Grazie alla diversità, costruisco la mia identità: il pensiero di Octavio Paz

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Nasceva il 31 marzo del 1914 a Città del Messico Octavio Paz, intellettuale, saggista e poeta di lingua spagnola, che ha saputo raccontare il Novecento, il progresso della storia e il cambiamento dell’uomo.

Octavio Paz

La vita di Octavio Paz lo ha portato a girare il mondo per poi ritornare nella sua città natia dove si spense il 19 aprile 1998. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, è ricordato soprattutto per aver ottenuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1990.

Oggi vogliamo ricordarlo ripercorrendo un viaggio attraverso le linee guida della sua poetica che, in un certo senso, possono essere considerate estremamente attuali.

L’intellettuale messicano nasce come scrittore di poesie e si dedica, successivamente, al genere saggistico. In entrambi i casi però Paz ha un obiettivo ben preciso: creare un dialogo con il lettore e far convergere nella pagina bianca le molteplici voci che gravitano intorno a lui e che, in un modo o nell’altro, lo hanno accompagnato nella creazione del suo pensiero e della sua peculiare visione del mondo.

Nelle sue opere, infatti, si sente l’eco delle culture orientali e in particolare dell’India, che ha tanto amato e che lo ha cambiato profondamente. Si sente il richiamo delle culture precolombiane miste a quelle europee, ambasciatrici di una modernità articolata soprattutto nelle voci e nelle penne di Baudelaire, Eliot, André Breton e altri illustri personaggi. Tutto viene messo a disposizione di chi si accosta alla letteratura e alla scrittura con il desiderio di lasciarsi travolgere da essa e di ritrovare nell’alterità la propria identità.

Il tema dell’identità è molto caro a Octavio Paz: uno dei suoi saggi più apprezzati e significativi è intitolato Il labirinto della solitudine, datato 1950. Questo nasce come riflessione sulla questione identitaria in Messico, Paese che vede confluire diverse culture in perenne ricerca di sintesi e armonia: le tradizioni degli amerindi si fondono con gli usi coloniali spagnoli e con gli stimoli provenienti dai vicini Stati Uniti. Tuttavia il saggio può essere declinato anche in una visione più ampia dell’uomo, nel momento in cui pone se stesso e la sua percezione del mondo in relazione con un presente che cambia e che lo pone innanzi a scenari politici e storici estremi e diversi tra loro.

Il Novecento, infatti, è il secolo delle guerre, dei totalitarismi, delle insurrezioni civili, delle grandi scoperte e del progresso della scienza. Octavio Paz abbraccia l’impegno politico sostenendo la causa dei Repubblicani spagnoli durante la Guerra Civile, apprezza inizialmente il comunismo per poi discostarsi dalle sue forme più radicali e soprattutto presta molta importanza al linguaggio come strumento per misurare la salute della società.

Quando una società si corrompe, a imputridire per primo è il linguaggio. La critica della società inizia quindi con la grammatica e il ristabilimento dei significati.

Octavio Paz
Octavio Paz – Custodia

Si ritrova in Octavio Paz un tema molto caro a quegli intellettuali attenti e convinti del grande potere che la letteratura e la scrittura hanno sull’animo umano e soprattutto della capacità che esse hanno di riscattare, tramite un linguaggio “pulito“, pensieri corrotti o visioni del mondo deviate e omologate.

Questo fondamento ha portato l’autore a intendere la sua poesia come «quell’altra voce», cioè come quell’alternativa che rovescia i luoghi comuni e che pone il lettore davanti alla possibilità di poter riflettere e vedere il mondo con i propri occhi e con i propri pensieri. Il senso della poesia, per lo scrittore messicano, si radica proprio nell’incontro tra Io e Tu nel quale tutto viene rimesso in gioco e dal quale nascono nuove e stimolanti prospettive.

Leggere Octavio Paz oggi è un’occasione per rileggere il nostro passato e per sviluppare quell’atteggiamento curioso, aperto e sicuro nei confronti delle vicende storiche alla base del nostro presente. Queste possono essere utili a sviluppare un’idea propria che sia frutto di incontro con altre voci e non di imposizioni di un pensiero oppressivo che sminuisce la ricchezza della pluralità e dell’incontro con l’altro.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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