“Le déjeuner sur l’herbe”: ode alla gita fuoriporta di Pasquetta

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Nonostante i capricci di Giove Pluvio, il Lunedì dell’Angelo o a Pasquetta che dir si voglia, è tradizione dedicare la giornata a gite o scampagnate o picnic. Tra chi in questa abitudine vede un riferimento religioso agli Apostoli che incontrarono il giorno dopo la Resurrezione Gesù a Emmaus, e chi invece semplicemente festeggia l’arrivo della primavera, una delle immagini pittoriche che meglio trasmette quel senso di beatitudine che solo lo stare all’aria aperta può dare è Le déjeuner sur l’herbeColazione sull’erba di Édouard Manet.

Édouard_Manet_-_Le_Déjeuner_sur_l'herbe
La protagonista e il suo sguardo

Dipinto nel 1863 ed oggi conservato nel meraviglioso e ricchissimo Musée d’Orsay di Parigi, questo quadro di grandi dimensioni è uno dei più noti della storia dell’arte. Rifiutato dall’esposizione del Salon ufficiale, fu ammesso al Salon des Refusés organizzato da Napoleone III nel ’63, divenendone l’attrazione principale.
Tutto di quest’opera era scandaloso: dal soggetto ai chiaroscuri, dalla tecnica alla prospettiva, dal colore alla mancata interazione con lo sfondo. Ogni elemento rompe col passato, è innovativo e quindi spiazzante per il pubblico borghese d’Ottocento.

Partiamo dal soggetto rappresentato: vi sono due giovani uomini e due donne intenti in un picnic in mezzo ad un bosco sulle rive della Senna vicino ad Argenteuil. Gli uomini ben vestiti (Eugene Manet, fratello dell’autore del quadro, e lo scultore olandese Ferdinand Leenhoff) sono contrapposti alle due donne, completamente nude. La nudità così ostentata e non giustificata da nessuna finalità mitologica o allegorica destò non poco disappunto, nudità per altro esaltata maggiormente dalla chiarezza della pelle della modella (Victorine Meurent, prediletta da Manet) che si staglia su un fondale scuro, e dal di lei sguardo che fissa senza nessuna ritrosia lo spettatore: «Sono nuda, e allora?»
Le déjeuner sur l’herbe non ha nessun intento aulico né elevato, vuole semplicemente raccontare una scena di vita così com’è, senza censure né commenti. Infatti l’opera non ha nulla di sensuale né provocatorio (eccetto quello sguardo) e vista con occhi contemporanei trasmette semplicemente quiete e libertà, ma immaginiamoci nella Francia di metà Ottocento come potevano trasecolare i buoni borghesi di fronte a due giovani in déshabillé senza alcun problema in compagnia di due giovanotti?

Édouard_Manet_-_Le_Déjeuner_sur_l'herbe
La barca è troppo piccola rispetto alla giovane nel fiume

Dunque, se già il soggetto era di per sé destabilizzante, la critica trovò da ridire su quelle pennellate troppo nette e feroci che ponevano i colori in contrasto tra loro eliminando le sfumature, accusando Manet di vedere a macchie. Inoltre, un altro aspetto poco apprezzato fu l’utilizzo del contesto come semplice sfondo sul quale posizionare i soggetti in primo piano, non curandosi affatto dell’integrazione armonica di questi col fondale, che viene quindi solo abbozzato e non descritto con dovizia di particolari, non rispettando per altro i canoni della prospettiva, falsata con proporzioni non del tutto corrette.

Ma Manet non ricercava la perfezione estetica assoluta, voleva dar vita ad un nuovo metodo per concentrare lo sguardo solo ed esclusivamente sui protagonisti, omettendo alcuni particolari del contorno perché sostanzialmente inutili: a nulla serve cercare di scorgere i rami più in là, i ciuffi d’erba vicino alla Senna o capire la grandezza di quella barchetta in fondo a destra, perché mai riusciremo ad evitare lo sguardo di lei. Ci cerca, ci scruta e vuole osservare la nostra reazione. Vuole cogliere il nostro turbamento davanti alle sue carni spogliate e libere, non offerte ma semplicemente autonome.

Ne Le déjeuner sur l’herbe se tutto grida scandalo, al contempo tutto grida novità e rivoluzione, infatti dopo Manet nulla sarà più lo stesso, verranno l’Impressionismo, il Divisionismo, l’Espressionismo… ma quella è un’altra storia.

Édouard Manet - Le déjeuner sur l'herbe

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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