William Wordsworth: apparente semplicità e rivoluzione poetica

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Daffodils

Se c’è un poeta tutt’altro che semplice e dimesso questi è senza ombra di dubbio William Wordsworth (Cockermouth, 7 aprile 1770 – Rydal Mount, 23 aprile 1850). Assieme a Samuel Taylor Coleridge, Wordsworth è l’araldo del romanticismo in Inghilterra e uno dei principali esponenti della prima generazione romantica inglese. In questo articolo non intendo dilungarmi troppo sul profilo biografico, ma concentrarmi sulla sua rivoluzione poetica, sulla sua particolare tecnica poetico-narrativa (la cosiddetta “contemplazione in tranquillità”, che ben si esplica nella celebre Daffodils) e, infine, spendere due parole sulla differenza con Coleridge da un punto di vista ideologico-tematico.

Nato nell’Inghilterra settentrionale, Wordsworth inizia la sua carriera poetica nel 1798, quando, assieme a Coleridge, dà alle stampe il manifesto concreto e compiuto del romanticismo britannico, vale a dire le Lyrical Ballads (“Ballate liriche”). È bene dire due parole su cosa si intendendo per romanticismo. Esso è uno dei movimenti culturali più proficui a livello mondiale, dove sì si riscopre il passato nazionale in chiave ideologica, ma soprattutto si guarda a esso con nostalgia, in quanto prodotti dell’Illuminismo e del suo razionalismo. Qual è, in questo contesto, la proposta poetica di Wordsworth? Le Lyrical Ballads fanno piazza pulita dei vari Alexander Pope, Samuel Richardson e Daniel Defoe, per sostituirli con poetica della (apparente) dimessa semplicità. Annuncia il poeta che la sua poesia descriverà accadimenti verosimili (per esempio l’incontro casuale coi daffodils nell’omonima poesia o il canto in gaelico scozzese della mietitrice solitaria in The Solitary Reaper). Anche il linguaggio, scrive il poeta, deve essere appropriato: egli si servirà della lingua really used by men (“veramente utilizzata dagli uomini”). L’opera di Wordsworth, dunque, non idealizza come avrebbe fatto a posteriori la maggior parte della poesia romantica, ma, come direbbe Lukács, attua una forma di rispecchiamento, cioè descrive il mondo così com’è utilizzando un linguaggio semplice e quotidiano.

Qual è dunque la tecnica poetico-narrativa di Wordsworth? Il poeta stesso la definisce recollection in tranquillity, la cui traduzione suona come “contemplazione in tranquillità”. Daffodils ben esemplifica il processo creativo del poeta: l’incontro con le giunchiglie che fluttering and dancing the breeze (“si agitano e danzano nel vento”) viene raccontato al passato, in quanto essa è l’occasione per scrivere la poesia. Tuttavia, lo sviluppo testuale vero e proprio, lo si ha soltanto nei versi finali quando Wordsworth contempla tranquillo e in solitudine ciò che è avvenuto in precedenza e il suo cuore si sente appagato e sereno. La stessa cosa accade in The Solitary Reaper, dove il canto in gaelico scozzese della giovane contadina viene portato nel cuore del poeta long after it was heard no more (“quando non era più possibile sentirlo”). Per poter meglio comprendere la poesia naturale di Wordsworth basta servirsi delle ambientazioni agresti di Constable, il quale rappresenta su tela quegli stessi personaggi cantati nei versi del poeta.

Cosa differenzia, dunque, Wordsworth dall’amico e collega Coleridge? La scelta del linguaggio e dell’ambientazione. Il poeta del Dorset utilizza una lingua arcaica e oscura, oltre a un’ambientazione medioevale e remota. Wordsworth, come ho appena dimostrato, si fa vanto di servirsi della realtà quotidiana descritta con un linguaggio altrettanto quotidiano. Non ci sono albatross o dame disperate, ma contadini e bambini, i quali sono descritti sono moduli rosseauiani e blakeiani, quali depositari di purezza incontaminata dal mondo circostante. Non a caso Wordsworth scrive che il figlio è il padre dell’uomo, non soltanto a ricordare Cristo, ma anche il la primigenia e incorruttibile purezza del bambino.

Tutto rose e fiori? Certamente no. Wordsworth divenne, dopo i giovenil furori rivoluzionari, un tetro e arcigno reazionario in vecchiaia, diventando anche un membro di quello che oggi si chiama sprezzantemente establishment, nel momento in cui accettò il prestigioso titolo di poeta laureato, cioè il poeta ufficiale di corte.

Come concludere questo ritratto di William Wordsworth? Sicuramente è possibile definirlo l’araldo di una rivoluzione poetica, priva di alchimie linguistiche sei-settecentesche. Certamente ha portato sulla scena poetica personaggi minori, se non completamente trascurati, ma non bisogna tacere (come sovente accade) la sua incoerenza ideologica. Tutto sommato, un grande poeta.

Daffodils

I wandered lonely as a cloud
that floats on high o’er vales and hills,
when all at once I saw a crowd,
a host, of golden daffodils;
beside the lake, beneath the trees,
fluttering and dancing in the breeze.
Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.
The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company.
I gazed – and gazed – but little thought
What wealth the show to me had brought:
For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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