La “Medea” di Ronconi è tornata al Piccolo Teatro di Milano

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Luca Ronconi

Per una coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatro de Gli Incamminati e Centro Teatrale Bresciano riprende vita lo spettacolo dalla regia originaria di Luca Ronconi Medea. Era il 13 dicembre 1996 quando per la prima volta l’opera fu realizzata sulla scena, e debuttò al Teatro Donizetti. Il successo raccolto, già da allora, è stato dimostrazione del fatto che col teatro si fa ricerca. E proprio Ronconi si spese tutta la vita per una ricerca costante del fare teatro, del far parlare i testi, e in questo caso un classico, una tragedia greca per eccellenza. Parlava di attualità e rappresentabilità, ma soprattutto parlava di viaggiare nel tempo, perché questo i classici permettono, facendo viaggiare le persone che non vivono solo il presente, ma trovano le loro radici nel passato. Così sosteneva Ronconi, con una lucidità da non sottovalutare.

Medea, Piccolo Teatro

Questa volta è Daniele Salvo, più di vent’anni dopo, a riallestire lo spettacolo teatrale, restituendo al testo un significato filologico, che trova la sua essenza proprio nel legame tra il personaggio di Medea, colei che il mito tramanda come diversa, straniera, strega, e il mondo circostante. Viene inscenato lo scontro tra la passione di Medea e il resto. Un coro di donne controbatte alla voce di Medea, e questo coro a volte mostra la sua stessa passione, la sua stessa intensità di sentimenti, altre volte invece si dispera, rimane allibito davanti a una figura imponente, maestosa come la sua.

Per questi motivi, Medea ha suscitato una serie di contraddizioni nel corso dei secoli e tuttora le suscita, per il suo essere sempre maestosa, crudele, intensa, indicibile persino. La caratterizzazione del personaggio di Medea è stata riflessione cruciale sia per Ronconi sia per Salvo sia per Branciaroli, il qualche spiega, a proposito della sua interpretazione:

Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: “Medea dallo sguardo di toro”, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro. Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone.

Franco Branciaroli

In questo Medea continua a parlarci, appunto come testo attuale, e secondo una rilettura specifica in questo caso. Nonostante la crudeltà dei gesti che compie, il fatto che risultino abominevoli e indicibili, tuttavia non si può che rimanere ugualmente ammaliati da un personaggio del genere. Più è lontana dal nostro mondo, dalle nostre intenzioni più recondite, e più si avvicina allo spettatore. Medea fa paura, è irruenta e imprevedibile. Di nuovo, smisurata ed inquietante. Ogni volta, quando si ascoltano o leggono le sue parole, ci si chiede se quelle morti fossero proprio necessarie, se quei figli innocenti dovessero pagare proprio il prezzo del destino. Pare non ci sia risposta definitiva e sincera a questa domanda, perché ogni volta il dramma di Medea ricomincia. Perché così vuole il teatro, che riviva sempre.

Così, infatti, il Piccolo Teatro ha fatto un omaggio all’eredità letteraria di Euripide e al maestro del palcoscenico italiano, Luca Ronconi.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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