#EtinArcadiaEgo – “Oscura Luce”: l’inquietudine dei corpi di Roberto Ferri

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Roberto FerriSecondo quello che il mondo dell’arte ha lasciato alla storia nell’ultimo secolo (e non solo), la realtà è un fatto di sublimazioni, ovverosia si esprime all’occhio umano spesso come ente interiore. Per dirla più semplicemente, giudicare un libro dalla copertina non è più accettabile dalla società moderna, che spesso si rifugia in un eccesso di esteriorità (in primis sui social) per colmare un qualche vuoto senza però dover impegnarsi troppo. Mirabile indagatore di questo sentimento è Roberto Ferri, pittore e artista pugliese la cui ultima esposizione a Milano sta riscuotendo un ottimo successo.

Ferri, tarantino classe 1978, ha studiato pittura da autodidatta dopo il diploma al liceo artistico della sua città. Il suo interesse volge soprattutto allo studio dell’influsso che Caravaggio e i suoi emulatori hanno avuto nella pittura d’accademia di fine Ottocento. La sua ottica viaggia dunque in un realismo, quello accademico, che viene reso quasi “disperato” dall’incontro con il caravaggesco. Un’ottica che non può lasciare indifferenti, e che punta a colpire il pubblico attraverso la visione della figura assolutamente realistica che cade sotto i colpi dell’oscuro, rappresentato da fondo nero.

La sua ultima esposizione, aperta a Milano presso la Fondazione Stelline di corso Magenta, è intitolata Oscura Luce e ripercorre gli studi fatti da Roberto Ferri sul significato della luce nella resa pittorica e nel dipinto.

Roberto Ferri

«Caravaggio – spiega il pittore in un’intervista – aveva capito che la luce vive solamente quando c’è il nero, l’ombra. Dentro lo scuro essa diventa materia viva». Quattordici le opere in esposizione, che mettono in scena il distopico baluginare delle figure immerse in uno scuro profondo e ribollente, un nero che è il limite dentro il quale sprofondano le certezze. La mostra, inaugurata alla Fondazione Stelline (sezione Stelline Spazio Aperto) il 14 marzo, è a ingresso libero e rimarrà aperta al pubblico fino al 1° aprile.

Secondo Angelo Crespi, giornalista ed esperto d’arte contemporanea «le opere di Ferri sono di una straordinaria bellezza, minata però da una profonda inquietudine, di corpi che si adeguano alla mollezza della ragione, colti nel dormiveglia, presi in quel soprassalto tra sonno e vita». E in effetti, il centro nevralgico dei quadri di Roberto Ferri sembra essere l’incapacità cronica delle figure di sopportare il peso della perfezione. I nudi sono di una tale bellezza da sentire sopra di sé il peso della loro sconcertante perfezione, che li opprime, li distrugge al punto da ridurli a pezzi di corpi, legati a macchine metalliche per tenersi in qualche modo in scena. Disarmante in questo senso il suo Giudizio Universale, forse l’opera più diversa dalle altre e allo stesso tempo più simbolica e rappresentativa del suo credo artistico. Cristo, angelico e demoniaco nella sua giustizia dirige un’orchestra di languida sofferenza, in cui anche la passione delle tre virtù teologali in allegoria non vede luce, ma si ritorce nella morte e nel torbido affondare della ragione. Le farfalle che escono dal corpo della fede, simboleggiano la liberazione dell’anima dalla prigione corporea, ma anche (e soprattutto) la distruzione di quest’ultima, destinata a divenire carne senza vita.

Roberto Ferri

Boguereau, Ingres, Gericault e tutti i grandi dell’accademia classica francese vengono catturati da Ferri nella sua palude nera e l’identità delle loro figure trova la sua crisi: le Veneri e le Odalische sono costrette dal pittore tarantino a un peso surreale insostenibile, e vengono riprese nel momento più cupo della loro crisi, nell’attimo prima di cedere e scomparire del tutto.

Oscura Luce è sicuramente un evento artistico di insolita bellezza, a mio parere un imperdibile momento di completa crisi della propria identità di osservatori e appassionati d’arte. La visita, s’intende, è molto ma molto più che consigliata.

Oscura Luce
A cura di Angelo Crespi
Fondazione Stelline, Milano
Dal 14 marzo al 1° aprile 2018

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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