Green Fashion Awards: chi ha detto che la moda è solo bella?

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Essere ecologicamente corretti non fa bene solo al pianeta, ma anche alla moda. Per questo sono nati i Green Fashion Awards, gli Oscar della moda sostenibile, per la prima volta assegnati al Teatro della Scala di Milano lo scorso settembre. L’appuntamento per la seconda edizione del premio è per il 23 settembre, in occasione della Fashion Week femminile, sempre alla Scala di Milano.

Green Fashion Awards

«Siamo alla seconda edizione, ci sarà una terza, una quarta e così via. Gli awards diventeranno un appuntamento annuale», ha assicurato Livia Firth, fondatrice di Eco Age e ideatrice degli Oscar sostenibili. In Italia è «molto forte il legame tra designer e produttori, non esiste in nessuna altra parte del mondo, perciò quest’anno il tema sarà dedicato alla “handprint” e alla manualità», ha aggiunto. E Piazza Scala si trasformerà in “un giardino degli artigiani”, dove ad essere premiata sarà proprio la sostenibilità.
L’evento è patrocinato dalla Camera nazionale della moda italiana in collaborazione con la società di consulenza Eco-Age, nota per assistere i brand nell’indirizzare la propria produzione verso la sostenibilità, fondata da Livia Firth, moglie dell’attore Colin Firth.

Un secondo appuntamento per una serata che, alla sua prima edizione aveva visto in sala grandi stilisti, esponenti delle più note case di moda e designer italiani emergenti ma anche realtà artigiane e aziende innovative. I momenti più intensi? La splendida Gisele Bündchen (in abito verde firmato Stella McCartney, prima fra gli stilisti pionieri nella moda sostenibile), premiata per il suo impegno verso l’Amazzonia dal neo-direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti con il Vogue Eco Laureate Award. La cantante (e celebre attivista) Annie Lennox ha premiato Pierpaolo Piccioli e la sua Maison Valentino per The Art of Craftsmanship, arte dell’artigianalità. E poi il gran finale, che ha visto riunite sul palco della Scala quattro star come Giorgio Armani, Miuccia Prada, ancora Pierpaolo Piccioli per Valentino e Alessandro Michele, designer di Gucci premiati da Colin Firth e Alessandro Cattelan con il premio che Camera Moda ha dedicato alla Ricerca nella sostenibilità. È stato invece Tom Ford a essere premiato da Anna Wintour come Miglior designer sostenitore del Made in Italy: a ritirare il premio, l’attore Andrew Garfield.

Ma cosa vuol dire moda sostenibile?

Secondo dati elaborati da Altrocononsumo, quella tessile è la seconda industria più inquinante al mondo, dopo quella che impiega fonti fossili per produrre energia. Da questo nasce la continua ricerca di materiali che siano ecologici e rinnovabili. L’obiettivo è utilizzare meno risorse energetiche ed eliminare pesticidi e fertilizzanti chimici che con il tempo persistono nel tessuto e che rischiano di essere assorbiti dal nostro organismo e rilasciati in acqua nelle fasi di lavaggio degli indumenti. Dallo studio dell’IUCN“Primary Microplastics in the Ocean” del 2017 è emerso che tra tutte le microplastiche primarie che finiscono in mare, il 35% è rappresentato dalle microfibre dei tessuti sintetici.
Ma sostenibile non ha a che fare solo con l’ambiente, ma anche con le condizioni lavorative dignitose di chi quegli abiti li crea.
È stato in primis il fenomeno del “fast fashion”, ovvero quella moda in cui la produzione avviene più velocemente e al minor costo possibile, a peggiorare le condizioni già critiche dei lavoratori e delle lavoratrici della moda. Ma non ancora per molto. La Camera Nazionale della Moda Italiana, nell’ambito del Tavolo di Lavoro per la Sostenibilità, al quale hanno partecipato i più grandi stilisti e gruppi della moda, ha appena fissato le linee guida sull’utilizzo delle sostanze chimiche nei processi di produzione, sull’approvvigionamento   delle materie prime e sul  controllo della catena di fornitura: “L’obiettivo è espletare questa road map entro il 2020 per una piena implementazione del “Manifesto della sostenibilità per la moda italiana” spiega il presidente della CNMI Carlo Capasa.

Green Fashion Awards

Nel frattempo sono sempre di più i brand che hanno deciso di abbracciare la bandiera della sostenibilità: prima fra tutte Stella McCartney, pioniera della moda etica: nulla nelle sue collezioni ha origini animali. Recentemente Armani, Versace e Furla si sono uniti a quei  marchi che hanno deciso di dire addio alle pellicce. Paladina della moda green anche la stilista Vivienne Westwood: «La rivoluzione climatica è punk» ha dichiarato l’icona dello stile British, sempre pronta a fare dei suoi abiti manifesti di lotta e di resistenza.

Non solo un passo verso una realtà più equa, anche nella moda, ma una tendenza e una grande opportunità di business. Lo dice uno studio McKinsey: l’innovazione responsabile è uno dei 10 megatrend del settore moda per i prossimi dieci anni. Non solo: la ricerca svela che «oltre il 65% dei consumatori nei mercati emergenti, Cina e India in primis, e il 32% dei consumatori in Europa e Stati Uniti, fanno ricerca attiva prima dei loro acquisti e sono interessati alla moda sostenibile». Sempre secondo lo studio, circa il 20% di loro, potrebbe tradurre questo interesse in decisione di acquisto, facendo della sostenibilità uno dei criteri usati per scegliere cosa comprare e quanto sono disposti a pagare.

Una tendenza che, ci auguriamo, un giorno possa diventare l’unica strada possibile. Perché  moda non faccia più rima con mancanza di diritti.

Paola Marzorati per MiFaccioDiCultura

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