Fulvio Roiter: sessant’anni di carriera in mostra ai Tre Oci di Venezia

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Fulvio Roiter

A due anni dalla scomparsa del grande fotografo veneziano Fulvio Roiter (1926 – 2016), la Casa dei Tre Oci di Venezia gli rende omaggio con una meravigliosa retrospettiva composta da 200 scatti che racchiudono i sessant’anni della sua carriera. Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007, promossa dalla Fondazione Venezia in partenariato con Città di Venezia e curata da Denis Curti, con la preziosa collaborazione della moglie Lou Embo Roiter, ripercorre in nove sezioni tutta la carriera internazionale del fotografo veneziano, dagli scatti in bianco e nero fino al, non scontato, passaggio al colore.

Forse è stato il caso a volere che Fulvio Roiter diventasse un grande fotografo. Come racconta lui stesso in una video intervista visibile all’interno della mostra, suo padre, in occasione di una promozione a scuola, gli regalò una Welta, una macchina fotografica stile Leica con cui il giovane Roiter iniziò ad appassionarsi sempre più alla fotografia. Certo è che se mancano talento e determinazione il caso da solo non basta.

Ciascuna delle nove sezioni della mostra (L’armonia del racconto, Tra stupore e meraviglia: l’Italia a colori, Venezia in bianco e nero: un autoritratto, L’altra Venezia, L’infinita bellezza, Oltre la realtà, Oltre i confini, Omaggio alla natura, L’uomo senza desideri) rappresenta uno specifico periodo della vita e dello stile fotografico di Roiter.

Sicilia, 1953

Gli esordi coincidono con il pieno della stagione neorealista, un movimento culturale di cui Roiter eredita la finezza compositiva e la curiosità nei confronti della vita nella sua città e in paesi lontani. Il desiderio di documentare la realtà sociale ed economica di quel periodo immediatamente successivo al Dopoguerra è molto forte. Fu in Sicilia che intraprese il primo viaggio che lo consacrò come fotografo e fu in giro per l’Italia che successivamente sperimentò la fotografia a colori in un periodo di maggiore maturità fotografica.

In mostra sono esposti anche gli scatti dei suoi numerosi viaggi all’estero: a New Orleans, in Portogallo, in Belgio dove conobbe sua moglie, in Andalusia e in Brasile.

Un’ampia sezione è dedicata alla sua città: Roiter deve tanto a Venezia e Venezia deve tanto a Roiter. Cuore e anima della sua produzione fotografica è stata appunto la sua città: magica, unica e ricca di storia da sembrare quasi una scenografia teatrale. Attraverso i suoi scatti la città lagunare è stata messa in connessione con il mondo che ne ha potuto così conoscere e ammirare così l’incanto e la poesia. Di Venezia ha raccontato storie, sia in bianco e nero che a colori. Storie mai banali che hanno saputo emozionare un pubblico internazionale grazie alle pubblicazioni dei suoi reportage, infatti parte integrante della sua opera artistica fu il libro fotografico a cui Roiter dedicò tutto se stesso e che lo portò a vincere importanti riconoscimenti internazionali come il prestigioso Premio Nadar e il Grand Prix a Les Rencontres de la Photographie d’Arles nel 1978: Essere Venezia.
Alcune delle sue pubblicazioni originali più famose sono esposte lungo il percorso della mostra.

Roiter nutriva grande interesse per l’Italia intera, «Fotografare l’Italia non è difficile, è impossibile» diceva. Secondo lui un fotografo doveva saper coinvolgere e suggestionare, facendo leva sulla qualità delle immagini, riproponendo soggetti apparentemente insignificanti o troppo noti in sequenze nuove ed accattivanti.

Fulvio Roiter è stato un grande fotografo dalla straordinaria capacità di suscitare emozioni anche attraverso uno scatto apparentemente banale e questo è ben visibile durante tutta la mostra.

Sapeva vedere dove gli altri osservano solo.

Dicono che l’abitudine distrugga l’occhio: vivi in un luogo e finisci con il non vederlo più. Può darsi, ma non vale per me: mi salva l’emozione.

Fulvio Roiter.

Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007
A cura di Denis Curti
Casa dei Tre Oci, Venezia
Dal 16 marzo al 26 agosto 2018

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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