Eric Clapton: l’eterno rinascere del blues

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Eric Clapton, nato il 30 marzo del 1945 a Ripley, una minuscola cittadina del Surrey, è considerato uno dei migliori artisti rock e blues della storia, nonché uno dei più grandi chitarristi viventi.

Con George Harrison

La vita di Clapton è stata un eterno rinascere, un eterno risollevarsi da mille cadute ed ostacoli che gli hanno intralciato la strada, aggrappandosi sempre al blues come salvezza. Nonostante l’acutizzarsi della sua malattia (una neuropatia periferica, peggiorata ultimamente da una bronchite che l’ha costretto su una sedia a rotelle), Clapton ha ancora in programma un ultimo grande concerto, per chiudere definitivamente una straordinaria carriera.

La storia di Eric è tormentata fin dall’inizio: nato dalla relazione fra un militare canadese, che tornerà in patria senza mai conoscere il figlio, e una donna inglese; scappata con un altro uomo in Germania, Clapton fu cresciuto dalla nonna materna. Privato di una condizione di vita stabile, Eric inizia a suonare la chitarra e, crescendo, si esibisce come artista di strada.

Le sfortune nella vita corrisponderanno a un’immensa fortuna nella sua carriera; il successo per lui fu immediato. Nel fertile ambiente musicale della Londra di fine anni Sessanta, Clapton entra negli Yardbirds, storico gruppo che lanciò, oltre a Clapton, chitarristi del calibro di Jimmy Page e Jeff Beck. Subito dopo passerà nel gruppo dei Bluesbreakers, diretto uno degli dei del blues: John Mayall.

Clapton si distingue immediatamente nella scena londinese per due caratteristiche principali: l’eccezionale talento e la versatilità con la quale si adatta ad ogni nuova band. Infatti Clapton non si annovera fra quei musicisti sempre fedeli a un solo gruppo e negli anni Settanta, Ottanta e Novanta attraverserà l’Atlantico centinaia di volte per collaborare con svariati artisti fra Stati Uniti e Regno Unito.

Sempre negli anni Sessanta conosce Ginger Baker e Jack Bruce, con i quali fonda il supergruppo dei Cream, scalando sempre di più le vette del successo. Dopo la breve parentesi dei Blind Faith, si chiude la stagione dei supergruppi e Clapton fonda i Derek and the Dominos, con la partecipazione di Duane Allman, con i quali incide la famosissima Layla. Nel 1968 l’amicizia con George Harrison lo porterà ad incidere il celebre assolo di While My Guitar Gently Weeps per i Beatles, contribuendo ad attutire, almeno momentaneamente, il periodo di grande frizione fra i quattro di Liverpool.

Gli anni Settanta invece rappresentarono il primo dei due momenti di forte crisi per il chitarrista inglese: Clapton, che già da tempo faceva uso di droghe ed era un accanito bevitore, entra nel tunnel della dipendenza, accentuata dal lutto per la prematura morte dell’amico Duane Allman. Gli anni Settanta si aprono con la partecipazione al Concert for Bangladesh nel 1971, organizzato da Harrison, in cui Clapton si esibisce in un evidente stato di prostrazione fisica e mentale. Per il resto di questo decennio Eric affronterà un lungo e difficile cammino di riabilitazione, con il quale riuscirà finalmente a sollevarsi e ad iniziare una monumentale carriera solistica.

Il fiorire della carriera solistica lo porta a collaborare con musicisti come Sting, Elton John, Phil Collins, Zucchero, Pino Daniele, Roger Waters, Mark Knoplefer e moltissimi altri. Dopo la crisi, questa rinascita fu un momento di enorme successo e fortuna per Eric, che non sapeva però che il peggio doveva ancora arrivare.

Alla fine degli anni Ottanta inizia il secondo grande momento di crisi per Clapton: nel 1989 si separa dalla moglie Pattie Boyd (precedentemente moglie dell’amico George Harrison), nel 1990 sfugge per miracolo ad un mortale incidente aereo, dopo aver rinunciato a salire su un elicottero che l’avrebbe trasportato in un albergo nel Wisconsin, a favore all’amico e chitarrista Stevie Ray Vaughan (morto nell’incidente), che aveva espresso il desiderio di rientrare per primo. Ed infine, la parentesi più cupa: nel 1991 suo figlio Conor, avuto nel 1986 dalla showgirl italiana Lory del Santo, muore precipitando dal 53esimo piano del loro appartamento a Manhattan.

Con Conor

Ancora una volta Clapton trova nel blues un’ancora di salvezza, ritrovando il successo dopo qualche anno, con i dischi From the Cradle (1994) e Pilgrim (1998). Per esorcizzare il drammatico lutto per figlioletto gli dedicherà struggenti ballate come Tears in Heaven, My father’s eyes e Circus has left town, in cui mischia il dolore per la perdita del figlio ai suoi drammi infantili.

Oggi Eric Clapton, dopo aver più volte accennato al ritiro dalle scene, pare aver scelto definitivamente la via di un meritato riposo per prendersi cura del suo tormentato corpo dilaniato da decenni di abusi di alcool, fumo e droghe. Slowhand (così soprannominato per la sua lentezza nel cambiare le corde della chitarra) nei suoi 50 anni di carriera, da piccolo inglese di periferia, ha fatto cantare la sua chitarra con uno struggente lamento da vero “nero del blues” come pochi chitarristi, sia bianchi che neri, hanno saputo fare, infiammando milioni di ascoltatori. Dopo l’eterna lotta con le avversità della sua esistenza è finalmente giunto il momento della tranquillità anche per lui.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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