“Matrix”, quando un (super) uomo uscì dalla caverna virtuale

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A distanza di quasi 20 anni (usciva nelle sale il 31 marzo 1999), il fascino di Matrix rimane immutato. Cosa sarebbe oggi la cultura pop senza il primo capitolo della saga distopica firmata dalle sorelle Wachowski? Un pilastro del genere sci-fi alle porte del Terzo Millennio, capace di colpire un pubblico eterogeneo e spesso dai gusti inconciliabili. Da un lato gli amanti dell’action pura: effetti speciali, arti marziali e pallottole. In fondo chi di noi, almeno una volta, non ha cercato di replicare le leggendarie sequenze di lotta in slow motion (per la precisione bullet time, perché l’inquadratura si sposta a velocità normale) coi propri amici? Dall’altro lato della sala i critici già pronti a sviscerare i significati più oscuri della trama, delle motivazioni e del messaggio. Nel mezzo noi, spettatori dubbiosi e curiosi, coloro che dopo i titoli di coda sanno di non sapere del tutto cosa hanno effettivamente visto. L’avventura di Matrix, come ogni classico, ci interroga continuamente.

La doppia vita di un programmatore informatico, interpretato da Keanu Reeves, sta per cambiare drasticamente. Di giorno Thomas Anderson, onesto lavoratore, e di notte Neo, abile hacker molto conosciuto nell’ambiente. Alcuni agenti lo mettono sotto sorveglianza, ma una donna misteriosa, Trinity, che già prima l’aveva messo in guardia riesce a portarlo al sicuro.

Che cos’è Matrix? Questa la domanda che unisce i due personaggi. Solo aprendo gli occhi Neo potrà mettere a fuoco quell’inspiegabile sensazione di estraneità che avverte da tutta la vita e solo Morpheus, maestro zen dall’immancabile soprabito in pelle, può aiutarlo:

Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?

La famosa scelta della pillola pone Neo di fronte a due esistenze che Nietzsche/Zarathustra delinea nella metamorfosi dello spirito: pillola blu, ovvero l’uomo comune che non si lamenta del peso della morale e della tradizione, ma anzi le abbraccia senza metterle in discussione (il cammello, per usare l’immagine del filosofo tedesco); pillola rossa, ovvero colui che si oppone allo status quo, smascherandone la falsità (lo stadio del leone).

Questo primo passo nichilista è necessario per comprendere Matrix, un mondo quotidiano virtuale ricreato da una neurosimulazione. In altre parole, una cyber-prigione che stimola le percezioni al fine di nascondere un orribile verità: le macchine coltivano gli esseri umani e ne sfruttano la bioenergia per sopravvivere. Qui è doveroso scomodare un altro grande pensatore, sebbene a Nietzsche non stesse molto simpatico: da un futuro ipertecnologico dobbiamo spostarci nell’antica Atene, al cospetto di PlatoneIl problema della conoscenza è racchiuso nel suo celebre mito della caverna: gli uomini al suo interno, incatenati e costretti a fissare il fondo sin dalla nascita, possono cogliere solo le ombre degli oggetti e delle figure che si trovano all’esterno; tale è il mondo della doxa, dell’opinione fondata su sensazioni ingannevoli, perché limitate. Ma supponiamo che un prigioniero riesca a liberarsi e che si diriga verso l’uscita. Dopo una vita passata nell’oscurità, si abituerà con fatica alla luce ma solo così comprenderà l’essenza del reale. Proprio come Morpheus e poi Neo, che egli considera l’Eletto, il prescelto che guiderà i ribelli alla vittoria.

Il mito della caverna

Ma che dire degli schiavi che nonostante le parole dell’uomo libero, colui che ha visto, non rinunciano alle catene che ben conoscono? Che dire di quelli ancora connessi a Matrix? Potenziali alleati degli Agenti, software preposti alla sicurezza del sistema, i custodi dell’ordine coordinati dall’Agente Smith. Villain carismatico, unisce la fredda logica dell’IA con potenti e inquietanti riflessioni sul proprio ruolo e sul suo nemico.

Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura

Non è così facile scegliere tra le comodità di un mondo illusorio e gli stenti di una vita autentica da ribelle, infatti l’umano (troppo umano) Chyper tradisce la causa e patteggia con Smith un ritorno nel buio della caverna. Perché dopotutto, se “l’ignoranza è un bene“, non c’è salvezza al di fuori del sistema.

Nel duello finale, Neo compie quel passo oltre la fase “passiva” del leone. Non solo viola le leggi fisiche programmate da Matrix, ma le modella a proprio piacimento. Come un superuomo che esprime la sua volontà nell’atto creativo del gioco, con le fattezze di un bambino. Lo stesso bambino che gli insegnato a piegare la mente per modellare il cucchiaio.

Perché così parlò l’Oracolo.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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