“Post Zang Tumb Tuuum”: parole e quadri in libertà alla Fondazione Prada

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Affrico e Mensola di Libero Andreotti

La “milanesissima” Fondazione Prada ha da poco aperto le sue porte alla mostra Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943, visitabile fino al 25 giugno 2018. Il titolo, che riecheggia quello dell’opera letteraria del futurista Filippo Tommaso Marinetti, rivela l’anima onomatopeica di un’esposizione che riproduce, attraverso una mastodontica selezione di oltre 1000 lavori tra dipinti, sculture, manifesti, riviste, fotografie, arredi e modelli architettonici, il rumore e il suono di un’epoca. Un’epoca per molti versi da dimenticare, ma identitaria per la nostra nazione e per l’arte stessa: quella tra le due guerre mondiali. La mostra, concepita e curata da Germano Celant, in collaborazione con lo studio newyorchese 2×4, ricostruisce le condizioni materiali e fisiche dalle presentazione originale delle opere, grazie all’allestimento di 24 ricostruzioni parziali di sale espositive pubbliche e private.

L’idea risulta innovativa e spinge il visitatore ad indovinare dalle ombre che si stagliano sui pannelli plastificati i titoli dei quadri mancanti, nel tentativo di ricostruire e mo’ di puzzle l’affresco di un periodo. A tenere insieme le finte pareti troviamo delle superfici di tela, quadri giganti che contengono idealmente altri quadri più piccoli, in un gioco a matrioska che si delinea via via in ordine cronologico. Peccato per il finto parquet nero-grigio che, seppur scenografico, pone al visitatore un dilemma fastidioso e francamente immotivato.

Post Zang Tumb Tumb di Filippo Tommaso Marinetti tiny

Senza una ragione apparente, in alcune sale la sua superficie può essere calpestata, fungendo addirittura da ponte da un’estremità all’altra degli spazi, mentre in altre diventa una barriera insormontabile che non permette di visionare a pieno le opere. Ogni sala ha così la sua legge, che le maschere fanno rispettare come sacra. Altro punto dolente sono i testi con le spiegazioni: rari e simili a dei bigini di storia, contengono così poche informazioni che nemmeno l’ultimo della classe potrebbe saperne di meno. Meglio quindi esplorare la mostra con un primo della classe che ci può aiutare a districarci nella storia e nella visita stessa. Tornando ai contenuti dopo questo piccolo sfogo sul contenitore, si può certo dire che la mostra accontenti tutti i palati, essendo così ricca da spingere chi vi si accosta a perdersi tra galleria Sud, Deposito, galleria Nord e Podium, in un viaggio labirintico nel passato, nel corso del quale si possono ammirare le opere originali di artisti come Giacomo Balla, Carlo Carrà, Enrico Prampolini, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Mario Sironi e Adolfo Wildt. Così il visitatore si muove tra architettura e design, storia e letteratura: l’arte diventa pretesto per legare le altre discipline in un potpourri allucinante e iperbolico.

Filippo Tommaso Marinetti nella sua casa con sullo sfondo “Dinamismo di un footballer” di UmbertoBoccioni, 1913

Punto di partenza di Celant è infatti il libro Le partage du sensible. Esthétique et polituque di Jacques Rancière (2000), in cui si prende atto della stretta connessione dell’arte con il clima sociale che la origina. Le visioni aeree di acrobazie militari di Alessandro Bruschetti contrastano felicemente con la superficie levigata delle statue di Libero Andreotti che affascina l’osservatore con la coppia Affrico e Mensola, eco mitologica e antica del boccaccesco Ninfale fiesolano. I ritratti fotografici di Ezio Luxardo strizzano l’occhio a focus tematici su scrittori come Carlo Levi, Alberto Moravia e Luigi Pirandello. Colori, corpi e fogli di carta prendono per mano il visitatore in una percorso circolare che trova respiro nella grandiosa opera di Corrado Cagli sui Segni dello Zodiaco. Ciliegina sulla torta i 29 cinegiornali selezionati in collaborazione con l’Istituto Luce – Cinecittà, distribuiti nelle sale italiane tra il 1929 e il 1941, proiettati all’interno del Cinema della Fondazione. Il percorso si conclude idealmente negli spazi del Deposito, abitato da una scenografica galleria di pannelli giganti sui quali vengono proiettate immagini storiche di formato XXL. Il turista, ormai ubriaco d’arte, imbocca così la sua via d’uscita, rilassato alla vista del bianco e nero e soddisfatto di una scorpacciata apparentemente senza fine, forse perché non intervallata da punti e virgole ma da futuristi punti esclamativi!

Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943
A cura di Germano Celant
Fondazione Prada. Milano
Dal 18 febbraio al 25 giugno 2018

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

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