Instagram Poets – La poesia istantanea e impulsiva degli autori 2.0

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Leopardi preferiva riversarla sulle “sudate carte”, mentre ora chi si appresta a comporla e a leggerla tende a ricercarla su ciò che di più lontano da fogli e penne si può trovare: uno schermo virtuale. La poesia mantiene oggi la funzione essenziale che gli uomini le hanno sempre riservato, cioè quella di esprimere se stessi, il proprio punto di vista, nelle forme metriche e retoriche più precise o più libere che un componimento può avere. Alcuni autori di oggi presentano tuttavia una sfaccettatura nuova, per cui vengono spesso definiti “Instagram Poets” o “Poeti 2.0”.

Instagram Poets

Gli Instagram Poets si affidano infatti alle piattaforme online al fine di arrivare in modo più veloce a quanti maggiori utenti possano leggere i loro componimenti. L’istantaneità che un social network come Instagram concede rappresenta in questo caso un mezzo efficace per far giungere i propri versi ai cosiddetti follower, tramite un uso meditato di immagini e di hashtag. Procedendo così la veste della Poesia, ornata di una certa “monumentalità” e che solitamente necessitava di un certo bagaglio di conoscenze pregresse per approcciarsi con la giusta consapevolezza, oggi si mette al servizio di tutti. Ogni utente ha il potere di relazionarsi con l’autore, con il testo e avvicinarsi a entrambi riconoscendo se stesso nelle parole rese a portata di social. Gli Instagram Poets adottano inoltre versi estremamente brevi, in parte somiglianti agi haiku giapponesi. Questi ultimi erano infatti componimenti risalenti al XVII secolo, che si ponevano come fine quello di evidenziare maggiormente ciò che non veniva detto esplicitamente. Allo stesso modo oggi i versi, espressi con metriche spesso sregolate, evocano circostanze e situazioni estremamente personali ma anche in grado di arrivare agli utenti ed evocare i ricordi più disparati.

Nonostante la poesia non sia solitamente una delle cifre più alte nei panorami di vendita delle case editrici, gli Instagram Poets rappresentano un trampolino di lancio sia per se stessi che per gli editori per riportare in auge un genere che non rientra spesso nelle ricerche spassionate dei lettori nelle librerie. Nella schiera dei poeti 2.0 troviamo tra i primi nomi quello di Guido Catalano, Gio Evan e Susanna Casciani, autori che, partiti da blog o pagine personali, sono arrivati a vedere pubblicati i propri versi in formato cartaceo. Rupi Kaur è un’altra autrice che, partita dallo stesso Instagram, si è vista riconoscere un successo mondiale con la sua raccolta di poesie femministe Milk&Honey, e dopo di lei presto anche Marzia Sicignano vedrà tra poche settimane il suo Ioteeilmare sugli scaffali di molte librerie italiane. Tra i numerosi casi emerge infine anche quello del MeP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) che intende diffondere la poesia di vari autori, quasi tutti anonimi, per le strade e piazze italiane.

Instagram Poets

Tra gli entusiasmi generali per gli Instagram Poets, sorgono tuttavia alcune perplessità tra coloro che non approvano totalmente questo approccio istantaneo e liberatorio a quest’arte letteraria. Ciò che il New York Times ha definito come un “sapore rozzo di versi che spesso si leggono come se strappati dalle pagine di un diario” rappresenta per Marco Balzano, poeta e romanziere, qualcosa di totalmente opposto. All’edizione di Tempo di Libri di quest’anno, durante un ciclo di letture di poesie, si è infatti espresso dicendo:

I social possono espandere la parole, ma il rischio è che diano diritto di palco a tutti, mentre un editore fa una selezione.

Lo stesso scrittore Aldo Nove ha recentemente criticato questa nuova concezione di comporre e comprendere la poesia, riferendosi in particolar modo alla definizione pregnante di chi per lui può ritenersi “poeta” a tutti gli effetti.

Un aspirante poeta diventa tale dopo un tempo incommensurabile rispetto a quello che anima i social.

Infine Gian Mario Villalta, poeta e scrittore, nonché direttore artistico del festival Pordenonelegge, si è dimostrato a sua volta restio a equiparare la poesia di qualche decennio fa a quella di oggi. Per lui ogni componimento ha una natura che non comprende alcuna rapidità, quanto piuttosto un tempo e un silenzio che col tempo è sempre più diminuito.

I social possono essere utili per comunicare e richiamare il pubblico, ma non sono ancora il luogo della poesia. Ogni singola poesia va vista nel suo contesto.

Tra la schiera dei poeti 2.0 risponde Guido Catalano, e con le sue parole dimostra che alcuni di questa nuova generazione autori si approccia alla poesia con più consapevolezza della tradizione passata di quanto alcuni critici possano ritenere.

La riflessione è fondamentale per scrivere. Ma che male c’è a essere istantanea se pubblici? La poesia è nata in forma orale.

È innegabile riconoscere quanto gli Instagram Poets abbiano contribuito a rendere la poesia qualcosa di più accessibile a tutti, oltre a riaccendere l’interesse. La possibilità di poter arrivare a quante più persone possibili ha infatti permesso a chiunque, partendo dal basso, di abbattere quelle barriere che prima erano in grado di allontanare il desiderio di dar voce ai propri pensieri. Onorando la memoria dei poeti che nella tradizione letteraria hanno man mano continuato un’arte che in origine derivava dai geni divini, ciò che è necessario oggi è porre davanti alla propria mente il filtro giusto per comprendere in modo ineccepibile ciò che davvero trasmette ciascun poeta 2.0.

Maddalena Baschirotto per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Macoglass dice

    Certamente, gentile dott. Francesco Messina, ed anche il componimento poetico da cui è tratto. P.S. Con l”occasione, tanti auguri di Buona Pasqya alla gentile dott.ssa Milella e ai frequentatori di “Toghe”… che li gradiscano. http://customessaywrtsrv.com/

  2. Andrea Grossoni dice

    Trovo triste che si parli di “rischio” quando si parla di “libera espressione”. Se da un lato è vero che l’editore, fornendo una selezione, incanala la poesia, dall’altro lato non si può negare che la direzione verso cui la poesia viene incanalata è quella del mercato e non quella dell’espressione artistica. Lo dico senza giudizio di valore: mi pare una realtà oggettiva.
    Ora inserisco il mio giudizio di valore: quando le logiche dell’arte sono sottomesse alle logiche del mercato, l’arte perde tutto il suo valore perchè questo non è economico, ma di altra natura (emotiva, politica, filosofica o altra, non voglio incasellarla qui) e questo è negativo.
    E quindi ben venga la merda che scrive Gio Evan, ben vengano le poesie spesso (ma non sempre) brutte del MeP, ben vengano ivan, Fenejum, Rupi Kaur e tutto questo: che la selezione torni ad essere un compito del pubblico e non dell’editore, fino a quando l’editore non inizierà a ragionare in termini di “questa arte è valida” e non di “questa arte si vende bene”.

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