Tra luce e colore: i moti dell’anima di Turner in mostra a Roma

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Roma vista dal Vaticano, 1820

Sprazzi di luce, fasci di colore, moti dell’anima e della natura: questo e molto altro è l’arte di William Turner, protagonista della mostra Turner. Opere della Tate al Chiostro del Bramante fino al 26 agosto. Considerato da Ruskin, suo grande estimatore oltre che critico d’arte, il più grande di tutti, perché non solo pittore ma anche poeta, Turner è stato magnifico precursore della modernità. Più di ogni altro, è stato colui che ha saputo raccontare in maniera nuova il sublime: quel sentimento contrastante, a metà tra sgomento e attrazione, paura e stupore che l’uomo prova di fronte alla bellezza della natura. Un sentimento raccontato a parole da molti filosofi e reso visibile per la prima volta attraverso la luce, i colori e il vigore espressivo delle tele di Turner.

L’esposizione romana raccoglie più di 90 opere, selezione dell’enorme corpus di oltre 30.000 lavori che compone il lascito testamentario conosciuto come Turner Bequest: schizzi, acquerelli e dipinti ad olio che danno un’idea della vena prolifica del talento inglese, la cui mente è un concentrato di geniali contraddizioni che si rivelano nei quadri in cui cerca di catturare e fissare la mutevolezza e la dinamicità degli elementi e dei fenomeni naturali, portatori di distruzione e vitalità nello stesso tempo. Le forme si dissolvono e scompaiono per far posto all’abbagliante energia dei colori, stesi a creare effetti luministici ed atmosferici eccezionalmente rarefatti, con pennellate mosse, agitate, che creano vortici, come se nebbie, piogge e lingue di fuoco potessero investirci da un momento all’altro.

Regolo, 1828 – 1837

Turner. Opere della Tate, curata da David Brown, illustra, attraverso la selezione delle opere più care del pittore, ossia quelle non destinate alla vendita, il valore di Tuner, capace in questi quadri di dare libero sfogo alla sua creatività. Il percorso espositivo si fa inoltre viaggio alla scoperta dell’artista Turner e dell’uomo William: le sei sezioni possono tranquillamente costituire le pagine figurate del suo diario personale e mostrano sia l’uomo amante dei viaggi sia l’artista sperimentatore, colui che amava dipingere en plan air non solo per catturare attimi irripetibili dei fenomeni naturali, ma anche per trasferire sulla tela la complessità del suo mondo interiore.
Il suo tempo e le sue forze erano tutte per la pittura: i suoi viaggi avevano un fattore comune ovvero la possibilità di avere sempre paesaggi nuovi da dipingere. E proprio i paesaggi diventano per la prima volta con Turner protagonisti assoluti delle opere, nelle quali infrange le rigide regole della Royal Academy School di Londra.
I suoi paesaggi ancora oggi conquistano mente e cuore: sono opere che rendono omaggio alla natura e alla bellezza delle città, ma che vanno oltre il mero realismo per diventare luoghi dell’anima, nei quali l’artista, mago degli acquerelli, espresse uno stile unico e irripetibile. Il suo più grande merito è stato quello di restituire colore alle emozioni, trasferendo sulla tela l’infinita gamma di sfumature che giungono dall’animo umano.

Campo Vaccino, 1839

È il maestro senza il quale non sarebbero esistiti Monet o Rothko. Sfidando lo stile dei vecchi maestri, Turner ha fatto avanguardia. Scioccante per i suoi contemporanei, di lui dicevano che «fosse solito dipingere con gli occhi e con il naso oltre che con le mani». Turner, che ha preso scene classiche e di paesaggio infondendoli di una nuova dinamicità, ha ricondotto l’uomo alla sua piccolezza e fragilità nei confronti della natura. Ed è grazie a questa volontà di elevare gli stati dell’essere che Turner ha aiutato a definire il movimento del Romanticismo, preparando il terreno a quella pittura pregna di soggettività che condurrà all’Impressionismo e alla pittura moderna.

Turner. Opere della Tate
A cura di David Blayney Brown
Chiostro del Bramante, Roma
Dal 22 marzo al 26 agosto 2018

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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