Premio Strega: le nuove modifiche apportate al regolamento

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Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017 con “Le otto montagne”

Lo scorso 6 febbraio, il direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi ha annunciato l’introduzione di due importanti novità relative al regolamento del Premio Strega, il più importante riconoscimento letterario del panorama italiano. Nello specifico, si tratta di modifiche riguardanti la presentazione delle opere partecipanti. A partire da quest’anno,  ciascuno dei 400 amici della domenica, in riferimento al gruppo che nel 1946 sostenne la nascita del Premio, potrà presentare i candidati in maniera autonoma. Trattasi di un team composto da un’eterogeneità di menti, le cui occupazioni spaziano dal mondo del giornalismo a quello della poesia, con la presenza di scrittori e intellettuali per poi incontrare politici ed editori; ognuno di essi gode ora del privilegio di proporre delle persone autonomamente selezionate, senza più vincoli. In secondo luogo, un’ulteriore modifica riguarda la possibilità, dopo aver ricevuto le dodici candidature ufficiali, di aggiungere altri titoli a propria discrezione.

Nelle intenzioni della Fondazione, emerge con evidenza l’intenzione di aumentare il potere dei membri della Domenica, insieme alla volontà di facilitare l’accesso al Premio Strega ai piccoli editori. Stando alle parole di Petrocchi, con il precedente regolamento, il potere di approvazione delle candidature era in mano alle case editrici, le quali potevano accordarsi per favorire un determinato candidato a scapito di altri. Con queste nuove regolamentazioni, però, il rischio può essere quello di conferire maggior potere al Comitato direttivo e, di conseguenza, aumentare le difficoltà per le piccole e medie case editrici di farsi notare.

In costante aumento le vendite dei libri in Italia

Negli ultimi anni, il premio sembra aver cambiato pelle ma, in definitiva, il risultato sembra essere solo quello della moltiplicazione in libreria delle fascette con scritto “presentato al Premio Strega“. Sono i numeri a parlare chiaro. L’anno scorso, tra le 27 proposte solo due erano titoli della galassia Mondadori, che rappresenta il più grande gruppo editoriale in Italia. I restanti 25 titoli provenivano dal mondo della piccola e media editoria. Quest’anno, le opere presentate alla scadenza sono state 41. A conferma del rischio sopra citato, secondo il quale queste due nuove variazioni giocherebbero, contrariamente a quanto dichiarato ufficialmente, in realtà a sfavore delle piccole e medie case editrici, è emerso che nel marzo 2018 sono stati 10 i titoli pubblicati da Mondadori, Einaudi, Rizzoli e Frassinelli, decisamente di più rispetto all’esiguo numero del 2017. Per continuare, sono presenti 4 titoli per Bompiani, 3 per Neri Pozza e 2 per Tunuè.

Dinanzi a questi numeri, viene da domandarsi quale sia attualmente la condizione della piccola e media editoria in Italia. Sebbene la partecipazione a premi importanti come lo Strega sembri essere sempre più difficile, i piccoli editori continuano a crescere, come viene certificato, per esempio, dalla partecipazione con più di centomila ingressi alla fiera nazionale della piccola e media editoria, svoltasi nel dicembre scorso in occasione della sedicesima edizione di Più libri più liberi. In quella sede, venne presentata un’indagine di Nielsen che descriveva un 2017 ancora in crescita (per il terzo anno consecutivo) nel sostenere l’importanza dei piccoli e medi editori, riconoscendoli come il 39% del mercato italiano.

Più libri più liberi – Fiera della piccola e media editoria

I piccoli e medi editori risultano uno dei settori più innovativi dell’editoria italiana. A confermare ciò, interviene Diego Guida, Presidente del gruppo Piccoli Editori Aie (Associazione Italiana Editori), il quale redarguisce anche in merito all’importanza della qualità che il Premio Strega deve avere, nell’affermare l’importanza della qualità, oltre che del mero risultato quantitativo in termini di fatturato. Pare dunque importante, secondo lui, esplorare nuovi generi, spaziare verso letterature innovative che possano trovare una loro strada anche all’estero o da lì prendere spunti, dimostrandosi costantemente aperti a incontrare idee nuove e mai sperimentate.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

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