David di Donatello 2018: premiato il cinema delle differenze

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La cerimonia di consegna dei David di Donatello 2018 si è svolta ieri, 21 marzo, nella location degli Studios di via Tiburtina a Roma. Una notte di cinema per distribuire riconoscimenti ad attori e registi, ma anche a scenografi, costumisti e truccatori saliti sul palco con la stessa emozione. Il Premio, istituito nel 1953, nacque per celebrare la rinascita del cinema dopo la guerra. Al Fiamma di Roma nel 1956 la prima manifestazione pubblica, non erano ancora i David con la statuetta simbolo del genio italiano, ma il divismo fu finalmente un “dress code” permesso anche a noi, quasi un anticipo della dolce vita felliniana.

Dopo due edizioni targate Sky l’esclusiva è tornata alla RAI, che ne ha blindato la conduzione, in termini di gradimento, affidandola a Carlo Conti. L’indisponibilità a modificare il numero dei giurati attualmente 149 e a diminuire il numero dei premi pare abbiano spinto Sky a rinunciare. Probabile anche siano state invece le divergenze sul format del David a determinare la scelta: Sky puntava sulla competizione fra le pellicole in gara per incrementare l’audience e coinvolgere un pubblico più giovane, mentre la Giuria del Premio, per voce della presidente Piera de Tassis, ha chiarito come lo scopo principale fosse quello di essere una vetrina per il cinema italiano e straniero, poi certo gli ascolti contano e bisognerà lavorarci.

Vediamo come è andata la serata a partire dalla scenografia allestita come cornice del premio: è apparsa opulenta, vagamente hollywoodiana, in omaggio alla presenza d’importanti ospiti stranieri. Il pubblico, composto da attori, registi e gente del cinema disposto prima in forma ordinata sulle poltroncine rosse, ha iniziato a scalmanarsi durante la consegna dei David, che tutti i premiati hanno stretto, sollevato al cielo, scrutato intensamente o portato via sottobraccio, particolari che contano. La voce recitante Renato Pedicini, che accompagnava le segnalazioni, ha punzecchiato Carlo Conti alleggerendo il tono celebrativo con un’ironia affidata alle intonazioni, pure questo è spettacolo. Impossibile citare tutti i premi così come è impossibile restituire il senso di una serata a tratti troppo densa di riconoscimenti e di emozioni. Ma è in questo modo che sono fatte le feste: un po’ pesanti, eccessive e poi ognuno ricorda la porzione giusta, trattiene per sé quello in cui si identificato. Gli aspetti connotativi del cinema ci sono stati tutti: parole, immagini e i momenti di noia, pur essi indispensabili.

Il David di Donatello 2018 per il miglior film è andato al napoletano Ammore e Malavita dei Manetti Brothers, film già favorito per le quindici segnalazioni, che ha fatto incetta di premi: ha vinto anche per la miglior canzone con Bang Bang e per la miglior attrice non protagonista (Claudia Gerini). Una notte partenopea ad un tratto è scesa sui David col Premio al migliore attore, assegnato al commosso Renato Carpentieri per il film di Gianni Amelio La tenerezza. Un premio anche al progetto made in Naples della casa di produzione Mad di Luciano Stella per La Gatta Cenerentola, film di animazione di Alessandro Rak. Mentre un significativo premio, quello per la fotografia, è andato a Napoli velata di Ozpetek, ormai napoletano di adozione: il premiato è il fotografo di scena Gianfilippo Corticelli.

Non solo cinema, ma anche ricordi durante la serata che ha visto diversi premi alla carriera, il primo alla nostra Stefania Sandrelli che ha rievocato il momento in cui giovanissima si trovò a recitare con Mastroianni. Poi quello ad un grosso calibro: Steven Spielberg, consegnato da Monica Bellucci, che ha mostrato la foto appesa nel suo studio da quarantacinque anni. È ritratto con Federico Fellini a Roma, il Maestro, così lo chiama Spielberg, lo aveva raggiunto in albergo per congratularsi per il suo film Duel, era il 1971. Infine Diane Keaton, attrice e produttrice americana, giunta sul palco con un curioso vestito accompagnato da bombetta e collane piene di croci, e dalla consapevolezza che è solo cinema, però può cambiare tante cose…

E infatti è un certo tipo di cinema d’impegno ha avuto i riconoscimenti meritati: parliamo del David come miglior regista per A Ciambra di Jonas Carpignano, una storia che parla del popolo rom, del premio a Sicilian Ghost Story di Fabio Grassadonia, in cui aleggia la terribile fine di Giuseppe di Matteo, il bimbo sciolto nell’acido dalla mafia, e anche de La ragazza nella nebbia dello scrittore e regista esordiente Donato Carrisi sul tema sconvolgente della pedofilia e del male che si annida spesso a due passi da noi. Ma va citato pure Nico 1988 della regista Susanna Nichiarelli, espressione del cosiddetto cinema del reale che sta arrivando nei circuiti televisivi e non poco!
Non trovo modo migliore per concludere che citare un ultimo premio e si capirà il motivo, è quello per la miglior attrice protagonista andato a Jasmine Trinca per il ruolo nel film Fortunata di Sergio Castellitto. All’inizio della kermesse dei David un bel pool di attrici aveva accompagnato il monologo di Paola Cortellesi sulle donne, oggetto dello stereotipo che le vuole “mignotte”, se solo provano ad essere libere. Jasmine Trinca è sembrata andare in direzione opposta: ha raccontato che durante le recite scolastiche le facevano fare il lupo o altri personaggi, ma mai quelli dolci a cui come bambina giustamente aspirava .Ecco anche non poter essere la bambina che ci si sente, perché si viene giudicate poco femminili, è una violenza e lei lo ha chiarito bene, brava.

L’importanza di poter raccontare le emozioni, di capire che diversità non è inferiorità, di far sognare (che come ha detto Spielberg è fondamentale per l’essere umano) è cinema. Le recensioni azzeccate sono forse altro, ma ricordo di aver letto che un regista chiedeva sempre ad una delle donne delle pulizie quale film avrebbe voluto che vincesse e quasi sempre ci azzeccava.

Ai prossimi David.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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