“How to leave Facebook”: 2000 volantini rosa contro la privacy violata

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How to leave Facebook è la nuova campagna dell’artista britannico Jeremy Deller contro il colosso social più importante del mondo. Nasce dopo l’esplosione dello scandalo che ha coinvolto Facebook e la società di consulenza politica Cambridge Analytica, assunta durante le elezioni presidenziali del 2016 dal comitato elettorale di Donald Trump. In questa occasioni i dati di 50 milioni di utenti sono stati utilizzati, arbitrariamente, per indirizzare in modo efficace la pubblicità agli  elettori statunitensi e manipolare così le elezioni. La risposta dell’artista inglese si è fatta sentire in maniera eloquente, attraverso 2000 volantini dal titolo How to leave Facebook distribuiti per le strade di Londra e Liverpool. Una guida pratica in sei punti, stampata su carta rosa, colore immancabile per l’artista, per dire basta alle continue violazioni della privacy, a cui gli utenti sono sottoposti continuamente in rete. L’intento di Deller è quello di sensibilizzare le persone sull’attualità più scottante e sviluppare senso critico rispetto all’uso senza limiti delle nostre informazioni, che circolano nei database e vengono utilizzate dalle società a loro piacimento. L’uso indisturbato di dati personali è purtroppo una realtà della nostra epoca, in cui parole come privacy vengono ripetutamente infrante e piegate alle esigenze di mercato, e considerate poi solo quando lo scandalo è ormai inevitabile. La fuoriuscita casuale di informazioni strettamente riservate è diventata la scusante sempre valida per ogni monumentale violazione e l’occasione per promettere misure più restrittive, garanzie maggiori ma comunque costantemente inefficaci e puntualmente aggirate.

L’azione How to leave Facebook si presenta come un attacco diretto al magnate dei social network, Mark Zuckerberg e alla violazione della privacy. Pur essendo strettamente legata al recente scandalo, per l’ineccepibile tempismo, il progetto era stato maturato già precedentemente e preannunciato dall’artista che, in occasione della riapertura della galleria d’arte all’inizio di febbraio, aveva indossato, insieme ai membri dello staff, t-shirt con il medesimo messaggio. La capacità di Deller è stata quella di cavalcare l’onda e agganciarsi ad una notizia esplosiva, per far rimbalzare  il suo intento comunicativo oltre i social network e dare al suo lavoro una maggiore risonanza, capace di andare oltre l’iniziale progetto per cui era stato pensato. In origine la campagna era stata commissionata dal Rapid Response Unit News (RRU) , una nuova piattaforma di notizie, con sede a Liverpool, che collabora con gli artisti per rispondere in modo creativo agli eventi globali. RRU News è una sorta di esperimento culturale istituito per esplorare come vengono recepite le notizie dalle masse e dare una risposta rapida attraverso l’arte e la cultura. A veicolare l’attualità c’è lo sguardo critico di artisti che si manifesta attraverso l’impegno pubblico e la distribuzione gratuita di poster e volantini, per offrire ai cittadini un’informazione alternativa.  Quella dei volantini, veloci, economici e diretti, si è rivelata essere un’azione vincente, già sperimentata non solo dalla piattaforma ma soprattutto dall’artista. Jeremy Deller, vincititore del premio Turner, che ha più volte usato l’arte per lanciare messaggi politici e pubblici, attraverso campagne di manifesti provocatori che raramente si adattano alle pareti di una galleria. Nel 2017, in vista delle elezioni britanniche, sui muri della città campeggiavano i manifesti recanti “Strong and stable my arse“, pungente riferimento all’inversione di marcia  di Theresa May circa le politiche di assistenza sociale dei conservatori. Le sue opere si sviluppano nella collettività per smuovere le convinzioni derivanti da un’informazione centralizzata ed ancorata a schemi politici e sociali ben precisi. L’elemento provocatorio si lega indissolubilmente alla volontà di andare oltre l’apparenza dell’informazioni, di sovvertire l’usuale percezione della realtà costruita su abili e sapienti giochi di parole.

L’arte contemporanea si nutre e vive dell’attualità, tra la critica incessante e l’incalzante necessità di conoscere il reale e questa volta non poteva rimanere estranea ad un fatto tanto eclatante quanto banale. Ogni giorno i nostri account vengono violati, le nostre password criptate e i nostri dati regalati a chi li utilizza per motivi a noi per lo più ignoti. Facebook, surrogato sociale di grande prestigio, è forse l’esemplare più noto di questo meccanismo dove tutto è alla portata di tutti e la privacy anche se esistente, non è mai garantita. Gli artisti hanno più volte strizzato l’occhio a temi come l’anonimia dei social network, la circolazione di contenuti omologati e l’occhio indiscreto di milioni di utenti che scavano nella nostra vita. How to leave Facebook è solo uno dei tanti tentativi provocatori e ben riusciti di porre l’attenzione su notizie che ci coinvolgono in prima persona. Qual è l’intento di un volantino se non far riflettere? Siamo davvero coscienti di quello che accade ai nostri dati personali? E quanto siamo disposti a cedere delle nostre informazioni per essere ”social”? L’azione di Deller è quanto di più banale possa esserci, si serve di un sistema largamente consolidato di diffusione dell’idee. Eppure cosa ci stupisce di questi volantini rosa? L’anacronismo o il monito ad uscire dal gregge? Di manifesti ce ne sono stati nella storia e anche di più rilevanti, ma Facebook è Facebook.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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