“Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination”: la moda arriva al Met

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Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination, dal 10 maggio all’8 ottobre al Metropolitan Museum di New York, è il nuovo progetto del celebre museo americano, curato da Andrew Boltonin in collaborazione con il Dipartimento di Medievalistica del MET e con MET Cloisters.

La personificazione di Ktisis del 500 e un abito Dolce & Gabbana

Allestita in tre suggestive location, l’Anna Wintour Costume Center, la Galleria medievale nella location del MET della Fifth Avenue, e nei Cloisters a Manhattan, la mostra si preannuncia essere una delle più altisonanti nell’archivio del museo: racconterà l‘indissolubile legame tra moda, sacro e profano, dalle bellezze svelate del Vaticano alle recenti collezioni di moda, e illustrerà un mondo di suggestioni e richiami che dalle segrete stanze papali è arrivato fino in passerella.

I paramenti ecclesiastici provenienti dalla Cappella Sistina, circa 40 pezzi tra cui una tiara papale comprendente 18.000 diamanti e gli oggetti indossati da Papa Benedetto XVI nel 1600, verranno ospitati nel Costume Center di Anna Wintour, mentre gli abiti dagli inizi del XX secolo ad oggi verranno mostrati nelle gallerie medievali e bizantine e nei Cloisters. Si è scelto di accompagnare questi 140 pezzi, provenienti dalle case di moda più illustri, con opere religiose che potessero immergere il visitatore nel contesto interpretativo idoneo a percepire i rimandi continui tra sacro e profano. Questa sezione dell’esposizione accoglierà infatti esemplari unici: ci sono abiti della collezione ultima di Gianni Versace (Autunno 1997), ispirata alla Basilica di San Vitale a Ravenna, di Dolce & Gabbana (Autunno 2013) ispirati al Duomo di Monreale in Sicilia e un pezzo della collezione couture (Autunno 2017) di Piccioli per Valentino ispirato all’abbigliamento liturgico. Senza dimenticare gli esemplari disegnati da De Castelbajac per San Giovanni Paolo II nel 1997 e di Rossella Jardini per Moschino, Christian Lacroix, Thierry Mugler, Jean Paul Gaultier, Schiaparelli e il grande Capucci e, non ultimo, il famoso abito da sposa (Fall 1967) di Balenciaga.

Dolce & Gabbana, Wedding ensemble, Spring-Summer 2013

I meravigliosi paramenti ecclesiastici, frutto di un artigiano raffinato e di grande valore, escono dal Vaticano per entrare nelle celebri vetrine del Met e mostrarsi in tutta la loro bellezza. Per secoli, il lusso e l’inestimabile splendore dei corredi liturgici papali hanno affascinato il mondo effimero, tra ammirazione e invidia, correndo di corte in corte, impressionando e stimolando il gusto degli illustri sovrani europei, fino a diventare il simbolo di un potere più mondano che temporale. Poteva forse la moda non cogliere cotanta bellezza e non subire il fascino di riprodurre l’incanto del sacro? No, assolutamente no e gli esemplari in mostra alla Fifth Avenue e nei Cloisters ne sono la prova.

La moda è sempre stata legata alle pratiche devozionali e alle tradizioni del cattolicesimo. I lussuosi paramenti erano il lustro di un potere temporale che voleva presentarsi come egemone e doveva trasudare ricchezza ed eccellenza in ogni dove, soprattutto sul corpo santo del pontefice. In un sottile equilibrio tra sacro e profano, tra lusso spietato e messaggio evangelico, la Chiesa cattolica doveva mostrarsi in una tutta la sua grandezza, le sue tiare dovevano far invidia alle corone dei re e i suoi abiti ammutolire le dame più illustri. Gli accessori papali erano il manifesto di un messaggio politico ben preciso, un concetto che si sposa a pennello con la moda e mostra i legami nascosti tra due mondi che hanno in comune più di quanto sembri. Così le opere contemporanee non solo fanno il verso all’ormai riproducibile target sacro, ma rispecchiano i desideri e le tentazioni di tanti che avrebbero voluto indossare cotanta bellezza e oggi, a distanza di secoli, possono. Le opere dei celebri stilisti, oltre ad essere piccoli capolavori di artigianato, sono fedeli riproduzioni di un mondo che, come quello cattolico, ambiva a dettare i tempi anche nella moda e non voleva avere rivali. I giochi luminosi dei mosaici bizantini, i preziosi dettagli orafi dei corredi liturgici, le gemme preziose delle tiare papali rivivono in abiti contemporanei che mirano ad eguagliare quell’alone di sacro o semplicemente la bellezza di un mondo intoccabile, tra profana riproduzione e sagace lungimiranza.

Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination risponde al gusto americano, affascinato dal suo mancato Medioevo e ossessionato dalla moda. Probabilmente i pontefici di un tempo avrebbero conquistato le copertine migliori e i loro abiti ed accessori sarebbero rimbalzati nella rete, pubblicizzati nei blog delle influencer più note, diventando il sogno di migliaia di follower. Ai loro tempi hanno incantato il mondo e ancora oggi sono capaci di creare suggestioni uniche e di diventare la brama di musei, stilisti e di avidi collezionisti.

Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination
a cura di Andrew Boltonin
Metropolitan Museum, New York
Dal 10 maggio all’8 ottobre 2018

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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