Quando una svastica diventa un fiore: il progetto #PaintBack

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Una svastica trasformata in un coniglio

Nel celebre incipit de La metamorfosi di Franz Kafka, il protagonista Gregor Samsa si svegliava trasformato in un gigantesco insetto. Ebbene, non è l’unico: la stessa cosa può accadere ad una svastica. È successo a Berlino, e non una volta sola: dalla sera alla mattina, decine e decine di svastiche e croci celtiche dipinte sui muri della capitale sono magicamente diventate zanzare, mosche, ma anche fiori e conigli. L’autore della “metamorfosi” ha un nome: #PaintBack. «Nonostante vi lavori da più di due anni e sia stato contattato da tutta Europa, questa è la prima volta in cui vengo chiamato in Italia per spiegare il mio progetto»: è ciò che dichiara il fondatore dell’iniziativa in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, celebrata il 21 marzo nell’atrio dell’Università di Torino su proposta dell’associazione Altera.

Ibo Omari

Per capire che cos’è #PaintBack, occorre prima conoscere il suo ideatore: Ibo Omari. Di origini turco-libanesi, nato a Varsavia ma cresciuto in Germania, Ibo è un writer che da qualche anno gestisce un negozio di vernici nel quartiere berlinese di Schöneberg. La sua fama, però, comincia un giorno qualsiasi del 2015, quando un cliente entra nel suo negozio chiedendogli due bombolette di vernice spray; fin qui nulla di strano, è il suo mestiere, ma è lo scopo dell’acquisto ad incuriosire Ibo e a cambiargli la vita. L’uomo, infatti, si distingue dal tipico artista di strada che frequenta il Legacy Store Berlin: la vernice, confida al proprietario, gli serve per coprire una gigantesca svastica comparsa sul muro del suo condominio, accanto ad un parco giochi per bambini dove è solito andare con il figlio. Così nasce in Ibo l’idea della crociata anti-svastiche: «Non possiamo far finta di nulla, dobbiamo agire».

È l’ora dell’azione, per cui il writer contatta alcuni amici e colleghi già autori di alcuni graffiti sui resti del Muro, e chiede a quegli immobili vittime di graffiti nazisti l’autorizzazione a «far nascere arte dove c’era il simbolo dell’odio». Improvvisamente, come fosse una sorta di azienda di pulizie, Ibo è chiamato a modificare decine di svastiche e croci celtiche creando dal nulla fiori colorati e simpatici animali. L’idea ha un enorme successo e intorno a lui cominciano a riunirsi sempre più writers che, strada per strada, intendono dare battaglia alla croce uncinata. Da questo gruppo originario, nascerà in seguito l’associazione culturale di writers Die Kulturellen Erben (Patrimonio Culturale), a sua volta promotrice del suddetto movimento artistico #PaintBack, che – da firma personale di Ibo – diventa un simbolo di gruppo da contrapporre alla svastica.

Ibo Omari all’opera su una svastica

Un “patrimonio culturale”, però, nutre l’esigenza di essere diffuso in seno alla comunità, soprattutto tra i giovani: perciò l’associazione ha istituito una rete di workshop per rendere più partecipe ed attiva la cittadinanza. «Forse i simboli nazifascisti – aggiunge Ibo – non disturbano più come un tempo, perché ciò che rappresentano è sempre più accettato passivamente dalle persone», che sembrano essere diventate in tutta Europa sempre più assuefatte al messaggio razzista. Pertanto, lo scopo di #PaintBack dev’essere quello di lottare non tanto contro la svastica in sé, quanto contro l’indifferenza che la circonda. Tollerare una svastica equivale a legittimarla: è questa la ragione della mobilitazione berlinese, ben consapevole del fatto che «le svastiche non hanno nulla a che fare con la street art».

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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