Andrea Ferrari, la poesia nei dettagli dell’artista modenese

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Andrea Ferrari, modenese, classe 1980, si avvicina al mondo della fotografia quasi per caso, scoprendo dentro di sé un’attenzione al particolare e all’insolito caratterizzata da una grande delicatezza e sensibilità. Nel 2009 fonda una piccola casa editrice indipendente, la Andrea Ferrari Group, ponendosi come obiettivo la pubblicazione di libri che potessero migliorare la società in cui viviamo, anche solo di un poco. A noi si è voluto raccontare così.

Ciao Andrea, quando ti presenti ami definirti un “artista eclettico”, potresti spiegarci perché?

Jazz’s Whisper, dal libro Jazz’s Whisper, 2010

Non amo, lo faccio per necessità; non mi piace etichettarmi, e chi mi conosce lo sa bene, mi piace definirmi come un contadino con la voglia e il bisogno di esprimere i propri pensieri e sentimenti con diversi linguaggi. Ho quindi deciso, in una società vittima delle etichette, di intitolare il libro della mia vita Andrea Ferrari artista eclettico, nella speranza che qualcuno, leggendo la parola “eclettico”, trovi lo stimolo di andare oltre la copertina e si avventuri nella lettura del primo capitolo… si, per il momento c’è solo il primo capitolo, il resto, se avrete pazienza arriverà: té ancàrra zoven – “sei ancora giovane” – dicono i più vecchi di me.

Parlaci delle tue prime esperienze artistiche, quando nasce la tua passione per la fotografia?

Sedetevi comodi sulla vostra poltrona, che vi racconto una storia. In quei tempi lontani all’alba del nuovo millennio, entrando nella casa della mia fidanzata di allora, vidi una foto appesa al muro; dovetti mettere bene a fuoco l’immagine perché mi fu difficile capire subito cosa ci fosse raffigurato (il neurone solitario ha i suoi tempi), poi capii: c’erano alberi, rocce, piccoli fiori di diversi colori, e tutto questo mi fece dire: «è un ambiente naturale, un bosco». Non riuscii però a dare una spiegazione logica ai fasci di luce che si “muovevano” in mezzo alle rocce, quindi chiesi all’autore, il padre della ragazza, che mi spiegò che si trattava di una foto realizzata in posa B (il mio neurone solitario preso dal panico, si suicidò). Tornato a casa, il neurone di scorta mi disse: «Ehi Ciccio, non credi di poter realizzare qualcosa di simile anche tu?!», e da quel momento nacque in me la voglia di cogliere quel qualcosa di intangibile presente in tutto ciò che ci circonda. Comprai una Pentax P30T sborsando 180.000 Lire, caricai la borsa con rullini, un blocchetto di carta e una biro, e partii per un viaggio, a distanza di tanti anni non mi sono ancora fermato.

Le tue opere cercano di raccogliere e trasmettere l’aspetto più spirituale del mondo che ti circonda, cosa ti colpisce di un soggetto che scegli di dipingere o ritrarre?

Andrea Ferrari

Dipingere un soggetto reale è per me impensabile, non ne ho le capacità, mi limito a buttare colore sulla tela cercando di rappresentare a modo mio i miei sentimenti e i miei pensieri. Per quanto riguarda la fotografia è diverso, quando ho in mano la macchina fotografica cambio il modo di guardare. In me c’è sempre un qualcosa di latente e inconscio che cerca di carpire un dettaglio che mi dia lo stimolo per approfondire il soggetto; in quel momento il mio occhio si trasforma e diventa uno strumento che permette alla mia mente e al mio cuore di analizzare meglio il mondo che mi circonda: dettagli, angolature diverse, sfumature della luce, tutto ciò che mi permetta di creare scatti che nel profondo nascondano qualcosa di speciale. Quando mi approccio alla fotografia urbana preferisco lavorare di notte, perché si può godere di una luce diversa che, facendosi spazio nel buio, mi permette di notare dettagli solitamente invisibili. Per me è importante anche offrire un diverso punto di vista, ponendo la macchina fotografica ad altezze diverse. Quando invece incontro una persona e noto un particolare nel viso o nel suo modo di porsi, immagino come poter rappresentare in uno scatto i suoi sentimenti. In base alla personalità di una singola persona si possono avere rappresentazioni completamente diverse dello stesso sentimento o emozione, credo sia una cosa stupenda e molto affascinante.

Raccontaci qualcosa riguardo ai tuoi progetti presenti e futuri.

Licia, dal libro Il Sentimento dell’Arte, 2009

Attualmente sto cercando di monetizzare tutti questi anni trascorsi a fotografare: il 98% dei miei scatti è ancora intrappolato nei negativi, quelli realizzati in medio formato sono stati digitalizzati e pubblicati su ebook, ma siccome amo le fotografie stampate e incorniciate, ho pensato di farne stampare due versioni di ognuna, di diverse dimensioni, applicando nel passe-partout il negativo della stessa tagliato, in modo che la fotografia diventi un pezzo unico. In futuro, invece, continuerò a fotografare e dipingere, sempre e solo in base agli stimoli che riceverò dal mondo esterno, mai su commissione od ordinazione. Vorrei inoltre poter sviluppare al meglio i miei progetti cinematografici: proprio pochi giorni fa mi è venuto in mente un nuovo soggetto per un racconto ambientato al tempo dei Romani nella mia bella Modena.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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