“Nascita di una Nazione”: l’Italia del secondo dopoguerra a Palazzo Strozzi

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A Palazzo Strozzi è stata inaugurata il 16 marzo la mostra intitolata Nascita di una Nazione il cui proposito è quello di rendere un’idea dell’effervescenza artistica (e non solo) che attraversò l’Italia dagli anni ’50, e che raggiunse l’apice nel 1968.

Alberto Burri, Sacco e bianco (1953)

La prima opera che accoglie il visitatore è La Battaglia di ponte dell’Ammiraglio di Renato Guttuso (immagine di copertina). Il soggetto storico ricorda l’evento omonimo, in cui Garibaldi fronteggiò l’esercito borbonico in Sicilia: ciò sta a simboleggiare le lotte intraprese in quegli anni dai comunisti per sradicare i fascisti, rappresentati nel quadro dall’esercito reale. Guttuso aveva  partecipato attivamente alla vita politica italiana – non fu l’unico artista, ma è sicuramente il più celebre – perciò con questa opera voleva istruire la folla a combattere chiunque provi a instaurare un regime. Non è un messaggio solo per l’Italia, ma per tutto il mondo che da poco si stava riprendendo dalla guerra, grazie ad un insperato boom economico, i cui effetti sono visibili nella video installazione ai lati del quadro.

L’opera di Guttuso è l’unica con intento di realismo, nelle sale successive infatti sarà palese lo sviluppo in senso concettuale dell’arte italiana: ciò non vuol dire che le opere e i loro autori siano avulsi dalla realtà, anzi utilizzavano le tecnologie appena scoperte per le loro opere, oppure materiali storici, come Alberto Burri che riciclava i sacchi delle provviste spedite in occasione del Piano Marshall. Neppure la matrice aniconica (non figurativa) nella maggior parte delle opere è da intendere come abbandono dello spettatore a se stesso. I muri dell’installazione Eco di Alberto Biasi infatti proiettano le ombre di chi cammina in questo spazio sulle tele, perciò segue la prassi post duchampiana dell’opera non finita, ovvero che è completa solo con l’intervento del visitatore. Anche gli Achrome di Piero Manzoni vivono della luce e delle ombre che inferiscono l’aspetto della tela, come una continua metamorfosi.

Mario Schifano, Compagni, Compagni (1968)

L’Italia però non è non è stata certo immune alla Pop art americana: gli artisti romani della Scuola di Piazza del Popolo infatti presero il modus operandi di Warhol & co. donandogli un concetto di fondo più politicheggiante, ecco spiegati Compagni, Compagni di Mario Schifano oppure Corteo di Franco Angeli. Le ricerche in quei ferventi anni furono molte, così come il clima politico ai quali non si sottrassero neanche i creativi, storica la Biennale di Venezia del 1968, dove gli artisti girarono o coprirono le proprie opere per protesta.

I curatori della mostra Nascita di una Nazione dunque hanno voluto mettere in mostra un’enciclopedia dell’arte italiana, come se fosse un nuovo Rinascimento. Il prodotto finale però lascia un po’ di amaro in bocca, sia perché si avverte imbarazzo tra le varie sale, sia perché era possibile fare qualcosa in più per approfondire. Ciò comunque è parzialmente giustificato dall’effettiva difficoltà di gestire così tanti linguaggi: se nell’arte moderna vi era uno stile generalmente unitario per ogni epoca – anche se le eterodossie di pensiero erano molte di più di quanto si possa pensare -, per l’arte contemporanea non si può parlare più di una egemonia, ma di vari soggettivismi. Non è quindi facile avere a che fare con un periodo così frammentario come quello in mostra a Palazzo Strozzi.

Nascita di una Nazione
A cura di Luca Massimo Barbero
Palazzo Strozzi, Firenze.
Dal 16 marzo al 22 luglio 2018

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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