#1B1W – “Olive Kitteridge” romanzo per racconti di Elizabeth Strout

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Elizabeth Strout è uno degli scrittori che, nella letteratura internazionale, si sta distinguendo maggiormente negli ultimi anni. Autrice di Tutto è possibile (2017), Mi chiamo Lucy Barton (2016) e Amy e Isabelle (1998), è stata la vincitrice, grazie a Olive Kitteridge, del premio Pulitzer per la letteratura nel 2009.

Elizabeth Strout

Olive Kitteridge ci racconta una storia ambientata sulle coste del Maine, a Crosby, piccola cittadina provinciale dei contemporanei Stati Uniti. Sullo sfondo di questo caratteristico borgo statunitense, che tuttavia sembra insignificante, si svolgeranno una serie di vicende collegate da un unico filo conduttore: la signora Olive Kitteridge. Questa donna, insegnante di matematica in pensione, dura e poco affabile, è una figura possente che non si cura molto del proprio aspetto, e che diventa la protagonista più o meno involontaria delle vicende della piccola cittadina che abita.

Il romanzo  è costruito da racconti, senza però essere convenzionale nella sua costruzione episodica, dove tutte le vicende sono accomunate, oltre che dall’ambientazione e dalla ricorrenza della sua protagonista, da un significato profondo comune.

Olive Kitteridge, ddizione italiana a cura di Fazi Editore (2009)

I racconti di Olive Kitteridge sono agrodolci e narrano la vita nella sua veste più brutale, ma crudelmente vera. Alternano uno spaccato dell’esistenza, che con un velo di amarezza svela gli altarini della quotidianità, al racconto delle debolezze umane, della difficoltà dei rapporti personali e familiari. Il tradimento, il rimpianto, la paura della morte saranno i coprotagonisti di questa storia, rendendo il lettore spettatore della vita nella sua comune brutalità. Vedremo passare davanti ai nostri occhi una serie di personaggi che tra loro dunque non hanno molto in comune, ma tutti si raccontano nella loro intimità, mostrandoci l’asprezza dell’esistenza.

Il tempo è relativo tra le pagine della Storut: le storie che ci vengono raccontate rappresentano ognuna un momento diverso sulla linea temporale, anche molto distanti tra di loro. Sembra quasi mancare continuità nei primi racconti, dove tenendo costante la presenza della protagonista e della sua famiglia, ne viene raccontata la vita in momenti diversi.  Questa continuità viene poi recuperata nel corso della narrazione, dove l’autrice riesce a dare un senso logico all’intero romanzo, compensando lo smarrimento iniziale del lettore.

Pian piano che si sfogliano le pagine, la brama di conoscere la vita di Olive, raccontata per frammenti, aumenta. Viene dato più spazio alla donna descrivendola in ogni racconto sempre più profondamente, pagina dopo pagina. Olive Kitteridge risulta sempre più un personaggio affascinante, nonostante sia una campagnola, come essa stessa si definisce, dall’animo duro e dai modi poco gentili. Una persona concreta con i piedi ben ancorati a terra che, nonostante i suoi modi bruschi, riesce a conquistare la simpatia del lettore, che non riesce a non affezionarsi a una donna tanto brutale ma dalla dolcezza e fragilità infinite. Notiamo, infatti, dai suoi interventi una sensibilità fuori dal comune e una disponibilità mascherata da antipatia nei confronti delle tristezze altrui.

Frances McDormand nei panni di Olive Kitteridge nella miniserie TV del 2014

La Strout in questo modo fa una costruzione del personaggio esemplare raccontando una donna difficile, che si apre pian piano facendo cadere la sua maschera, mostrando la sua vera essenza dietro la sua presunta austerità. Ci mostra una persona come tante che nasconde le sue insicurezze e gli sbagli commessi per una vita intera, i limiti mentali auto imposti, celati da un modo di fare ruvido e fin troppo diretto alle volte. Questa corazza costruita attorno a sé come protezione dalle bruttezze del mondo però non resiste fino alla fine. A un certo punto si sgretola quando le sicurezze di una vita intera crollano, mostrando definitivamente al mondo la fragilità del suo animo.

Olive Kitteridge è un romanzo duro e vero, che sfoglia l’animo umano in tutte le sue sfumature più pungenti, mostrando nella sua crudezza il dolore contenuto nei rapporti umani. Da leggere per fare un viaggio a Crosby, nel Maine, e assistere allo sviluppo emotivo di una donna quasi all’epilogo della sua vita.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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