Diritti umanitari, una battaglia da portare avanti che deve essere vinta

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Nel 2018 si celebrano i settant’anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo con mostre, convegni ed eventi di ogni genere, toccheranno l’acme il 10 dicembre. Oggi, a distanza di molti decenni, i Paesi che nel 1948 avevano sottoscritto ed approvato il testo, sembrano non ricordare quanto fatto o almeno così appare. L’Europa è stato storicamente il continente dell’accoglienza, considerato la culla della civiltà, della democrazia e dei diritti, eppure non tutti godono degli stessi diritti; spesso il Vecchio Continente va contro a quei sani principi di cui si proclamava sostenitore appena uscito dalla guerra.

In questa situazione decisamente atipica spicca l’Italia. Nel 2017 è stata varata, dopo tante battaglie, la legge contro la tortura, un bel passo avanti verrebbe da dire, ma invece di vietare la tortura sembra disciplinarla, perché più che una legge è un insieme di norme confuse e pasticciate. L’Italia non è nuova a leggi vaghe, più volte è stata condannata infatti per le condizioni disumane dei detenuti, sono state condotte molte battaglie ma non è ancora abbastanza; paradossalmente poi sotto l’occhio dei media queste notizie non finiscono mai. Forse perché non fanno audience o perché non troppo attuali. Destino diverso è toccato ad altri diritti spesso ritenuti marginali e che hanno infiammato la campagna elettorale: la parità fra i sessi. Le donne nel corso del tempo hanno conquistato svariati diritti sul piano formale ma sono spesso vittime di violenze di ogni tipi, fino al femminicidio. Sono sole, hanno paura di denunciare, la legge che punisce lo stalking è vaga, non sono tutelate da diritti forti come quelli degli uomini e spesso dalla ragione passano al torto. Molte volte si è sentito di donne uccise da uomini violenti denunciati e segnalati ma nonostante tutto tranquillamente a piede libero.

«I politici han ben altro a cui pensare» cantava Francesco Guccini in una sua ballata sull’aborto e oggi, a distanza di tantissimi anni, è ancora così: ci sono molti obiettori di coscienza e i nostri rappresentati fanno patetiche battagli contro i mulini al vento in difesa della razza italiana.

Un altro tema cruciale dove ancora una volta l’Italia si dimostra arretrata è il lacerante contrasto fra la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 e la politica del Bel Paese. L’Italia criminalizza le ONG, sequestra navi che salvano vite nelle acque del Mediterraneo, promuove respingimenti collettivi facendo accordi con la guardia costiera libica che rinchiude i migranti in lager dove i diritti umani non hanno motivo di esistere. D’altra parte il sogno degli Stati Uniti d’Europa è fallito con il libero mercato: le merci possono circolare liberamente, le persone invece vengono filtrate in base ad infiniti requisiti.

Scuola Diaz di Genova

L’Europa è un continente blindato, fin dai tempi di Zapatero che negli anni Novanta diede ordine alla guardia civile spagnola di sparare sui clandestini africani. Oggi, dove siamo tutti un po’ più buonisti, ai clandestini non si spara ma si aiutano a casa loro o peggio ancora si paga la Turchia del sultano Erdogan affinché blocchi i profughi siriani schierando l’esercito sul confine.

Politiche xenofobe sono all’ordine del giorno: è stato cancellato il diritto d’appello per i richiedenti asilo e adesso la macchina governativa rilancia una campagna denigratoria delle ONG (taxi del mare secondo Di Maio) colpevoli di estremismo umanitario perché soccorrono quelli che affogano in mare. No, non è uno scherzo, estremismo umanitario.

Un tempo c’era una classe politica e ideologica che si batteva quotidianamente per i diritti sociali, ora questa classe deve tornare più forte e unita che mai per un’altra grande battaglia: quella per i diritti umani.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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