Zehra Dogan: Banksy dedica un murale alla pittrice curda incarcerata

0 1.003

Ecco un nuovo intervento artistico di Banksy, ancora una volta attento a ricordarci i drammi del mondo tra guerra, violenza, discriminazione ed ingiustizia: a New York pochi giorni fa ha realizzato un grande murale di oltre 20 metri dedicato all’artista e giornalista curda Zehra Dogan. La pittrice e attivista è stata arrestata il 21 luglio del 2016 con l’accusa di far parte di un’associazione sovversiva clandestina: difesasi sostenendo che la sua attività era meramente giornalistica, poiché riportava semplicemente quanto accadeva nella città curda di Nusaybin, al confine tra la Turchia e la Siria, è stata rilasciata a dicembre dello stesso anno salvo poi essere nuovamente arrestata nel marzo 2017: Zehra è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di reclusione sia per sospetta vicinanza al Pkk (il partito dei lavoratori del Kurdistan), sia per aver postato sui social un suo dipinto giudicato sconveniente. Si tratta della trasposizione pittorica di una fotografia ufficiale che immortala Nusaybin completamente distrutta, ma sulla quale si ergono orgogliose alcune bandiere turche.

Zehra Dogan è stata incarcerata perché ha raccontato la verità: ha preso uno scatto e l’ha ulteriormente caricato di significati, mostrando la devastazione che il governo turco sta perpetrando ai danni delle minoranze, un affronto intollerabile per uno Stato dove vige sempre più la censura e si cerca di tappare la bocca ad intellettuali e cronisti.

In collaborazione con lo street artist Borf, Banksy, notoriamente sensibile alla questione mediorientale, su un muro tra Houston street e Bowery a Manhattan ha rappresentato la giovane attivista dietro le sbarre per ricordare al mondo di lei, della sua battaglia condivisa da altrettante personalità in questo momento incarcerate. Quel “Free Zehra Dogan” che leggiamo sul murale è estendibile a tutta la Turchia, che più che mai ha bisogno di essere liberata da un’organizzazione politica che vira sempre più verso il regime. Poco più in là rispetto all’opera, nello specifico tra la 14esima e la 6th Avenue, l’artista di Bristol ha disegnato su un altro edificio il proseguimento del murale, ovvero un topo che scappa tra le lancette di un orologio, ricordandoci il tempo che Dogan dovrà passare in galera.

L’opera di Zehra è stata considerata “propaganda terroristica”, un’incitazione alla odio, alla rivolta, alla ribellione, al disordine nei confronti dello Stato, che deve quindi agire per “estirpare” le radici di una rivoluzione. L’azione della ventinovenne è stata considerata potenzialmente violenta, a differenza di bombardamenti ed azioni militare volte a radere al suolo intere città nel nome dell’ordine.

L’arte e la cultura possono essere imbavagliate? La storia ci insegna che no, nessuna regola o etichetta degenerata potranno bloccare il flusso creativo o la sensibilità degli artisti, che si nutrono del contemporaneo per testimoniare sentimenti, fatti e orrori universali come personali.

Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti accusarono Picasso a causa dei suoi dipinti: io invece sono a giudizio per le mie opere.

Già, seppure la sua Guernica raccontò in maniera straziante il dolore dei bombardamenti, anche Picasso non poté essere fermato nel suo narrare l’orrore di una guerra che stava per cominciare e quello stesso diritto chiede di poterlo esercitare Zehra e tutti gli altri intellettuali, politici e attivisti che combattono con fatica Erdogan e il suo governo, che provano con non pochi ostacoli e grande fatica a raccontare un paese sotto scacco, dove vi è sempre meno libertà e dove il terrore della guerra e della violenza incombe.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.