Lezioni d’Arte – La Crocifissione di Cristo nel tempo e nell’arte

0 1.861
Giunta Pisano, Crocifisso di San Domenico, 1250-54

Nei giorni della Santa Pasqua i cristiani si fermano a pensare al sacrificio di Cristo, alla sua morte, in seguito al cammino estenuante della Passione, in cui venne deriso, sputato, picchiato e cadde numerose volte portando in spalla la pesante Croce fino in cima al Golgota, luogo in cui avvenne la Crocifissione. Questo momento cruciale in cui si assiste ad una punizione atroce, ad un martirio, è sempre stato fra i più rappresentati nella storia dell’arte di tutti i secoli come monito per tutti i cristiani di ricordarsi che Cristo ha sofferto e ha dato la vita per la loro salvezza.

Le prime immagini della Crocifissione del XII secolo, su tavole dorate destinate alle Chiese, mostrano un Cristo dritto e vivo inchiodato alla croce, dal volto sereno, trionfante come se fosse già risorto. Alle due estremità del braccio della croce solitamente erano raffigurati in miniatura anche gli episodi della Passione e le figure intere della Vergine e di San Giovanni che accompagnano Gesù fino alla fine della sua vita terrena. Nel XIII secolo prendiamo come esempio il Crocifisso della Basilica di San Domenico di Giunta Pisano (1190-1200 ca.-1260 ca.), e osserviamo che viene inserito nella rappresentazione il Vir dolorum. Cristo da questo momento in poi è un uomo sofferente con tutti i segni del martirio, la ferita sul costato ancora sgorgante di sangue, il busto che si inarca sulla croce ad indicare le forze che vengono meno. L’iconografia diventa più umana, Cristo non è un Re, non sopporta il sacrificio trionfante, ma è lacerato dal dolore, colpito brutalmente nel corpo e anche nell’anima, è come un bambino che piange urlando al padre “perché mi hai abbandonato.

Crocifissione di Matthias Grunewald, dettaglio

Gli artisti di tutte le epoche continueranno a raffigurare tutto il suo dolore, in questo modo il pubblico veniva anche maggiormente coinvolto e si soffermava a pregare, a pensare ai propri peccati e alla propria fede. Più l’arte si sofferma sui dettagli drammatici, più l’immagine acquista pathos e trasmette emozioni forti. Nel Rinascimento ci sono le Crocifissioni più belle dipinte come pale d’altare, affreschi o polittici. Oltralpe Matthias Grünewald (Würzburg, 1480– Halle, 1528) mette in scena il dramma: quelle mani lunghe e sottili che cercano di ribellarsi ai chiodi, rimarranno impresse nello scenario artistico, così come il volto sofferente con occhi chiusi e la bocca aperta per l’ultimo sospiro. Grünewald aggiunge una folta corona di spine e rende il corpo di Cristo trafitto da innumerevoli schegge e spine, colorando il manto dei personaggi ai piedi della croce del rosso vivo del suo sangue.

Paul Gauguin, Il Cristo giallo, 1889

La Vergine che sviene mostra tutto il dolore di una madre che ha perso il figlio, la Maddalena con le braccia alzate o che si aggrappa ai piedi della Croce e il Battista in lacrime e in preghiera, sono i personaggi che accompagnano Cristo nella rappresentazione fino all’ultimo respiro.

 Nell’arte contemporanea la scena viene calata nella vita moderna. Ai piedi della Croce non ci sono più i tradizionali personaggi sacri ma semplici e comuni contadine, è il caso di Paul Gauguin (Parigi, 1848 – Hiva Oa, 1903) nel suo Cristo giallo, moderno, folgorante e iconico in cui addirittura le sembianze del Salvatore sono quelle del pittore stesso. L’uomo messo in croce è l’uomo comune e le sue sofferenze sono quelle moderne di tutta l’umanità: ognuno affronta nel cammino un dolore, ognuno porta con sé una croce.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.