Ad Amsterdam il primo supermercato plastic-free al mondo

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La plastica è l’aratro del terzo millennio. Plasmabile e altamente versatile, esse è diventata un aspetto fondamentale del nostro quotidiano. Se tutti voi adesso alzaste gli occhio dallo schermo e vi guardaste attorno con attenzione, vi accorgereste che la plastica è ovunque. Siamo avvolti dalla plastica. Proprio come quegli avocado bio, impacchettati singolarmente tra un piattino di polistirolo e mezzo chilo di pellicola. Finalmente ad Amsterdam un supermercato ha detto basta, inaugurando un reparto completamente plastic-free.

Plastic-free?! Chi, come, dove e perché

Il reparto plastic-free

Ekoplaza è una catena che conta ben 74 supermercati biologici in tutto il paese, tutti incentrati su prodotti bio e a km 0, con un vasto reparto per intolleranze e allergie alimentari. Nonostante Ekoplaza offra da anni prodotti il più possibile naturali per tutte le tasche, da un paio di mesi a questa parte però sentiva di non fare abbastanza. O meglio, di poter fare di più, molto di più. Dopotutto, la plastica regna sovrana anche nei negozi bio. Anzi, a voler dirla tutta, nei Paesi Bassi i prodotti bio sono sempre impacchettati singolarmente. Un po’ un controsenso, direi. Quindi era proprio ora di iniziare la plastic revolution.

L’idea è nata in seno a A Plastic Planet, un’associazione che organizza campagne di sensibilizzazione contro l’inquinamento ambientale, ed è stata portata avanti da due grandi donne, Sian Sutherland e Frederikke Magnussen. Lo scopo è semplice: mostrare al mondo che non abbiamo bisogno di imballaggi inquinanti. Per ora il progetto è stato solo sviluppato in una sede della catena, principalmente per testare il mercato e vedere la reazione dei clienti e, si spera, degli altri supermercati.

Questo reparto plastic-free offre più di 700 prodotti (disponibili anche online), tra cui carne, riso, salse, prodotti caseari, cioccolato, frutta e verdura. Tutti questi non sono venduti a peso, bensì incartati in quello che sembra…beh, plastica! Solo che non è la solita PEG ricavata dal petrolio, bensì da fonti 100% rinnovabili. A fianco dei più tradizionali carta, vetro e cartone, troviamo infatti materiali un poco insoliti, quali amido, zucchero e polpa di legno. Ne consegue, quindi, che tutto ciò che racchiude questi cibi sia o 100% riciclabile o 100% biodegradabile.

Modello per un cambiamento radicale

La produzione annua globale di plastica in milioni di tonnellate

L’inquinamento da plastica è talmente drastico che, se non arginato, porterà ben presto a danni irreversibili: secondo le stime della fondazione Ellen MacArthur, nel 2050 nei nostri mari ci sarà più plastica che vita. La ragione? Consumismo, comodità e il dio denaro. Secondo un recente studio del Guardian, i supermercati britannici rappresentano una delle fonti principali di rifiuti a base di petrolio del paese, arrivando fino ad 1 milione di tonnellate annue. I dati sono simili per gli altri paesi europei, ciò che fa dei supermercati uno dei settori più inquinanti, contribuendo da soli al 40% del consumo mondiale di plastica.

Il gennaio scorso abbiamo tutti assistito alla rabbia della gente per la nuova legge sui sacchetti per frutta e verdura, che finalmente devono essere biodegradabili e a carico del cliente. Questo è stato il primo passo verso una maniera più conscia ed equa di fare la spesa, ma resta ancora parecchia strada da fare. Carne, pesce, salumi formaggi e verdure già pulite vengono avvolte nella pellicola, per non parlare di tutti gli altri prodotti preconfezionati, come pasta, latte, uova, biscotti, surgelati. Li compriamo tutti abbracciati da un velo di petrolio che, spesso e volentieri, non viene nemmeno riciclato.

Sian Sutherland, A Plastic Planet, and Frederikke Magnussen, Friends of the Earth

Non ci sono ragioni logiche per avvolgere qualcosa di altamente deperibile in imballaggi quasi indistruttibili. L’ambiente paga un prezzo troppo caro per la nostra pigrizia. La risposta, tuttavia, non è l’abnegazione totale, bensì una reinvenzione. La plastica certo è comoda e costa poco, ma è giunta l’ora di abbracciare soluzioni più ecosostenibili, per noi e per gli altri. Ekoplaza ha deciso di piantare il primo seme per un futuro plastic-free e mostrare a tutti che si può guarire da questa dipendenza dall’oro nero, basta volerlo.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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