russia che ci guarda dai ritratti dei suoi personaggi principali, che ci fa l’occhiolino dai palazzi, che si sporge dalle finestre e sale infinite scale in un eterno gioco tra luce ed ombra, tra il tutto e il particolare, che diventa quasi perversione.

Vedute dal basso verso l’alto invogliano a salire, a scoprire il suono delle trombe e degli oggetti che si raccontano attraverso la loro quotidianità, allo stesso tempo nobile e meschina. Viene infine lasciato spazio ad un malinconico accenno alle acrobazie degli artisti del circo, che salutano lo spettatore, ormai capace di guardare la realtà nelle sue peculiarità più minute e nascoste, come auspicato dallo stesso Rodchenko che nel 1928 scrisse:

Se si desidera insegnare all’occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli gli oggetti quotidiani e familiari da prospettive ed angolazioni totalmente inaspettati e in situazioni inaspettate; gli oggetti nuovi dovrebbero essere fotografati da angolazioni differenti per offrire una rappresentazione completa dell’oggetto.

Alexander Rodchenko. Revolution in photography
A cura di Olga Sviblova
Palazzo Te, Mantova
Dal 29 marzo al 27 maggio 2018

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.