Hedy Lamarr, quell’inventrice che ammaliò Hollywood

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«Era ora». È stato questo l’ironico commento di un’anziana signora che nel 1997 ha visto riconoscersi il merito di un’invenzione risalente a decenni prima. Il progetto in questione è alla base delle moderne tecnologie Wi-Fi, GPS e Bluetooth ed era stato sviluppato nientemeno che negli anni Quaranta. E come se questa storia non fosse già affascinante così, a renderla più strabiliante è la sua stessa protagonista: l’attrice Hedy Lamarr.

Hedy LamarrBella da sembrare una visione, enigmatica e arguta, a detta di molti anche narcisista e infelice. Spesso la vita di Hedy Lamarr (Vienna, 9 novembre 1914 – Altamonte Springs, 19 gennaio 2000) perdeva i contatti con la realtà, somigliando più a un altro film dove ella avesse la parte principale.

Hedwig Maria Eva Kiesler nacque in una famiglia ebrea dell’alta borghesia e sin da bambina mostrò una curiosa attitudine a smontare e rimontare i suoi giochi. Da giovane scelse quindi di frequentare dei corsi di ingegneria e si distinse per la sua spiccata intelligenza. Eppure la più grande ambizione che nutriva era quella di diventare una star del cinematografo: studiò recitazione, mise da parte i calcoli e a sedici anni ottenne un piccolo ruolo in un lungometraggio.

Per la “ragazza più bella del mondo” la fama arrivò tre anni più tardi e in circostanze che segnarono la sua intera vita, ma anche la storia stessa del Cinema: interpretando Eva Hermann in Estasi di Machatý, Hedwig è la prima attrice a mostrarsi senza veli su uno schermo. La carriera della Kiesler registrò allora una battuta d’arresto poiché l’armatore Fritz Mandl, primo di sei mariti, la tenne chiusa in casa per anni. Fu solo nel 1937 che l’attrice, travestita da domestica, riuscì a scappare e riprendere in mano la sua vita. Il mito di Hedy Lamarr poté finalmente sorgere. Il nome d’arte fu suggerito dal produttore Louis B. Mayer ed è un omaggio alla diva del cinema muto Barbara La Marr, morta trentenne per overdose.

Approdata ad Hollywood, Hedy riscosse più successo per la sua bellezza esotica e i boccoli all’insù che per i lungometraggi a cui prendeva parte – a volte dei veri flop. Negli anni Cinquanta l’addio alle sceneLa febbre del petrolioIl molto onorevole Mr. PulhamVenere peccatrice e Sansone e Dalila sono i titoli che vale la pena ricordare della sua carriera.

Alexandra Dean e Susan Sarandon

Ma questa, con tutti gli onori e gli oneri, è solo la Hedy attrice: all’altro lato della medaglia le cose sono altrettanto interessanti.

Il riscatto della Hedy inventrice si deve alla regista Alexandra Dean e ad una produttrice d’eccezione, Susan Sarandon, le quali hanno voluto mostrare al grande pubblico che l’attrice austriaca era anche più della sua bellezza etereaBombshell: The Hedy Lamarr story è stato presentato in anteprima allo scorso Tribeca Film Festival e pochi giorni fa ha debuttato in Italia, a Milano presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in occasione della rassegna CINENAMAnteprima – La vita e niente altro.

L’incontro di Hedy con George Antheil fu casuale, provvidenziale se vogliamo. A casa di Mandl ella aveva ascoltato informazioni che stuzzicavano la sua abilità tecnica e trovò nel musicista prussiano un degno collaboratore. Nel 1942 la coppia fece brevettare il progetto: si trattava del Secret Communication System. L’apparecchiatura fu realizzata con dei rotoli di carta perforati dei pianoforti meccanici e permetteva di modificare continuamente le frequenze radio, affinché non venissero intercettate. Senza saperlo Lamarr e Antheil avevano messo a punto una prima grossolana forma di spread spectrum, la tecnica di trasmissione su cui si basa la telefonia mobile odierna. Eppure la Marina statunitense era scettica: vivendo con Mandl, la donna aveva spesso incontrato Mussolini e persino il Führer, per cui la sua fede antinazista non appariva particolarmente sincera. Ma c’era di più: Hedy era una donna. E un’attrice, pure!

«Ancora oggi mi ritrovo a parlare con persone che non ci credono» afferma la Dean. Alla fine l’unico aiuto concreto che Hedy riuscì a dare in guerra fu quello di vendere i suoi baci per raccogliere fondi per gli Alleati. «Se fosse ancora viva, oggi la troveremmo alla Silicon Valley» dichiara ancora la regista.

Bombshell è allora un film d’inchiesta con una forte carica femminista. In effetti l’attrice viennese non si definì mai tale, ma sua figlia Denise non ha dubbi: nel marasma che scuote Hollywood da mesi, Hedy Lamarr sarebbe certamente tra le capofila del movimento Time’s Up.

Seppure con un nome diverso, durante la Guerra Fredda gli USA impiegarono il Secret Communication System a bordo delle navi al largo di Cuba. Certamente una soddisfazione per l’attrice ormai in declino, ma nulla a che vedere con il Pioneer Award che le viene infine consegnato all’età di 83 anni.

Hedy Lamarr ha rivoluzionato il mondo dell’elettronica e della comunicazione: probabilmente, se non fosse stato per lei, io non sarei qui a scrivere e nemmeno voi sareste lì a leggere.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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