“L’albero della cuccagna”: il nuovo libro di Achille Bonito Oliva tra mito e realtà

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È stato presentato mercoledì 14 marzo al Palazzo Reale di Milano il volume L’albero della cuccagna di Achille Bonito Oliva, edito da Skira, con la partecipazione della Fondazione Carla Fendi, un volume che ha origine dal meraviglioso ed esteso progetto L’albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte iniziato nel 2015 in occasione di Expo.

Achille Bonito Oliva

Achille Bonito Oliva, eccentrico critico d’arte, ha pensato bene di realizzare un super progetto itinerante che ha visto uniti più di 40 artisti di diverse generazioni e nazionalità. Un programma di ampio respiro che ha coinvolto numerosi musei, istituzioni, fondazioni pubbliche e private per fare qualche nome va ricordato il MAN di Nuoro, il MADRE di Napoli, Hangar Bicocca di Milano ma ancora la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e il Castello di Rivoli. Il simbolo per eccellenza di questo progetto, l’albero della cuccagna, getta la sue radici nei miti celtici del nord Europa, portatore di un significato profondo di abbondanza, nutrimento e gioia. Questo simbolo arcaico doveva essere reinterpretato dai diversi artisti con piena libertà d’espressione con il compito di catturare l’immaginario collettivo. Riproporre un simbolo antico con l’obiettivo di trasmettere una tematica attuale, contemporanea, la fame nel mondo.

A partire dalla Val d’Aosta fino alla Sicilia per esprimere una personale visione dell’albero, uno spunto di riflessione tra arte e nutrimento. Da sempre nella storia dell’arte il cibo è stato protagonista, in tutte le epoche storiche partendo dalle scene di caccia dei graffiti preistorici ai mosaici pompeiani e bizantini fino ad arrivare al Rinascimento. Tutti i più grandi artisti hanno dipinto il cibo da Caravaggio con la famosissima Canestra di frutta a Baschenis, Arcimboldo, Van Gogh con la celeberrima opera Mangiatori di patate. Scorrendo avanti con gli anni da ricordare la Pop art dove il cibo viene utilizzato come simbolo della nuova società, del consumismo più disarmante che si sviluppa in quel periodo grazie anche alla pubblicità esponente per eccellenza Andy Wharol con Campbell’s soup del 1968.

Da sempre il cibo e l’atto di mangiare hanno accompagnato tutte le epoche storiche, ruoli diversi ha però avuto negli anni il cibo da mero simbolo nutrizionale a simbolo di riti magici o propiziatori a mezzo rappresentativo dello status sociale. Una cosa è certa, il cibo significa unione, fratellanza siamo tutti accomunati dall’atto di mangiare, è un bisogno primario, fondamentale di sopravvivenza che non conosce differenze.

Aprire gli orizzonti attraverso l’arte per approcciarci al prossimo, per capire le emergenze, le necessità di cui solo chi è provvisto di empatia può sentire e capire. Superare l’atrofizzazione di valori in cui la nostra società è caduta. Ecco che l’arte torna in nostro aiuto attraverso artisti dal calibro di Lara Favaretto, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Patrick Tuttofuoco e molti altri che hanno saputo trasmettere la valenza sacrale che da sempre appartiene al cibo.

Per la prima volte tutte le opere degli artisti e i concetti fondanti di questo progetto sono racchiusi in un catalogo paragonabile a un simulacro che testimonia del legame indissolubile tra l’arte e il nutrimento simbolo di vita.

I testi de L’albero della cuccagna sono introdotti da Francesca Franco, la coordinatrice del progetto e Guido Guerzoni che descrive lo sviluppo di una storia senza fine tra l’arte e il cibo.

LauraTesta per MIfacciodiCultura

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