Jorit: il murales del piccolo principe e del gigante buono

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Particolare del murales di Jorit

Due volti all’apparenza quanto mai più diversi, basta osservare gli occhi per dirlo: quelli a sinistra sono di Niccolò, 15 anni, accigliati nel loro nero e rivolti verso il basso, mentre quelli di Maradona a destra sono scuri, fieri e sembrano trasmettere una sensazione di potente consapevolezza. Se si osserva attentamente, però, sotto la prima immagine ce n’è una seconda, più piccola, che ritrae le pupille verdi del ragazzo proiettate verso una meta ben precisa. Un cambiamento di scena, dunque, solo un frame dopo ed è tutto diverso, come se un lampo di consapevolezza avesse invertito i pensieri e fatto alzare lo sguardo. Sui volti di entrambi, proprio sotto il ciuffo castano del giovane e sopra la barba folta del campione argentino, ci sono dei segni. Sembrano delle saette, rossi come una ferita all’apice del male, in pronta partenza per guarire e ripartire. A realizzare questo murales nella periferia di Napoli (San Giovanni a Teduccio), è stato lo street artist Jorit Agoth, in questi giorni noto anche per i ripetuti battibecchi con l’inviato di Striscia la Notizia Vittorio BrumottiL’artista italo-olandese ha realizzato l’opera non casualmente in questo periodo, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, svoltasi il 2 aprile.

Troppo spesso capita di sentire delle banalità, sia dalla parte di chi, purtroppo, ancora si ostina a infierire su chi vive con questa difficoltà, sia dal pulpito di chi pensa di conoscere perfettamente la condizione dell’altro, senza però esserci dentro e poter parlare con cognizione di causa. Una persona che ha tutta l’esperienza per parlare è la mamma di Niccolò la quale, senza ipocrisie o parole futili, afferma che

Ci hanno ripetuto più volte che siamo dei genitori speciali ma vi confesso che ho desiderato per anni in ogni singolo giorno della mia vita di poter essere un genitore normale, ma è negli stessi anni che ho capito che noi di speciale non abbiamo avuto niente se non Niccolò che con i suoi sorrisi e la sua presenza ci ha reso la vita migliore.

Sono 15 anni che la famiglia è vicina a Niccolò, da quando gli venne diagnosticata la sindrome dello spettro autistico, e ben 115 i gol realizzati dal calciatore raffigurato da Jorit con il Napoli tra il 1992 e il 1998, numeri distanti e troppo alti ad indicare traguardi di un sogno disilluso, impossibile da raggiungere. La cosa bella, però, è che «per qualche strana magia, come per osmosi tutti quelli che hanno incrociato Niccolò sul loro percorso si sono lasciati contagiare da questa gioia, tra queste persone nell’ultimo mese e mezzo si sono aggiunte altre persone, che negli occhi di Niccolò hanno colto tutto quello che di meraviglioso c’è solo per quelli che sanno guardare davvero: l’essenziale invisibile agli occhi».

Il Piccolo Principe impara ad addomesticare

Citando Saint-Exupery, non si può non paragonare l’autore che, nella sua opera celebre nel 1946 “Il piccolo principe”, guida il protagonista totalmente inerme, senza risorse fisiche extra né idee su dova possa realmente essere, in un mondo che un po’ alla volta scopre e fa proprio. Da incontri con re saccenti che pensano di avere il diritto di sapere tutto di tutti ad altre convinte di poter esplorare il globo e conoscere le persone senza uscire dal proprio studiolo nascosto nel mondo. Tutto può essere visto come un’allegoria, in cui Niccolò scopre pian piano quello che lo circonda, e lo fa proprio, dapprima imparando a prendersi cura delle cose che lo circondano, come la rosa sul pianeta-senza-nome, per poi arrivare ad “addomesticare” gli altri significativi che lo accompagnano e guidano nel percorso, come la volpe che gli insegna il significato della parola “addomesticare”.

Addomesticare? È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami. se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato.

Questo libro come il murale di Jorit sono strumenti utili per creare dei fili tra l’apprendimento e l’affetto, arrivando a comprendere che, se addomesticato, tutto può essere possibile e ogni connessione legittimata, al punto che due personalità come quella di Niccolò e quella di Maradona vengano riconosciute più simili che mai, nonostante l’apparenza.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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