#ArtSpecialUNESCO – Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale

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Dal Nord d’Italia, dove abbiamo avuto modo di analizzare da ultimo i siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, ci rechiamo in Sicilia, per parlare della città di Palermo e del suo percorso arabo-normanno oltre che delle cattedrali di Cefalù e Monreale, patrimonio dell’umanità dal 2015.

Mosaici della cupola della Cappella Palatina, uno degli edifici arabo – normanni divenuti patrimonio UNESCO nel 2015

Fondata dai Fenici tra il VII ed il VI secolo a.C., con il nome di Zyz, la città di Palermo cambiò più volte il suo nome in ragione dei diversi domini che sulla sua area si instaurarono nel corso dei secoli. Prima che la città venisse indicata in epoca moderna con il nome attuale di Palermo, la stessa assunse, dunque, vari nomi: dalla Zyz dei Fenici che significa “fiore”, divenne la Panormos (dal greco παν όορμοσ, tutto porto) dei greci, per assumere successivamente il nome di Panormus per i Romani. In seguito la città divenne la Balarm degli arabi ed infine la Balermus dei normanni.

A seguito della caduta dell’Impero romano d’Occidente (535), Panormus venne ricostruita dai Bizantini, i quali dominarono sulla città per gli altri tre secoli successivi. Con la conquista dell’intera isola da parte degli Arabi (827-965), la capitale della Sicilia venne spostata da Siracusa a Palermo. Fu così che Balarm visse un periodo di renovatio urbanistica venendo dotata di tutte le strutture burocratiche necessarie alla neo capitale, oltre che di splendidi palazzi, moschee, giardini e fontane. La potenza musulmana, tuttavia, subì un forte arresto con l’avanzare dei Normanni, popolazione di origine vichinga che tra il 1060 ed il 1091 invase tutta la Sicilia. Con l’arrivo dei normanni a Palermo (1071) il culto della religione cristiana venne ripristinato e al contempo la convivenza fra etnie tanto diverse venne favorita.

Colonnine presenti nel chiostro del Monastero benedettino adiacente alla Cattedrale di Monreale, realizzato sul finire del XII secolo

Fu proprio in questo clima di melting pot culturale che nella Balermus normanna si sviluppò quella commistione tra cultura araba e cultura normanna che determinò gli stili e le architetture di tutti quegli edifici (religiosi e civili) che a Palermo, Cefalù e Monreale ottennero il prestigioso riconoscimento dall’UNESCO. Il risultato di questa miscela di stili così eterogenei è rintracciabile per le chiese, nelle piante a croce latina o greca, nelle torri presenti sulla facciata, nelle cupole, nelle decorazioni musive di matrice bizantina e negli arabeschi decorativi delle basiliche. I palazzi, invece, dotati di iwan (tipico ambiente arabo a tre esedre chiuso e collocato all’ingresso dei palazzi), cortile all’aperto e grandi giardini, sono decorati con ricchi mosaici sulle pareti e con mattonelle disposte a spina di pesce sui pavimenti.

I monumenti del percorso arabo-normanno di Palermo inseriti nella World Heritage List sono: Palazzo Reale, Cappella Palatina, San Giovanni degli Eremiti, Chiesa della Martorana, San Cataldo, la Zisa, Ponte dell’Ammiraglio, la Cattedrale di Palermo.

Ai caratteri di stampo arabo-normanno rispondono anche le Cattedrali collocate nei Comuni di Cefalù e di Monreale. Entrambe basiliche con pianta a croce latina, le Cattedrali custodiscono a loro interno preziose decorazioni musive ed elementi architettonici tipici del mondo arabo, quali ad esempio gli archi a sesto acuto.

Facciata della Cattedrale di Cefalù

Per il IV criterio d’iscrizione «L’insieme di monumenti del sito Palermo arabo–normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale mostra in maniera esemplare le caratteristiche di una straordinaria sintassi stilistica che, rielaborando in maniera originale e unitaria elementi appartenenti a diverse culture, diede vita a nuove concezioni spaziali, costruttive e decorative. Il forte impatto di tali manifestazioni nell’orizzonte medievale contribuì significativamente alla formazione della koinè mediterranea, prototipo e segno tangibile della nascita della civiltà mediterraneo-europea moderna, dall’Impero di Federico II di Svevia alla formazione degli stati nazionali».

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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