Cartesio: il “cogito ergo sum” e l’essere umano al centro di tutto

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Cartesio (La Haye en Touraine, 31 marzo 1596 – Stoccolma, 11 febbraio 1650), ovvero René Descartes, viene ricordato come uno dei fondatori del pensiero filosofico moderno, un pensiero dominato dalla centralità della ragione dell’essere umano. Con Cartesio si cominciano a scardinare infatti i capisaldi del pensiero medievale che vede l’uomo al servizio di un bene superiore, pertanto, tutte le riflessioni erano incentrate sulla figura divina che ha creato il tutto, essere umano compreso. In questo senso l’essere umano stesso rappresenta un motivo d’indagine collaterale a tutto il resto, un “resto” identificato con Dio.

Cartesio viene ricordato anche per essersi posto contro il sapere tradizionale che veniva insegnato nelle scuole, un sapere che lasciava poco spazio alla ragione umana, fondamentale invece per il pensiero di Cartesio stesso. Vedremo come è proprio la ragione umana ha dare senso  a tutto quanto esiste al mondo. La ricerca filosofica che viene infatti praticata dal filosofo Cartesio è un tipo di ricerca che, prendendo la matematica come modello, parte dall’essere umano e dai contenuti del suo pensiero per risolvere problemi quali: l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e problemi legati alla conoscenza umana.  Già dall’approccio che vede la matematica al centro della ricerca, si comprende quanto il tipo di filosofia cartesiana sia innovativa. Con il filosofo Cartesio, che molti definiscono con un ego spropositato, si ha un approccio di tipo più scientifico e questo metodo di procedere rappresenta una vera e propria cesura con il passato.

Per comprendere a fondo la personalità del filosofo “moderno”, è bene accennare brevemente alla sua vita e ai suoi studi che rappresentano le basi per la successiva ricerca filosofica personale. Da ragazzo studiò presso i gesuiti laureandosi nel 1616 in diritto. Successivamente si arruolò nell’esercito raggiungendo la Germania dove scoppiò la guerra dei Trent’anni. L’inverno del 1619 lo passò in una grande solitudine da cui cominciò a nascere la sua personale ricerca filosofica. Da questa solitudine infatti venne la successiva decisione di abbandonare la vita militare, iniziando a fare viaggi che lo misero a contatto con numerose altre realtà, specialmente letterali e circoli scientifici.

Meditazioni sulla filosofia prima

È nei Paesi Bassi che nasce “ufficialmente” la sua filosofia, dal momento che lì esisteva una maggiore tolleranza per le teorie scientifiche e filosofiche innovative, come quelle cartesiane che vedono una smisurata fiducia nei confronti della ragione umana, fiducia che nel periodo precedente era stata oscurata. Nel 1637 pubblica a Leida la sua prima opera, in forma anonima, Il discorso sul metodo, che fa da prefazione ad altri tre saggi scientifici: Diottrica, Meteore e Geometria. Il discorso sul metodo. Il discorso sul metodo, nonostante presenti molte contraddizioni e aporie, rappresenta una delle opere più importanti di Cartesio, così come il suo pensiero che è stato predominante per molto tempo. Questo pensiero è il cosiddetto meccanicismo moderno, ovvero la considerazione del mondo, così come dell’uomo, come una grande macchina. Queste considerazione sono alcune delle tante teorie che decretano l’allontanamento della filosofia di Cartesio da quanto si insegnava nelle scuole. È soprattutto nel trattato sul Mondo, rimasto incompiuto, che il filosofo propone la sua ipotesi sulla struttura del mondo fisico, ricollegando tutto ad una spiegazione di tipo meccanicistico.

Un altro saggio importante di Cartesio sono le Meditazioni sulla filosofia prima, pubblicato nel 1641 e contenente il percorso metafisico che secondo il filosofo comincia con l’esercizio del dubbio radicale, quello che mette in discussione tutte le conoscenze acquisite. In particolare il saggio prende avvio dalla messa in dubbio di quanto i nostri sensi ci comunicano. Brevemente: i nostri sensi ci ingannano a tal punto che non sappiamo nemmeno se siamo svegli o siamo sognando.

A questo segue un’altra sottile considerazione: e se non fossimo ingannati dai nostri sensi, ma da un genio maligno che ci fa credere che 2+2 faccia 4? Ecco qui lo snodo. Mentre dubitiamo, una cosa è certa: stiamo dubitando e questo equivale a dire che siamo padri di un pensiero, quello dell’essere ingannati. In questo senso, se anche fossimo ingannati, comunque esisteremmo, dal momento che: cogito, ergo sum. Da questa consapevolezza, Cartesio costruisce, o meglio “ricostruisce” il sapere. La garanzia del pensiero offre un’ulteriore garanzia: quello dell’esistenza del mondo. A questo aggiunge il fatto che esiste prima l’anima, la sostanza pensante e poi il corpo, la sostanza estesa. Qui viene anche contenuta la teoria nota come il dualismo cartesiano. Queste due sostanze sono separate, ma c’è un luogo in cui si relazionano e si congiungono: la ghiandola pineale, posta al centro del cervello.

Molti filosofi successivi ripresero Cartesio, sia per sostenerlo, sia per criticarlo, e questo fa comprendere quanto il pensiero cartesiano rappresenti non solo uno spartiacque da due grandi ere, quella medievale e moderna, ma anche come il suo pensiero sia particolarmente innovativo e come, nonostante non siano pochi i punti deboli della sua teoria, molta della sua filosofia ispirò quella successiva, tanto che ancora oggi è uno dei filosofi maggiormente studiati.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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