#EtinArcadiaEgo – Innovare l’impresa con l’arte: un connubio possibile secondo la Fondazione Ermanno Casoli

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Fondazione Ermanno Casoli
Innovare l’impresa con l’arte: il metodo della Fondazione Ermanno Casoli

Il rapporto fra arte e azienda è senz’ombra di dubbio una delle questioni che più interessano il panorama della riflessione artistica contemporanea. Ci si chiede sempre di più insomma non tanto se l’arte sia o no utile, ma se l’arte sia in grado di creare un utile a un’impresa. Proprio a partire da questi termini si è svolta la conferenza di presentazione del volume Innovare l’impresa con l’arte: il metodo della Fondazione Ermanno Casoli, in una proficua tavola rotonda fra gli autori e alcuni artisti e personaggi di settore martedì 10 aprile in Università Cattolica a Milano.

Il libro, scritto a sei mani da Deborah Caré, Chiara Paolino e Marcello Smarelli e pubblicato da Egea Editore, racconta la nascita di un progetto di connubio fra arte e azienda promosso dalla Fondazione Ermanno Casoli e accolta dalla Elica, un’impresa attiva nel settore della produzione di cappe da cucina.

Un’esclamazione sorge spontanea: che accostamento insolito! Come si può trovare un connubio tra il mondo dell’arte e un prodotto che tendenzialmente guarda poco all’estetica e più all’effettivo uso? La conferenza ha cercato di scandagliare innanzitutto questo punto, con l’intervento di Marco Carminati, storico dell’arte e firma del Sole 24 Ore. «La Fondazione Casoli – ha spiegato – si è posta come obiettivo il ritorno dell’arte contemporanea come strumento metodologico e didattico, applicabile dunque a molte aree di utilizzo fra cui l’azienda. Dico ritorno perché è stata proprio l’arte contemporanea a relazionarsi per la prima volta con l’azienda, ai tempi della scuola del Bauhaus».

Dopo aver accertato un precedente storico di felice connubio arte-azienda, la dottoressa Deborah Caré e la professoressa Chiara Paolino, quattro delle sei mani che hanno scritto il libro presentato, hanno esaminato il problema della creazione di un utile attraverso l’arte. Parlando di azienda, è chiaro che nulla è fine a se stesso: l’oggetto artistico e l’idea artistica devono sia essere utili sia creare un utile, se davvero il progetto vuole essere a lungo termine e non un illuminato caso isolato. Secondo la dottoressa Caré, l’intervento artistico all’interno di un’azienda produce utile perché «permette di avvertire i cambiamenti che avvengono. Chi vuole fare impresa oggi deve essere pronto a continue mutazioni, spostamenti di idee e interessi di chi sta fuori dalle nostre mura. L’arte contemporanea spinge per natura a guardare avanti, e ci permette di restare al passo. Non solo: è un cambiamento totalmente “in orizzontale, senza distinzioni di ruoli, perché l’arte è un qualcosa di completamente nuovo per tutti».

Fa eco la professoressa Paolino: «l’ingresso dell’arte nel mondo dell’impresa aiuta a creare un progetto a lungo termine, sia per un design innovativo nel prodotto, sia nei cambiamenti all’interno dell’azienda, con un occhio particolare per il dipendente e il suo rapporto con il lavoro».

Sulla dialettica lavoro-lavoratore, che travalica da sempre la semplice riflessione di settore, è intervenuto nell’introduzione del libro Pierluigi Cerri, da anni esperto di settore e attualmente nel cda di Sensemark:

Le aziende sono spesso motivo di frustrazione per il dipendente, che si sente un semplice e insignificante numero. Invece le risorse umane devono essere una fetta importante e decisiva nello sviluppo dell’impresa, che ha tutto da guadagnare nel migliorare le condizioni lavorative: se un dipendente si trova bene nel proprio posto di lavoro, aumenta la produttività. L’inserimento dell’ambito artistico aiuta a introdurre una crescita, una possibilità stimolante per l’individuo.

Innovare l’impresa con l’arte presenta una summa dei progetti della Fondazione Casoli, dimostrando i vantaggi concreti dati dall’arte. L’impresa, oggi in particolare, deve guardare oltre e l’arte uscire dalla sempreverde torre d’avorio in cui spesso è relegata o si vuole relegare: se il settore produttivo accetterà di accogliere delle novità e se d’altra parte il mondo dell’arte saprà tornare ai tempi della prima Olivetti e della Bauhaus ancora prima, allora forse il nuovo umanesimo tanto millantato potrà nascere davvero.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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