“Il mistero di Donald C.”: la regata di Donald Crowhurst torna al cinema

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Il mistero di Donald C. è il nuovo film del regista James Marsh con Colin Firth e Rachel Weisz. La trama narra la storia di Donald Crowhurst, uno dei partecipanti al Golden Globe Race del 1968. La sua vicenda ha ispirato già in passato altre pellicole: I quarantesimi ruggenti (1982) di Christian de Chalonge con Jacques Perrin e Julie Christie, e Deep Water – La folle regata, documentario del 2006 di Louise Osmond e Jerry Rothwell.

Il mistero di Donald C.
Il mistero di Donald C.

Nel 1968 il Sunday Times indice la Golden Globe Race, ovvero una regata solitaria senza soste intorno al mondo. Donald Crowhurst (Colin Firth) decide di prendervi parte pur non essendo un velista esperto. Oltre a lui parteciperanno infatti otto professionisti del settore. L’innamoratissima moglie Clare, interpretata dalla Weisz, deciderà di separarsi dal suo compagno per badare ai due figli della coppia. Donald è un padre di famiglia e uomo d’affari inglese deciso a provare il proprio valore: sostenuto dai suoi cari è convinto di poter vincere il premio della Golden Globe Race e di poter comparire sulle pagine del Sunday Times come un eroe.

Chi conosce la vera storia di Donald C. sa che l’epilogo della sua partecipazione alla Golden Globe Race sarà molto drammatico. In effetti sembrerebbe apparentemente inspiegabile il motivo per cui egli abbia deciso di intraprendere un’esperienza di questo tipo. All’apparenza il suo nucleo famigliare sembra perfetto: il rapporto con la moglie è invidiabile e i figli lo apprezzano. Eppure Donald sceglie di non rispettare l’equilibrio della sua vita immergendosi in una attività molto pericolosa. Egli sembra infatti essere perfettamente a conoscenza dei propri limiti e della propria inesperienza ma, con l’avvicinarsi della partenza l’uomo non appare preoccupato per la prova ma sembra voglia quasi auto-condannarsi.

Il mistero di Donald C.Colin Firth (Grayshott, 10 settembre 1960) è l’emblema dell’amabilità e della compostezza britannica che convive con la calma e la freddezza anglosassone. È difficile associare questo attore al protagonista della vicenda. Siamo abituati a ruoli in cui Firth è un vincente di natura mentre invece ne Il mistero di Donald C. deve apparire come l’unico amatore e dilettante in mezzo ai professionisti.
Attraverso una ricostruzione storica, il racconto nel film è diviso in due parti: nella prima assistiamo alla preparazione della barca e alla diffidenza della gente che manifesta dubbi sulla partecipazione di Donald alla Golden Globe Race; nella seconda, dove ci viene mostrato il viaggio per mare, appare come problematica dal punto di vista attoriale poiché Firth non è probabilmente in grado di fallire e di mostrarsi in questa veste di vulnerabilità agli occhi del pubblico.

I temi centrali della pellicola riguardano la scelta e il coraggio, ma anche il desiderio di andarsene e abbandonare la quotidianità. L’idea d’esser ricordato per una impresa memorabile lascia il posto alla prepotenza del mare. Il film appare quindi come la metafora di un naufragio esistenziale in cui il protagonista veste i panni di chi vorrebbe compiere un ribaltamento sociale. Donald è un mediocre nell’ambito delle regate che si getta nelle mani del destino per diventare quello che non è.

A cinquant’anni da quella Golden Globe Race, la storia di questo avventuroso borghese sembra rimanere ancora attuale. A tutti almeno una volta nella vita deve essere balenata l’idea di mettersi in gioco. Probabilmente è per questo motivo che il film di Marsh si trova nelle sale cinematografiche: la storia di Donald C. può essere quella di ognuno di noi?

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

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